Il patron dell’Audioplus Hi-End ci ha concesso questa intervista in cui spiega la sua missione di professionista che non è mai disgiunta dall’essere anche un appassionato audiofilo, come dimostra la volontà di distribuire in esclusiva nel nostro Paese i prodotti della Wadax, il cui top di gamma, che fa parte della linea Collection, verrà recensito nel prossimo numero della rivista

Audioplus Hi-End è una realtà storica nel panorama Hi-Fi italiano: come nasce l’azienda e qual è stato il momento decisivo del suo percorso?

Audio Plus nasce nel lontano 1996 e proprio quest’anno ricorrono trent’anni dall’apertura. I primi passi sono stati quelli di aprire un negozio con pochi prodotti ma già dall’inizio mirati e selezionati in base alla qualità; poi, man mano, ho iniziato a individuare degli ottimi prodotti non ancora importati e ho iniziato a importarli per il mercato italiano.

San Benedetto del Tronto non è una metropoli dell’audio: quanto ha influito il territorio nella crescita di Audioplus?

Sì, è vero. Vivo e svolgo l’attività in una zona non densamente popolata, ma ho avuto da subito una visione ampia in modo da rivolgermi all’intero territorio nazionale impostando un lavoro, anche se duro e molto faticoso, fatto di visite ai clienti dando la possibilità di ascoltare i prodotti nella propria catena di ascolto. E comunque quando si hanno dei prodotti interessanti la passione fa muovere le persone fino in capo al mondo.

C’è un episodio o un prodotto che considera una vera “svolta” nella storia dell’azienda?

La vera svolta è stata quando ho scoperto e importato il marchio Soulution, che era un’azienda nata da poco quando ascoltai per la prima volta i primi prodotti nati della serie 7 e subito ne rimasi affascinato; da lì a poco li contattai e nonostante fossi ancora sconosciuto nel mondo della distribuzione e loro, anche se nati da poco, fossero già in forte ascesa, mi diedero fiducia. Da quel momento ha preso avvio una grande e duratura collaborazione che mi ha portato ad essere con grande soddisfazione il primo distributore europeo per prodotti venduti di questo marchio. Inoltre, la distribuzione di Soulution, che da subito si è affermato a livello mondiale come uno dei brand più prestigiosi, mi ha poi permesso di aprire le porte a molti altri marchi importanti.

Cosa significa oggi per lei “Hi-End”, in un’epoca di streaming, cuffie wireless e consumo rapido della musica?

Io sono sempre legato alla concezione classica dell’Hi-End; per me un buon giradischi non può mancare in un impianto e credo che l’analogico possa dire ancora la sua a livello di qualità assoluta. Comunque, anche nel mondo delle nuove tecnologie mi lego ai prodotti che sanno dare uno spessore analogico nella riproduzione della musica, non a caso ho scelto un marchio quale Wadax nel mondo della riproduzione digitale.

Quali sono le strategie che guidano le sue scelte come distributore: suono, innovazione, affidabilità del brand, rapporto umano?

Quando mi approccio a selezionare un prodotto il primo aspetto che affronto è il suono. Quando un prodotto mi colpisce, magari durante un ascolto fatto in una fiera, poi mi soffermo ripetutamente ad ascoltarlo e solo quando sono convinto del suono, inizio a valutare gli altri aspetti quali l’affidabilità, il rapporto umano che è presente nell’azienda che lo propone e infine il brand. Ma mi è anche capitato più volte di scegliere dei prodotti non conosciuti, ma che mi avevano colpito per il loro modo di riprodurre la musica, scelte che si sono dimostrate vincenti, in quanto mi hanno poi dato grande soddisfazione a livello commerciale.

Il maestoso trittico dello Studio System player della Wadax, distribuito da Audioplus Hi-End, al centro di una nostra recensione nel prossimo numero di Audiophile Hi-Fi.

Quanto conta ancora l’ascolto consapevole rispetto alla tecnologia pura?

