Ecco una panoramica di alcune interessanti e particolari novità discografiche che riguardano composizioni corali, cameristiche, organistiche, concertistiche e sinfoniche presentate da alcune etichette italiane e straniere

Ho avuto modo di accennare in passato alle registrazioni di una casa discografica elvetica, la Divox, che si contraddistingue per via dell’altissima qualità sia in sede artistica, sia per quella tecnica, quest’ultima curata dall’ingegnere del suono trevigiano Paolo Carrer (rimando i lettori all’intervista che gli ho dedicato sul numero sei di GBM). Ora, è quindi il caso che presenti un’incisione della label svizzera, anche se non è recentissima, ma che è capace di incarnare perfettamente la “filosofia” che anima le produzioni volute dal patron, il vulcanico Wolfram M. Burgert, vale a dire il CD Bach in Venice. Concertos for Harpsichord and Orchestra after Vivaldi & Marcello, con la presenza dell’ensemble Sestier Armonico e di Giulio De Nardo al clavicembalo e alla direzione. Come spiega lo stesso De Nardo nelle note di copertina, il disco è nato con l’intento di proporre sei nuovi concerti per clavicembalo concertato e orchestra creati combinando le partiture originali di Antonio Vivaldi e Alessandro Marcello con le relative trascrizioni per clavicembalo solo di Johann Sebastian Bach. Un lavoro che è stato effettuato con l’aiuto e il sostegno del famoso organista Andrea Marcon, con la precisa idea di ricreare dei nuovi concerti, vale a dire quello in re maggiore RV 230-BWV 972, in sol maggiore RV 299-BWV 973, in do maggiore RV 265-BWV 976, in sol maggiore RV 381-BWV 980 e in fa maggiore RV 310-BWV 978 di Vivaldi & Bach e quello in re minore S D935-BWV 974 di Marcello & Bach. Il risultato finale? A dir poco affascinante e filologicamente più che condivisibile, con un equilibrio nel rapporto tra strumento solista e accompagnamento orchestrale che ci fa comprendere ancora una volta come il processo di riadattamento di una composizione avesse all’epoca un altissimo valore sia per la sua diffusione, sia per poter ampliare il repertorio di uno specifico strumento o gruppo di strumenti. Certo, la validità di questo stimolante “esperimento” è anche merito della brillante e ariosa lettura effettuata da Giulio De Nardo e dall’ensemble Sestier Armonico, così come, in sede tecnica, di Paolo Carrer che, come mi ha spiegato lo stesso Wolfram M. Burgert, ha letteralmente “salvato” e trasformato il master della registrazione, fatto in precedenza da un altro tecnico, e intervenendo in modo tale da renderlo un prodotto rientrante nella sfera audiofila.

AA.VV. “Bach in Venice” – Concertos for Harpsichord and orchestra after Vivaldi & Marcello

Sestier Armonico – Giulio De Nardo (clavicembalo e direzione)

