Sempre dalla mente vulcanica di Alex Cereda, patron della Sublima Audio Research, ecco un prodotto da abbinare con le macchine lavadischi, nessuna esclusa. L’ho provato su alcuni dischi e quelle che seguono sono le mie considerazioni 

Chi è un analogista purosangue, come nel caso del sottoscritto, ha una segreta ossessione, quella di considerare i propri vinili come un paziente che dev’essere operato in una sala operatoria esente da ogni tipo di batterio e di virus, vale a dire, tornando ai dischi, privi di ogni minima, anzi microscopica, particella di polvere e di sporco (i graffi, se permettete, non li prendo nemmeno in considerazione!). Da qui, l’acquisto di una macchina lavadischi, la quale per funzionare al meglio deve essere abbinata inevitabilmente a un liquido capace di fare due cose, detergere a fondo i preziosi solchi e, allo stesso tempo, non rovinarli nel corso del tempo, con i vari lavaggi, a causa delle sostanze chimiche in esso contenute.

Non nascondo di aver provato nel corso degli anni, non certo pochi, diversi tipi di liquidi, definiti miracolosi da produttori e appassionati, trovandomi sostanzialmente bene, ma sempre con il timore che, a lungo andare, avrebbero potuto corrodere e alterare il policloruro di vinile (un discreto numero di 33 giri che fanno parte della mia discoteca li ho acquistati all’inizio degli anni Settanta, quando portavo i calzoni corti, e sono ancora in condizioni più che ottimali, ascoltati e lavati con la dovuta parsimonia, proprio per il timore di rovinarli).

Così, quando Alex Cereda, patron della benemerita Sublima Audio Research, mi ha fatto presente che, dopo anni di ricerca e sperimentazione “sul campo”, aveva messo in commercio il “suo” liquido per pulire i dischi, d’istinto non ho potuto fare a meno di chiedergli di inviarmi un flacone per metterlo subito alla prova. Dopo qualche giorno, ho ricevuto il pacco con un flacone in plastica da un litro di BH12, questo è il nome del prodotto, e prima di provarlo, ho fatto una chiacchierata con Cereda per capirne di più.

Il prodotto

A detta del nostro produttore questo liquido per la pulizia dei vinili ad alte prestazioni BH12 è stato concepito per una pulizia realmente efficace ed esente da problemi di contaminazioni o alterazioni dei delicati solchi del disco. Tra le specifiche essenziali, bisogna segnalare che questo prodotto è totalmente biologico, che la sua base è data da acqua elettrodeionizzata senza l’uso di reagenti chimici e preparata per usi medici e per laboratori esente da qualsiasi contaminante con una grado di purezza elevatissimo, che garantisce un’assenza totale di cariche e un’elevata resistenza elettrica (bassissima conducibilità), in modo che i vinili non possano attrarre la polvere, che utilizza solo tensioattivi professionali e biologici per pulire senza danneggiare in alcun modo i preziosi vinili, che può essere diluito fino a due-tre litri, ma che puro ha la massima efficacia e che la sua composizione personalizzata e creata in esclusiva da Alex Cereda per Sublima Audio Research e stata testata in anni di sperimentazione su molte collezioni e sui restauri dei dischi in vinile. Specificato ciò, ho per l’appunto chiesto ad Alex Cereda ulteriori informazioni per capire meglio per quali motivi il suo BH12 si differenzia dagli altri prodotti di pulizia dei vinili. Ecco che cosa mi ha detto.

«Il liquido BH12 è nato dalla necessità di produrre un sistema di pulizia del vinile alternativo. Sia ben chiaro, esistono tanti prodotti molto validi, però ho voluto sperimentare qualcosa che secondo me andasse oltre certi limiti. I limiti erano quelli che si utilizzava un’acqua di base semplicemente decalcificata, spesso di natura incerta, perché non specificata. Quindi, un’acqua che presenta un semplice filtraggio in assenza di calcio, mentre tanti altri minerali continuano a persistere nell’acqua della base, un’acqua che, beninteso, ha una certa conducibilità. Questo significa che, dopo il lavaggio, i residui rimangono e tendono a caricare il disco che, a sua volta, si sporca con più facilità.