Per me l’ascolto è la prima cosa, poi se un prodotto mi soddisfa per come suona mi soffermo anche su altri aspetti e sulla tecnologia. A volte, però, mi è capitato di scartare prodotti tecnologicamente evoluti e che magari si sono anche affermati sul mercato, ma che non rispecchiavano il mio modo di ascoltare. Se un prodotto non mi piace come riproduce la musica non lo prendo in considerazione per il semplice fatto che se non piace a me, non riesco nemmeno a proporlo ad altri e a venderlo. Quando vendo un prodotto, devo riuscire a motivarlo e a spiegarlo attraverso le emozioni che mi trasmette e se esse non sono positive, non riesco a proporlo.

Il ruolo del distributore è cambiato molto negli ultimi anni: quali sono oggi le maggiori sfide del vostro lavoro?

A dire il vero, io ho iniziato quando già c’era una transizione in corso dal vecchio modo in cui il lavoro veniva fatto, vale a dire attraverso il passaparola e le fiere e con i prodotti che potevano essere conosciuti attraverso le riviste e l’era di internet in cui, invece, le informazioni arrivavano a livello globale. Ciò ha portato a dover rimodulare il mercato e il modo di lavorare e ad essere più competitivi data la  possibilità dei clienti di poter soddisfare le loro richieste in qualsiasi parte del mondo.

Come selezionate i marchi da distribuire? Che cosa deve avere un brand per entrare in Audioplus Hi-End?

Credo di avere un buon orecchio e questo mi ha portato e mi porta a scegliere sempre prodotti top e ben suonati. Difficilmente considero di primo acchito l’aspetto commerciale nella scelta di un prodotto, poiché ciò che mi muove è sempre l’ascolto e le emozioni che un prodotto mi suscita. Poi, se mi piace e decido di investirci, con un duro lavoro in genere riesco sempre a farlo apprezzare anche ai miei clienti.

Il mercato italiano dell’Hi-Fi è più conservatore o più aperto alla sperimentazione rispetto ad altri Paesi?

Per certi aspetti penso sia più conservatore; a volte, quando ho trovato qualche prodotto molto innovativo e particolare ma ben suonante, ho comunque azzardato a portarlo nel nostro mercato, anche se poi, pur essendo apprezzato, fa fatica ad affermarsi come, per esempio, è avvenuto con i diffusori Bayz che ho portato in Italia, i quali sono piaciuti all’ascolto, ma che in chiave commerciale hanno riscontrato un certo scetticismo nel mercato.

I prestigiosi diffusori dell’azienda svedese Marten sono distribuiti in Italia da Emanuele Bassetti. Ecco la coppia Quintet Extreme appartenenti alla linea Coltrane, contrassegnata da una linea pulita ed essenziale, tipica del design nordico.

Come vede l’evoluzione dell’Hi-Fi nei prossimi dieci anni? Più digitale o ritorno all’analogico evoluto?

Personalmente, sono convinto che analogico e digitale proseguiranno ancora insieme per diversi anni con ovviamente una prevalenza di quest’ultimo dovuta un po’ alla sua facilità di fruizione e ai costi più elevati che si devono affrontare per avere un buon setup analogico.

L’intelligenza artificiale, il DSP avanzato, l’audio immersivo: sono opportunità o rischi per l’Hi-End tradizionale?

Beh, credo che questa sia una bella scommessa e onestamente non saprei fare una previsione.

C’è una tecnologia recente che l’ha davvero sorpresa come ascoltatore, prima ancora che come professionista?

Sicuramente il digitale e tutte le piattaforme che ne permettono la fruizione sono dei grandi strumenti per far conoscere e diffondere la musica permettendo di non ascoltare sempre i soliti dischi, come si faceva magari un tempo, ma di approcciarsi e apprezzare anche generi diversi che in passato difficilmente si aveva la possibilità di conoscere.

Che tipo di relazione cercate di costruire con i rivenditori: più commerciale o più “culturale”?

Io cerco sempre di creare prima rapporti umani e culturali e solo dopo quelli commerciali; credo che chi mi conosce sappia che l’aspetto economico è sempre secondario.

L’audiofilo di oggi è diverso da quello di venti o trent’anni fa? Che cosa è cambiato nel modo di ascoltare e scegliere?

Sicuramente oggi rispetto al passato si guarda molto anche all’estetica dei prodotti che per fortuna mediamente si sono evoluti, curando anche l’aspetto visivo, oltre che quello sonoro. Inoltre, oggi c’è sempre maggiore attenzione rivolta anche alla cura dell’acustica della propria sala di ascolto.