CD Divox CDX-72201

In C (ossia “In do”, come questa nota viene indicata dalla notazione anglosassone) è un brano di musica semi-aleatoria composto dal musicista americano Terry Riley nel 1964. Rappresenta una pietra miliare nel panorama della musica contemporanea, in quanto viene considerata la prima composizione minimalista, sebbene non sia cronologicamente la prima in assoluto, che ha fatto conoscere il minimalismo al grande pubblico. Si tratta di un’opera costituita da 53 brevi frasi musicali, tutte numerate e di durata variabile, che devono essere eseguite nell’ordine prestabilito, anche se ciascuna frase può essere ripetuta ad libitum e ogni musicista impegnato nell’esecuzione ha la piena discrezione su quando passare alla successiva. Inoltre, il singolo esecutore può anche decidere di saltare una frase, pur rispettando sempre l’ordine prestabilito. Tra le curiosità insite in questa storica pagina, come viene debitamente indicato sull’edizione originale dello spartito, uno dei musicisti («tradizionalmente, una bella ragazza», annotò ironicamente Riley) deve eseguire ripetutamente, in ottave, soltanto la nota Do, la quale ha la funzione di metronomo e dev’essere affidata, pertanto, al pianoforte oppure a uno strumento a percussione come la marimba. Ora, il violista varesino Simone Libralon ha voluto registrare per la casa discografica Halidon Classical In C da solo esplorando il capolavoro minimalista di Riley attraverso una prospettiva inedita, vale a dire incarnando un ensemble di trentacinque viole, tutte interpretate da lui. Così, in studio ha inciso le singole parti in successione, stratificandole progressivamente e lasciandosi guidare dal flusso del brano, con l’intento, come ha spiegato egli stesso, «di evidenziarne il carattere ipnotico, immersivo e trascendente. Ogni linea vive di un proprio respiro, ma nell’incontro con le altre dà vita a un organismo sonoro in continua trasformazione – una meditazione su suono, tempo e divenire. In questa versione, la dimensione collettiva di In C si volge verso l’interno: un solo interprete che dà voce a una molteplicità, dove ordine e libertà, stasi e flusso convivono in un equilibrio delicato». Premesso che il minimalismo non accetta compromessi di sorta, in quanto o lo si ama o lo si odia, l’ascolto di questa lettura del tutto “stratificata” ha indubbiamente un suo fascino e un suo perché che dev’essere proprio ricercato nelle tematiche estetiche e speculative di questo movimento culturale e musicale, se non altro per la complessità dell’operazione discografica e per la straordinaria passione con la quale l’artista varesino ha affrontato tale impresa, capace di trasportare l’ascoltatore in dimensioni mentali in cui il connotato ipnotizzante è di fondamentale importanza.

Terry Riley – In C for 35 violas

Simone Libralon (viola)

CD Halidon Classical H6936

Quante registrazioni sono state fatte delle Sonate e Partite per violino solo di Johann Sebastian Bach? A dir poco decine e diverse di esse sono delle pietre miliari, visto che sono state incise da numi tutelari della storia del violino, letture irrinunciabili e ineludibili per conoscere e amare questi capolavori cameristici. Da tali premesse, si può ben intuire quanto rappresenti una sfida titanica proporle per gli interpreti attuali, come ha fatto la violinista ucraina naturalizzata italiana Yulia Berinskaya, che personalmente considero una delle massime artiste a livello internazionale di questo strumento, la quale ha registrato per la Da Vinci Classics in due CD le tre Sonate BWV 1001, BWV 1003 e BWV 1005 e le altrettante Partite BWV 1002, BWV 1004 e BWV 1006 del sommo Kantor. Lo ammetto, avendo ascoltato in passato altre sue letture discografiche ed essendone rimasto colpito, ero oltremodo curioso di vederla all’opera con questi autentici monumenti dell’arte occidentale. Curiosità che si è trasformata dopo pochi minuti in aperta commozione, poiché Yulia Berinskaya ha saputo dipanare la materia sonora di queste sei composizioni in modo a dir poco straordinario. La sua paletta interpretativa è il risultato di varie tinture stratiformi che vanno ad amalgamarsi in un risultato a dir poco entusiasmante: non manca, ovviamente, il rigore formale in grado di dominare sempre le arcate generali di ogni pagina, ma all’interno di esse, senza mai stravolgere la dimensione generale, l’artista d’origine ucraina riesce a cesellare segmenti che sono sempre aderenti al Geist di cui sono intrise le Sonate e le Partite. Il sentimento straborda, la spiritualità scorre come lacrime purificatrici mediante un nitore timbrico che lascia attoniti (grazie anche all’ottimo lavoro di presa del suono effettuato da Stefano Ligoratti, qui in versione di sound engineer, ruolo che alterna a quello di rimarchevole pianista). Ma sia ben chiaro, la l’esplorazione non finisce qui, poiché la sensibilità e l’intelligenza esecutiva di Yulia Berinskaya le hanno permesso di andare oltre, nel senso che la sua interpretazione mette in evidenza quei punti di aggancio che fanno sì che queste sei pagine rappresentino un saldo e solido approdo lanciato nel futuro e in una modernità senza tempo. Quindi, una proiezione “classica”, nel senso più puro del termine, che è anche magnificamente e miracolosamente aderente a una loro perenne “attualità”. Insomma, una registrazione che non deve assolutamente mancare nella discoteca di ogni ascoltatore intelligente, capace di andare in profondità, per poi tornare in superficie più arricchito e illuminato.