«Inoltre, utilizzo detergenti tensioattivi di origine naturale, anziché tensioattivi chimici che, è vero, puliscono di più, ma forniscono una pulizia molto più aggressiva che non serve nel vinile, perché i sistemi attuali di pulizia, ossia le macchine lavadischi, che siano ad aspirazione, che siano a ultrasuoni o a filo, quali la Humminguru, la Loricraft, la Degritter Mark II, la Nitty Gritty, la Clearaudio e l’Odissey RCM MKIV, quest’ultima è una di quelle che possiedo e utilizzo, permettono una pulizia elevata. Ovvio che l’elemento secondo me ancora più importante è la base, cioè l’acqua. Io utilizzo un’acqua elettrodeionizzata che, al contrario dell’acqua decalcificata o denaturata, è molto più pura, talmente pura che non ha più elementi minerali all’interno e, cosa molto importante, ha un livello di conducibilità bassissimo, praticamente nullo, quindi con una resistenza elevatissima, intorno a diverse decine di mega ohm. Si tratta di un tipo d’acqua che viene prodotta solo in particolari laboratori, quindi non è di facile acquisto. Inoltre, quest’acqua subisce anche un processo di elettrodeionizzazione che avviene con l’utilizzo di particolari resine, le quali riescono a catturare qualsiasi elemento che va a depositarsi sul vinile, un processo che risulta essere ovviamente più costoso.

Un flacone del prodotto in questione sopra una macchina lavadischi Odissey RCM MKIV di proprietà di Alex Cereda.

«Poi, non bisogna dimenticare l’azione fatta dall’impiego che io faccio di tensioattivi detergenti naturali, che vengono estratti dalle foglie e dai gambi di determinate piante, i quali hanno il potere di detergere in modo biodegradabile, quindi che non vanno a inquinare. Ma quello che a noi interessa di più è che non vadano ad alterare la qualità del disco, ma che la migliorino. Per far capire meglio faccio un esempio: negli anni mi sono accorto che diversi liquidi, indubbiamente ottimi, se utilizzati in dosi consigliate o con dosi vicino a quelle consigliate tendevano con il tempo ad alterare il suono. Questo fatto lo notavo specialmente con le macchine a ultrasuoni, le quali causavano un problema nella gamma medio-bassa, al punto che in questo registro veniva a mancare anche una mezza ottava quando lavavo diverse volte il vinile in questione. Perché succede ciò? Per il semplice fatto che nelle macchine a ultrasuoni, lavorando in cavità, la velocità delle particelle, delle molecole d’acqua che vanno a sbattere sul vinile è elevatissima. È come se, sparando una lancia d’acqua di dieci, quindici bar addosso alla carrozzeria di un’automobile, col tempo la vernice si scrosta completamente. La stessa cosa avviene in certe macchine lavadischi per il fatto che il loro lavoro, unitamente all’utilizzo di tensioattivi chimici, che costano molto meno e che sono molto efficaci, va a incidere negativamente sul policloruro di vinile PVC, il quale reagisce chimicamente in quanto è un prodotto chimico. Ciò ci fa comprendere che usare tensioattivi di origine chimica non significa altro che alterare il vinile stesso nel corso del tempo.

«Un altro problema è quello che riguarda la presenza di batteri, poiché esiste una muffa che crea un fungo del vinile che viene prodotto dal policloruro di vinile che lo altera! Personalmente, mi è capitato di comprare diversi dischi da appassionati o nei mercatini dell’usato. Ebbene, ascoltando quei vinili sentivo dei tic strani, come degli improvvisi “salti”. A quel punto, osservando al microscopio quei dischi, o anche semplicemente con una lente di ingrandimento, notavo dei piccoli buchi nei solchi, buchi che vengono causati da un batterio, un fungo che viene prodotto in particolari condizioni di umidità e di scarsa igiene del disco; ora, questi funghi possono essere provocati anche da detergenti fino a quando il vinile si buca. A quel punto, i solchi sono alterati e non si può fare più niente. Quindi, utilizzando questo tipo di acqua elettrodeionizzata fatta da un laboratorio specifico, si ha una qualità di distillazione elevatissima. Da ciò, una resistenza elevata, il che significa non solo che il vinile non si carica, ma anche che si ottiene un livello di pulizia estremo che non richiede il risciacquo, con la possibilità di utilizzare l’acqua più volte. Ciò vuol dire, per esempio, che chi ha una macchina lavadischi con la vasca a ultrasuoni, può utilizzarla diluendola fino a tre volte, ossia prendendo il prodotto da un litro e aggiungendone altri due litri di acqua distillata. Ovviamente, se il liquido BH12 non viene diluito, si ha la massima efficacia. Se invece viene diluito al cinquanta per cento, l’efficacia in buona parte è mantenuta e facendone tre litri si perdono alcune caratteristiche, però rimane sempre un liquido efficace.

