Quali saranno i nuovi album che ci terranno compagnia fino alla fine di quest’anno? Quali sono le possibili scelte migliori per un autunno e un inverno riscaldati da ottima musica? Iniziamo con un piccolo giro del mondo che va dalla Slovenia agli States, passando per la Mauritania

I Širom sono un trio sloveno fondato nel 2015, conosciuto per uno stile musicale che sfugge alle classificazioni tradizionali. Loro stessi definiscono la propria musica come “folk immaginario” (o imaginary folk). Non esattamente folk tradizionale afferente a una regione specifica, ma piuttosto una musica che attinge da tradizioni eterogenee, suoni antichi e strumenti spesso inventati. La band, infatti, usa un’ampia gamma di strumenti, tradizionali ed esotici, talvolta autocostruiti, e anche oggetti riadattati (percussioni e cordofoni) come elementi sonori. Fra le pieghe del loro album si possono individuare parti di banjo, balafon, violino e viola, ribab, kalimba, bendir, hurdy-gurdy, ma anche strumenti a percussione, oggetti come ciotole piene di acqua o risonatori acustici. Molta parte della loro musica è improvvisata, sebbene si percepisca una linea chiara di scrittura e di arrangiamento. È molto complesso descrivere a parole l’effetto della musica di questo loro ultimo lavoro sul pubblico. Il loro nuovo lavoro discografico, intitolato In the Wind of Night, Hard-Fallen Incantations Whisper, trascina chi lo ascolta in una sorta di trance quasi spirituale, fatta di improvvisazione e minimalismo mistico. Una musica a tratti contemplativa e meditativa, capace di costruire paesaggi sonori ricchi di mistero, che richiamano ritualità, natura e spazi remoti. Inevitabile il rimando a esperienze simili del passato, quindi un certo fil rouge che connette i Širom a risultati di gruppo come Third Ear Band, Comus, Oregon o i nostrani Aktuala. Una sorta di psichedelia acustica che si avvale della ripetizione ritmica (con elementi di musica seriale), droni, più spesso scenari sonori che si dispiegano lentamente. Anche se i Širom non suonano musica tradizionale slovena in senso stretto, hanno radici locali. La loro musica non è intesa come folklore di conservazione, ma come creazione che dialoga con il passato, pur non essendone vincolata. Inoltre, provenendo da regioni diverse della Slovenia (Prekmurje, Tolminsko, Kras) i componenti del gruppo portano con sé esperienze ambientali e geografiche che si riflettono nei suoni; inoltre spesso registrano o cercano ispirazione in luoghi remoti, naturali, lontani dai centri urbani come nel caso del presente album.

Širom – In the Wind of Night, Hard-Fallen Incantations Whisper

CD Tak:Til GBCD/LP 179 

I Big Thief sono una delle grandi e solide novità della scena alt-rock americana. Mescolano folk/americana, rock più classico, indie, e sonorità più intimiste. Ecco una descrizione abbastanza dettagliata. Proprio per questo, la band  – ormai con una notevole discografia alle spalle – dimostra una maturità unica nell’impiego di strumenti acustici ed elettrici, capace di creare ballad delicate e dar vita brani più viscerali, spesso con risvolti sperimentali. A guidare la band c’è la straordinaria voce di Adrianne Lenker, che è inoltre una bravissima chitarrista, oltre che una lyricist di tutto rispetto. Il loro ultimo lavoro Double Infinity ci presenta il nuovo percorso della band, con un  approccio più diretto – in  trio (dopo l’abbandono del bassista Max Oleartchik) ma con molti ospiti – e tende ad avere una maggiore spontaneità rispetto al passato, con molti episodi registrati in presa diretta in studio. Durante la registrazione del disco, infatti, i membri rimasti (Adrianne Lenker, Buck Meek, James Krivchenia) hanno invitato numerosi ospiti e turnisti a collaborare, trovandosi così ad arricchire il sound tradizionale dei Big Thief di elementi eterogenei, come texture supplementari, drones, cori e complessi arrangiamenti. Un risultato tutt’altro che banale, che porta la band statunitense a superare il successo del precedente album, che aveva ottenuto il plauso quasi unanime della critica mondiale. Il lavoro è quindi una sorta di piccola perla del folk rock più moderno e visionario, con brani diretti e sinceri, ma arrangiamenti elaboratissimi. La Lenker si conferma ancora una volta una chitarrista acustica a dir poco straordinaria e l’intero album ha lo stesso buon sapore dei vecchi vinili della Band e dei Fleetwood Mac, ma con intemperanze indie che lo collocano al fianco di nuove glorie come Bon Iver, Midlake e molti altri.