Johann Sebastian Bach – Sonatas and Partitas for Solo Violin

Yulia Berinskaya (violino)

2CD Da Vinci Classics C01047

Per saper ascoltare la musica in modo corretto e appropriato è sempre meglio a farlo fin da quando si è bambini, come recita giustamente un precetto pedagogico. E per stimolare tale ascolto da parte dei più giovani, anche diversi compositori si sono prestati nel tempo a fornire, tramite loro pagine, materia sulla quale frotte di pargoli (e non solo) potessero esercitare le loro orecchie e i loro cervelli, oltre a rappresentare un prezioso bacino esecutivo per gli interpreti. Lo dimostra perfettamente questo recente disco, dal titolo Matryoshka e pubblicato dalla Da Vinci Classics, che vede la pianista milanese di ascendenza bulgara Victoria Terekiev eseguire tre cicli pianistici dedicati all’infanzia composti da altrettanti musicisti russi, Pëtr Il’ič Čajkovskij (Album pour enfants. 24 pièces faciles à la Schumann, op. 39), Sergej Prokof’ev (Musica per bambini. Dodici pezzi facili per pianoforte, op. 65) e Dmitrij Šostakovič (Danze per le bambole). L’Album pour enfants fu composto da Čajkovskij nel 1878 mentre si trovava a Firenze, con la precisa intenzione di replicare, attraverso la sua sensibilità e la sua straordinaria capacità di “colorare” il timbro pianistico, quanto fatto in precedenza da Schumann con il suo ciclo dei Kinderszenen, per poi dedicarlo al prediletto nipote Vladimir Davydov, un promettente pianista di sette anni. Ben diversa la genesi della Musica per bambini di Prokof’ev, nata con il preciso scopo da parte del compositore di “ingraziarsi” la potente e feroce nomenklatura sovietica dopo essere caduto in disgrazia. La cosa potrà sembrare bizzarra, ma per Stalin e per l’establishment ideologico del tempo, per un artista lavorare per i bambini poteva essere considerato un ottimo mezzo per “redimersi”. Infine, le Danze delle bambole di Šostakovič rappresentano la trascrizione di sette suoi brani orchestrali preesistenti. Ora, se pensate che essendo brani destinati all’infanzia e anche eseguiti da bambini più o meno promettenti, siano di conseguenza “facili” da rendere sulla tastiera, vi sbagliate e di grosso, poiché, e Victoria Terekiev lo dimostra perfettamente con la sua brillante e intelligente lettura, sono tutti pezzi che devono essere affrontati non solo con la dovuta tecnica, ma anche con quella debita espressività e visione artistica propria di ognuno dei tre grandi compositori in oggetto.

AA.VV. – Matryoshka. Piano Music for Children

Victoria Terekiev (pianoforte)

CD Da Vinci Classics C01075

Restiamo ancora in terra russa e al pianoforte, ma nel genere di quello a quattro mani, con l’affiatata coppia Tiziana Moneta e Gabriele Rota che per l’etichetta discografica La Bottega Discantica ha recentemente registrato un disco dedicato a Pëtr Il’ič Čajkovskij, Sergej Rachmaninov, Michail Glinka e Nicolaj Rimskij-Korsakov. Del primo, la coppia di interpreti presenta la trascrizione della suite del celeberrimo balletto Il lago dei cigni effettuata da Eduard Langer, di Rachmaninov i Six Morceaux op. 11, di Glinka la Valse-Fantasie nella versione per pianoforte a quattro mani approntata da Sergej Ljapunov e di Rimskij-Korsakov il Capriccio Espagnol op. 34 nella versione per pianoforte a quattro mani effettuata dallo stesso autore. Se l’intento della coppia Moneta & Rota era quella di restituire all’ascoltatore il senso ultimo dell’esprit della musica russa, che fosse destinata a questo genere cameristico o frutto di rielaborazioni e adattamenti, allora posso affermare che è perfettamente riuscita nel suo intento; nella loro lettura si cela una paletta interpretativa che è un mix ideale di emozioni e di rappresentazioni, le quali vanno da un senso generale di soffusa e tenera malinconia a una cristallinità del timbro (Il lago dei cigni) che sembra di entrare in un antro di cristalli di Boemia, da un senso ritmico esaltato da una rotondità timbrica a dir poco ammirevole (Valse-Fantasie) a un senso di teatralità racchiusa nella tastiera che si sprigiona magicamente nel Capriccio Espagnol. Per non dire dell’affiatamento che i due interpreti riescono a incarnare come se si trattasse di un corpo con due teste e quattro mani. Delizia allo stato puro.