«La biodegradabilità delle sostanze che, lo ripeto, non sono chimiche, mi dà una pulizia molto accurata, non aggressiva, soprattutto in una condizione di fase neutra, cioè di una condizione di stabilità, che permette di mantenere il disco più pulito possibile, in quanto non attirerà più la polvere. Proprio perché non ha elettricità, cioè non ha conducibilità; quindi, significa che è un’acqua in quiete elettrica, che non conduce. Io utilizzo l’acqua più pura in assoluto. Il risultato sonoro è strabiliante, come afferma testualmente chi compra il BH12, poiché la pulizia del vinile è tale che il suono all’ascolto risulta essere più ricco, per il semplice fatto che il diamante può scendere più a fondo in quelle parti dei solchi che in precedenza restavano sporche. Questo tipo d’acqua di base viene utilizzata in particolari settori, come quello aerospaziale e medico, dove è necessaria una purezza elevatissima, anche grazie a questi tensioattivi. Io ne utilizzo diversi di natura esclusivamente vegetale per garantirmi una miscela che ho fatto anche analizzare in laboratorio e che rientra in pieno negli ambiti della biotecnologia. Il mio consiglio d’uso è di versare tutto il flacone nella vasca della macchina lavadischi, in modo poi di filtrarlo con un panno o con una garza in cotone, per poterlo riutilizzare tantissime volte. Certo, non ha la stessa efficacia del liquido nuovo, ma comunque mantiene molto vicino l’efficacia iniziale e quindi con una confezione si possono lavare tantissimi vinili. Inoltre, nella produzione aggiungo un processo di decontaminazione elettromagnetica simile, adattandola a quelle procedure che uso su altri prodotti come la Lacca Jiva e altri del mio catalogo».

Il test di ascolto

Alla luce di quanto riferitomi da Alex Cereda, che ho qui riportato quasi integralmente, mi sono concentrato sulla prova di ascolto, la quale, come si può intuire, non è stata facile. Per prima cosa, mi sono affidato a vinili che conosco come le mie tasche e il cui suono è rimasto in modo indelebile nella mia memoria di ascolto. Ovviamente, per testare al meglio le caratteristiche del liquido BH12, non mi sono limitato al semplice “effetto memoria” ma, dopo aver scelto tre dischi, li ho testati uno per uno, dapprima ascoltando ognuno di essi, per poi pulirlo con il prodotto della Sublima Audio Research e, subito dopo, riascoltandolo per valutare eventuali differenze.