Prima di essere imprenditore, lei è un appassionato: ricorda il suo primo vero impianto Hi-Fi?

Il mio primo impianto è stato un “compattone” Philips composto da giradischi radio ampli e piastra per cassette che, pur con i suoi limiti, mi fece scoprire un modo qualitativamente superiore rispetto all’ascolto con i walkman o con le classiche radiocassette compatte.

Se dovesse scegliere un solo disco per testare un impianto audio, quale sarebbe e perché?

Beh, quando testo un impianto non scelgo mai un solo disco perché un impianto di livello per me dev’essere in grado di riprodurre tutti i generi musicali e quando metto a punto una catena audio lo testo sempre ascoltando almeno cinque/sei dischi diversi.

C’è un consiglio che si sentirebbe di dare a un giovane che oggi vuole entrare nel mondo dell’audio di qualità?

Il consiglio che fornisco sempre in genere ai miei clienti e a i giovani in particolare è quello di andare per gradi, ma di mirare sempre a crescere con il proprio impianto. Anche se uno non ha la possibilità economica, il consiglio è quello di acquistare solo un componente alla volta ma di qualità e di spostare progressivamente l’asticella sempre più in alto. Mi è capitato spesso di conoscere clienti che hanno speso molti soldi nel corso degli anni per poi avere un impianto mediocre frutto di tanti cambiamenti compulsivi, mai mirati a ottenere una sinergia e una crescita. Forse, dal punto di vista commerciale, sarebbe meglio il contrario, ma io preferisco vendere meno, constatando la soddisfazione di un cliente, piuttosto che portare a casa una vendita in più, se il risultato è quello di vedere il cliente insoddisfatto e deluso da ciò che ha acquistato.

In copertina di questo primo numero di AUDIOPHILE HI-FI, abbiamo deciso di inserire uno dei prodotti più interessanti nel panorama Hi-End attuale e che lei distribuisce, il Wadax Studio Player Collection; ci può raccontare che cosa l’ha convinta a prenderne la distribuzione?

Con i prodotti Wadax è stato amore a prima vista, poiché sin dall’esordio del marchio sono stato affascinato da essi, anche se la linea Collection ha dei costi molto elevati e proibitivi per la maggior parte degli appassionati, mi sono trattenuto dal distribuirli subito. Quest’anno, però, con l’esordio della linea Studio Player che, pur non essendo economica, ma sicuramente accessibile a più persone, ho preso la palla al balzo e ho preso la distribuzione. Devo dire, che la musicalità di questo prodotto è straordinaria e assoluta; credo sia in assoluto il primo prodotto digitale che non fa rimpiangere l’analogico, visto che la ricchezza armonica e lo “spessore” delle note siano davvero impressionanti. Si tratta di un apparecchio che racchiude un lettore CD/SACD  streamer e DAC, tutti di altissimo livello, con la possibilità, poi, di implementarlo con un clock esterno e con una superalimentazione dedicata che ne migliorano ancor di più le prestazioni. A volte, quando si inserisce un nuovo componente in un impianto, le differenze sono poche e spesso parliamo di sfumature, ma quando si inserisce un Wadax la differenza è abissale e incontrovertibile. Provare per credere!

Cosa rappresenta oggi Audioplus Hi-End per lei, a livello personale, dopo tanti anni di attività?

Oramai, la mia persona si è fusa con l’attività, perché il lavoro e il mio particolare modo di lavorare fatto di tanti viaggi e visite ai clienti, mi ha portato poi a conoscere tante persone che da clienti sono diventate inevitabilmente amiche con le quali condividere ascolti, impressioni ed emozioni!

Anche i prodotti Hi-End dell’italiana Audia Flight rappresentano un fiore all’occhiello della distribuzione di Emanuele Bassetti. Qui, vediamo il finale di potenza mono Strumento n. 8 della linea Signature, che pesa oltre un quintale.

Massimo Corvino

Questo articolo è stato pubblicato nel numero n.001/26 di AUDIOPHILE Hi-Fi Magazine e il link per l’acquisto è QUI 🌐

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