AA.VV. – Le Lac des Cygnes-Suite – Six Morceaux op. 11 – Valse-Fantasie – Capriccio Espagnol op. 34

Tiziana Moneta & Gabriele Rota (pianoforte)

CD La Bottega Discantica DISCANTICA 334

La nascita di una nuova etichetta discografica dedicata alla classica è sempre un evento da festeggiare, nella speranza che abbia una lunga e fruttuosa vita, come nel caso della neonata label francese Voilà! la quale si pone un obiettivo ben preciso e delimitato, quello di registrare opere di compositori ingiustamente dimenticati dal tempo e dagli uomini. Il primo doppio disco da essa pubblicato, ma sarebbe meglio definirlo un lussuoso cofanetto di ben 264 pagine, diverse delle quali dedicate a un ricco comparto iconografico, è dedicato al musicista austriaco Oskar C. Posa (1873-1951), autore del tutto sconosciuto ai più, ma che rappresentò un preciso punto di riferimento per l’effervescente musica viennese dei primissimi anni del Novecento, al punto di essere stato uno dei cofondatori dell’Associazione dei compositori viennesi, dove si incontravano regolarmente tra gli altri Richard Strauss, Alexander Zemlinsky (presidente), Karl Weigl, Franz Schmidt, Posa (segretario) e Arnold Schönberg (vicepresidente). Inoltre, il famoso e programmatico memorandum della fondazione che fu firmato da ogni aderente non fu scritto da Schönberg come si è creduto a lungo, ma dallo stesso Posa. Rappresentante delle ultimissime propaggini del tardoromanticismo austro-germanico, Posa fu soprattutto un geniale creatore di Lieder, anche se bisogna ricordarlo per due gioielli cameristici, la Sonata per violino e pianoforte op. 7 e il Quartetto per archi op. 18, quest’ultimo scritto poco prima di morire, vero e proprio testamento di un Welt von gestern. Il doppio CD della Voilà!, oltre a presentare proprio questi due capolavori assoluti, include anche l’Albumblatt per pianoforte, l’Andante per violoncello e pianoforte e una silloge di ventiquattro Lieder, tutte pagine registrate in prima assoluta mondiale, che mettono in luce una scrittura che, sulla scia di Brahms e Wagner, è allo stesso tempo sensualmente intimistica e potentemente titanica, oltre a vantare una costruzione armonica di straordinaria originalità. Se la Sonata è a dir poco perigliosa per via di una tessitura ardita soprattutto nella linea violinistica, autentica vetta in questo genere cameristico, il Quartetto rappresenta un lascito commovente, giocato sul filo ultimo di un linguaggio tonale che all’epoca in cui Posa compose questa pagina era ormai considerato un ente morto e sepolto. Per ciò che riguarda la silloge liederistica, che riprende respiri ed esplorazioni tipiche di un Hugo Wolf, il ciclo dei cinque Soldatenlieder op. 8, per impatto emotivo e per le sue tentazioni squisitamente espressioniste, rappresenta la quintessenza di una liquidità sonora delle poesie di Georg Trakl. Gli splendidi interpreti di tutte queste pagine a dir poco sorprendenti sono giovanissimi e straordinariamente bravi, a cominciare dal baritono Edwin Fardini. Altamente raccomandato.

Oskar C. Posa – Lieder, Violin Sonata & String Quartet

Juliette Journaux (pianoforte) – Eva Zavaro (violino) – Simon Dechambre (violoncello) Edwin Fardini (baritono) – Quatuor Métamorphoses

2CD Voilà! V001

Andrea Bedetti

pubblicato nel numero GRooVE back magazine n.007/26 e il link al sito:

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