Big Thief – Double Infinity

CD 4AD – 4AD0850CD

Si potrebbe definire la musica di Jens Lekman come un mix raffinato (con una vena indubbiamente ironica) di pop orchestrale, indie pop e cantautorato malinconico, con forti influenze della musica anni ’60, del soul e della bossa nova. Il suo nuovo lavoro colpisce nel segno, anche grazie alla consueta presenza di melodie eleganti e nostalgiche. Lekman, infatti, confeziona brani con arrangiamenti elaborati, costituiti da archi, chitarre acustiche, fiati e cori. Il suo background di conservatorista e la sua attività di sideman gli consente di realizzare album ben scritti e senza troppe pressioni. Il suo ultimo disco, Songs for Other People’s Weddings, già dal titolo ci presenta uno scenario colmo di ironia e disincanto, dove il registro del tragico si fonde con toni leggeri, con vaghe tinte pastello. I suoi riferimenti sono certamente da ricercarsi in band come Magnetic Fields, Beach Boys e persino Belle and Sebastian, ma anche in solisti come Arthur Russell, Sufjan Stevens e Jonathan Richman. Con costoro, Lekman condivide il gusto per la leggerezza, che non è mai priva di profondità. Una sorta di bilanciamento fra levitas e gravitas. L’album è un concept strutturato attorno al romanzo omonimo scritto dallo stesso Lekman insieme con lo scrittore David Levithan, uscito questa estate. Il libro e l’album si intrecciano: alcune canzoni sono nate per il romanzo, altre sono sviluppi narrativi che espandono i momenti tra i capitoli. Il protagonista è “J”,  – un alter ego dell’autore – che lavora come cantante di matrimoni. La storia segue la sua relazione con V, che si trasferisce da Gothenburg a New York. L’album esplora non solo il romanticismo romantico, ma le sfumature: distanza, identità, il ruolo del cantante come osservatore e partecipante, e il modo in cui la musica entra nelle vite degli altri.

Jens Lekman – Songs For Other People’s Weddings

CD Secretly Canadian – SC391

L’ultimo album di Margo Price, Hard Headed Woman, è il quinto della sua discografia. Il suo ormai è un nome affermato della scena alt country, popolare negli States e anche in Europa. Un bel traguardo per un’artista così giovane, che molti indicano come l’anti-Taylor Swift. L’opera segna un ritorno alle sue radici country più sincere, pur mescolando dolcezza, forza espressiva e chiare posizioni politiche. Come nei migliori lavori del genere, le registrazioni sono state effettuate a Nashville, nientemeno che nello storico studio RCA Studio A, con il produttore Matt Ross-Spang, che aveva lavorato con lei nei suoi primi lavori. Non ci sono soltanto tracce di country classico, ma anche tocchi di folk, honky tonk e un pizzico di rock psichedelico. Il sound è caratterizzato dai tradizionali elementi del genere come chitarre twang (il tipico tocco riverberato sulle basse e sulle alte), violino fiddle, lap steel e arrangiamenti curatissimi, che non intaccano l’immediatezza e l’urgenza espressiva dei brani. Il singolo tratto dall’album – Don’t Let the Bastards Get You Down –  la dice lunga sin dal titolo, sull’approccio della Price: liriche dirette, forti e dalle chiare prese di posizione. Fra gli ospiti dell’album, molti sidemen tipicamente impegnati nel genere, così come Tyler Childers che duetta con lei. Spicca la presenza del classico di Waylon Jennings Kissing You Goodbye.

Margo Price – Hard Headed Woman

Loma Vista Recordings – LVR05002

Yenbett è il terzo lavoro di Noura Mint Seymali su Glitterbeat Records. Il titolo – che significa “germoglio” in dialetto hassānīya (dialetto arabo mauritano) – riflette un rinnovamento della sua musica, che continua a esplorare le radici della tradizione mauritana con un approccio contemporaneo. L’album è co-prodotto dal batterista Matthew Tinari e dal bassista/producer Mikey Coltun, noto per il suo lavoro con il chitarrista africano Mdou Moctar. Nata a Nouakchott, in Mauritania, Noura proviene da una famiglia di griot moreschi. Suo padre, Seymali Ould Ahmed Vall, è stato un compositore di rilievo, mentre sua madre, Dimi Mint Abba, è una delle cantanti più celebri del Paese. Fin da giovane, Noura ha imparato a suonare l’ardin e ha iniziato a esibirsi come corista con sua madre. Nel 2004, insieme con il marito Jeiche Ould Chighaly, ha formato la sua band, portando la musica tradizionale mauritana su palcoscenici internazionali. Il suo stile musicale unisce elementi di desert blues, rock psichedelico e sonorità africane, creando un suono unico che ha attratto l’attenzione di pubblico e critica a livello globale. Chighaly è, in qualche modo, la seconda stella di questo lavoro. La sua abilità chitarristica, la sua genialità nel fondere la musica occidentale con la tradizione locale, lo rende uno dei chitarristi più interessanti della scena africana assieme a Modou Moctar, con il quale condivide, come abbiamo detto, casa discografica e produttore. L’album di questa moderna griot è quindi un affascinante intreccio di tradizione e modernità. Noura, infatti, proviene da un’intera famiglia di griot, autentici custodi della storia orale e della musica nel suo Paese: la Mauritania. Questo si riflette nella sua musica, che spesso racconta storie, leggende e va ad occuparsi di temi sociali. La musica è caratterizzata da un mix di strumenti tradizionali come l’ardin (un’arpa a nove corde suonata tipicamente dalle donne), percussioni tradizionali, chitarre distorte, synth, basso e batteria. Si potrebbe classificare quest’album sotto la dicitura di blues africano, ma potrebbe finire anche fra gli album di rock psichedelico, tanto è il potenziale di fusione di questo lavoro. Se, infatti, le melodie di Noura traggono spunto dalle scale modali della musica mauritana, creando un suono ipnotico e ripetitivo, tipico dei rituali e delle celebrazioni locali, dall’altro l’armamentario rock conferisce al tutto i toni di un moderno rock psych. La sua voce è potente ed espressiva, capace di passare da delicati sussurri a lamenti viscerali e profondi e conferisce al disco un tono ipnotico, meditativo e spirituale, ma con decise sferzate energetiche.

Noura Mint Seymali – Yenbett

CD Glitterbeat Records

Simone Bardazzi

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