Project Two – A Genesis Rhapsody

Marco Lo Muscio (pianoforte) – John Hackett (flauto) – Steve Hackett (chitarra acustica ed elettrica)

Velut Luna CVLD387A

Un concept dedicato al mondo dei Genesis: A Genesis Rhapsody. Così l’etichetta Velut Luna presenta il nuovo progetto, dal titolo Project Two, di Marco Lo Muscio che, con due ospiti importanti come Steve Hackett e il fratello John, che ripercorre alcune delle pagine più belle del periodo d’oro della band. Le premesse ci sono tutte: un pianoforte come quello di Lo Muscio, una registrazione perfetta curata da Marco Lincetto con uno splendido Steinway & Sons D274 Concert Grand e, infine, la presenza di due ospiti come i fratelli Hackett. Il disco, tra i brani presenti, si apre con Entangled, una gemma dei Genesis post Gabriel (da A trick of the tail); di rilievo le Meditations on Horizons, composizione di Lo Muscio stesso, che si basano sul brano dei Genesis (che fu eseguito su Foxtrot dalla sola chitarra di Hackett). Si prosegue con l’introduzione e la coda di Watcher of the skies (da Foxtrot) e poi con un Preludio fugato di Lo Muscio basato sulla parte melodica di Firth of Fifth (Selling England by the pound). Momento intenso con Hairless heart, piccolo capolavoro in The lamb lies down on Broadway, in questo caso registrato in trio con i fratelli Hackett; giustamente grandioso il finale con un altro capolavoro, vale a dire Cinema show (Selling England by the pound).

Stefano Rossi

LP

Giudizio artistico 4,5/5

Giudizio tecnico 5/5

Life

Roberto Jonata (pianoforte)

Velut Luna CVLD383

L’ultimo album Life del pianista Roberto Jonata denota rispetto ai precedenti un nuovo passo verso una maturità compositiva ed esecutiva, sin dall’apertura con Comeback. Ma non è uno stravolgimento: nel disco si può apprezzare appieno il pianismo di Jonata. Così, Eclipse to dawn e, soprattutto, Destiny, mostrano un’intensità emotiva indirizzata al futuro, che prende al passato per costruire qualcosa di nuovo. Si torna quasi subito al consueto stile con The darkness, per scivolare a occhi chiusi nella successiva Life’s joy. Ma è solo un attimo ed eccoci con Existence a nutrirci di epicità e maestosità. Tra passato e futuro War, mentre Silent streets ci porta sulle strade deserte del periodo Covid. You and me non poteva che essere una delicata dichiarazione per la persona amata, mentre Glass reflections riflette una malinconia autunnale che ci conduce all’invernale Shadows. Il finale, come in ogni album di Roberto Jonata, ci presenta una personale rilettura di un brano di altri autori. Questa volta si tratta di Carry on… Jon di Ritchie Blackmore, dedicata dal chitarrista all’amico ed ex collega Jon Lord, con il quale ha trascorso un lungo periodo nei Deep Purple. Dal punto di vista musicale ed esecutivo, si apprezza la sensibilità di Jonata nei suoi fraseggi, ben supportata dalla registrazione del produttore Marco Lincetto di Velut Luna, che costringe l’ascoltatore a sedersi accanto al pianoforte a coda (uno Steinway & Sons D274) che si materializza per magia nella sala d’ascolto.

Stefano Rossi

CD

Giudizio artistico 4/5

Giudizio tecnico 5/5

End of the Middle

Richard Dawson (voce e chitarra) – Andrew Cheetham (batteria) – Faye MacCalman (clarinetto) – Sally Pilkington (voce e sintetizzatore)

CD Weird World/Domino WEIRD166CD

End of the Middle è l’ottavo album di Richard Dawson e vede la partecipazione del batterista Andrew Cheetham, con l’aggiunta del clarinetto di Faye MacCalman e la voce e il synth di Sally Pilkington, la sua compagna. C’è chi ha definito lo stile di questo musicista avant-folk, chi progressive folk. Poco conta la ricerca di una definizione, il nostro sembra rifuggire a regole e catalogazioni, ma The End of the Middle è un capolavoro, che necessita di più ascolti per coglierne appieno tutta la sua profondità. Il disco, infatti, presenta una scaletta coesa e ben strutturata, priva di cedimenti e passi falsi, dove ogni brano svolge la sua funzione. Il disco è infatti un concept album incentrato sulle «diverse generazioni di una famiglia e su come i modelli di comportamento si ripetono». I percorsi generazionali, a tratti, toccano momenti personali dello stesso Dawson, come la sua uscita dalla depressione. Tra i brani del disco, Polytunnel è un pezzo sereno, che racconta di condivisione e di riscoperta di una pratica green che contribuisce alla ricostruzione del sé. Tracce di esperienze personali, mischiate a un avvincente racconto generazionale, si trovano in Bolt, More than real e The Question. Menzione d’onore a Gondola, una struggente piccola perla.

Simone Bardazzi

CD

Giudizio artistico 4,5/5

Giudizio tecnico 4/5

Questo articolo è stato pubblicato nel numero n.001/26 di AUDIOPHILE Hi-Fi Magazine e il link per l’acquisto è QUI 🌐

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