Il primo vinile preso in considerazione è un disco da me acquistato quando ero ancora un adolescente (quindi, vi lascio immaginare i decenni che nel frattempo sono ormai trascorsi… ) e che ho ascoltato inevitabilmente un numero consistente di volte e, soprattutto, già lavato utilizzando un altro prodotto di pulizia; si tratta di una prima stampa della leggendaria registrazione della Deutsche Grammophon della Sinfonia n. 6 Pastorale di Beethoven diretta da Karl Böhm alla testa dei Wiener Philharmoniker. Una lettura davvero epica, controbilanciata da una cattura del suono a dir poco sciagurata fatta dai tecnici dell’etichetta gialla amburghese, soprattutto per due motivi: il primo è che la sezione degli archi medio-gravi (violoncelli e contrabbassi), così sollecitata nel corso dell’esecuzione, si trasforma all’ascolto in una sorta di mugghio indistinto; il secondo è che la ricostruzione del palcoscenico sonoro appiattisce le varie sezioni orchestrali cancellando di fatto l’idea stessa di profondità spaziale. Dopo averlo ascoltato e aver confermato tali caratteristiche negative relative all’ambito tecnico, ho riascoltato il vinile dopo un accurato lavaggio “in purezza”, ossia senza diluirlo con l’acqua distillata, seguendo il consiglio di Alex Cereda. Beh, in tutta sincerità, mi è sembrato di ascoltare un “altro” disco, nel senso che se la sezione orchestrale incriminata, ossia quella degli archi medio-gravi, restava in difetto, ciò che è mutato in modo sostanziale è stato il “respiro” volumetrico della compagine viennese trasmesso dal palcoscenico sonoro, vale a dire che andando a “scavare” meglio all’interno del solco, grazie alla qualità della pulizia, il numero delle informazioni sonore catturato dal diamante dev’essere aumentato in modo da restituire una maggiore veridicità della profondità. Inoltre, il liquido deve aver fatto tutto il suo dovere, in quanto quando ho appoggiato il lato B del vinile per ascoltarlo, a differenza di prima, anche con l’utilizzo del precedente prodotto di pulizia, le particelle di polvere, quelle che provocano i caratteristici pop e clic, non risultavano più presenti, restituendo una chiarezza del suono espresso davvero rimarchevole.

L’ascolto e riascolto (dopo altra debita pulizia “in purezza”) dei due vinili successivi, ossia la grande lettura di uno dei capolavori operistici di Leoš Janáček, Da una casa di morti, nell’interpretazione esemplare di Charles Mackerras alla testa sempre dei Wiener Philharmoniker in un’ottima incisione della Decca, e la Sinfonia n. 9 di Gustav Mahler in una discreta registrazione dell’etichetta ceca di Stato Supraphon con il grande Karel Ančerl alla guida dell’Orchestra filarmonica ceca, non hanno fatto altro che confermare quanto già avvenuto con il primo disco. Quindi, il lavoro di pulizia effettuato dal BH12 è di ottimo livello e quanto affermato da Alex Cereda risulta essere confermato dalla prova d’ascolto, in quanto il suono è in effetti più brillante, più ricco di informazioni (nella registrazione della Decca le voci dei cantanti mostrano delle sfumature timbriche che non era stato possibile percepire negli ascolti precedenti) e con un “respiro” generale assai più vivido e realistico. Sia ben chiaro, questo liquido della Sublima Audio Research cambia in meglio ciò che prima poteva risultare ancora inespresso per via della sporcizia residua, ma non migliora la qualità tecnica delle incisioni, perché il danno fatto all’origine tale resta; così, restando nella “filosofia” aziendale di Alex Cereda, certificata anche dagli altri suoi prodotti, il BH12 non fa altro che esaltare nel bene e nel male quanto è stato fissato nei solchi del vinile.

Conclusioni

Sessanta euro per un flacone da un litro di un liquido di pulizia, ossia quanto costa il BH12, possono risultare troppi? Non scherziamo, per favore. Rispetto a quanto fa questo prodotto in termini di efficacia sono a dir poco dovuti, tenuto conto di come il vinile cambia in fase di ascolto. Bisogna considerare, infine, un altro aspetto: per sincerarsi che il suo prodotto non inficiasse il PVC nel corso del tempo, Alex Cereda ha volutamente accelerato l’invecchiamento di alcuni vinili esponendoli, dopo la pulizia, alle lampade U.V. che ne deteriorano precocemente la superficie e nessuno di essi ha dato significative alterazioni timbriche. Un ultimo consiglio: se volete utilizzarlo in assoluta “purezza”, per farlo “esprimere” al meglio, ragionate su quanti flaconi dovete acquistare sulla base del numero dei vostri beneamati dischi, poiché è indubbio che grazie alle qualità del BH12 tutta la vostra discoteca analogica dovrà rassegnarsi a farsi un bel “bagnetto”…

Andrea Bedetti

Liquido per la pulizia dei vinili BH12

Distribuzione Sublima Audio Research

Tel: 347.5800299 – mail: sublima@libero.it

Sito web: https://sublimaresearch.com/

Prezzo: 60,00 Euro IVA inclusa

Questo articolo è stato pubblicato nel numero n.001/26 di AUDIOPHILE Hi-Fi Magazine e il link per l’acquisto è QUI 🌐

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