Questa guida all’ascolto ci permette di conoscere una nuova realtà discografica italiana, l’etichetta friulana Enotorre Records che è nata, grazie al giornalista e audiofilo Roberto Rocchi e ad Antonio Sarcinelli Postiglione, proprietario dell’Enoteca La Torre a Spilimbergo, in provincia di Pordenone, con lo scopo di realizzare registrazioni prevalentemente dal vivo e di stampo audiofilo il cui contenuto qualitativo sia incentrato sulla naturalezza di emissione. Come specifica la stessa label nelle note di presentazione alla sua iniziativa, «troppo spesso registrazioni definite di “riferimento audiofilo”, pur essendo di ottima qualità, presuppongono l’intervento al mixer sul segnale audio, compromettendo in questo modo la purezza del segnale originale». Al contrario, «le registrazioni Enotorre Records non hanno subito alcun trattamento e nessuna manipolazione al mixer nel totale rispetto del segnale originale».

Un altro particolare assai importante, proprio in virtù della massima naturalezza e genuinità del suono da riprodurre, la label friulana ha scelto di registrare dal vivo ogni evento musicale acustico, accettando tutti i rischi che tale decisione comporta. Così, per le riprese audio dal vivo si è rivolta ad Artesuono di Stefano Amerio (che collabora spesso con la ECM di Manfred Eicher), uno studio di registrazione dotato di microfoni di assoluto pregio e delle migliori tecnologie disponibili per la ripresa audio digitale. Quindi, si è posta massima attenzione nella scelta dei microfoni di alta qualità riservati ai singoli strumenti, delle apparecchiature di registrazione e dei cavi di segnale e alimentazione utilizzati. Tutti questi accorgimenti tecnici sono dettagliatamente elencati nel booklet di ogni singolo CD realizzato.

Sulla base di ciò, come si può ben intuire da parte degli appassionati, la Enotorre Records lavora in modo certosino nella fase di preproduzione, ottimizzando il più possibile la registrazione in modo da ridurre all’essenziale il lavoro di post-produzione al mixer, un lavoro che si limita esclusivamente al taglio dei tempi morti tra un brano e quello successivo. Naturalmente anche la scelta di utilizzare per la registrazione i convertitori Merging Technologies Horus System ha contribuito a ottenere questo risultato il cui file audio finale, oltre ad essere presente in streaming nelle maggiori piattaforme musicali, può essere scaricato anche in formato liquido Hi-Res Music. Grazie a tutti questi accorgimenti, «il risultato audio ottenuto si caratterizza per doti timbriche assolutamente naturali, livelli di dinamica reali e non artefatti, armoniche piacevolmente percepibili, immagine sonora plastica e concretamente tridimensionale, il tutto non propriamente scontato per quanto riguarda le registrazioni dal vivo».

Così, per presentare al meglio i suoi risultati di registrazione Roberto Rocchi, che ho anche avuto modo di intervistare in questo stesso numero, ha voluto confezionare per i nostri lettori un sampler “su misura”, estrapolando nove tracce in Hi-Res Music dai primi tre titoli pubblicati dalla Enotorre Records.

A questo punto, andiamo a esaminare insieme la nostra tracklist.

01.     Ode to Elvin (Danilo Memoli)

Il brano che apre il sampler è anche quello che ha dato il via all’avventura discografica della Enotorre Records con il CD Live at enotecalatorre del Massimo Chiarella Quartet guidato dal batterista autodidatta Massimo Chiarella, che si avvale di una batteria Gretsch, accompagnato da David Boato alla tromba (una tromba jazz Savut DB), da Danilo Memoli al pianoforte Yamaha U3 e Riccardo Di Vinci al contrabbasso, uno strumento artigianale rumeno. Ode to Elvin è stato composto da Danilo Memoli, un brano piacevolmente melodico che esalta, di volta in volta, i quattro strumenti, forgiando una struttura altamente efficace ed equilibrata.

02.     Sandbox (Leni Stern)

Questo pezzo è incluso nel secondo CD della casa discografica friulana, anch’esso intitolato Live at enotecalatorre è Sandbox della chitarrista bavarese Leni Stern, e vede protagonista il New Thing Jazz Quartet, con Maurizio Pagnutti alla batteria, Mirko Cisilino alla tromba a valvole e al trombone, Nicola Barbon al contrabbasso e Bruno Cesselli al pianoforte. Qui è da notare come il suono del quartetto debba fare i conti con i rumori d’ambienza particolarmente presenti, con il risultato che l’ascoltatore sembra realmente inserito nel palcoscenico sonoro riprodotto.

03.     Oclupaca (Duke Ellington)

Oclupaca è un brano del “Duca” ed è intriso da un tipico sound afrocubano che qui viene ritoccato in chiave squisitamente jazz ancora dal Massimo Chiarella Quartet in un’interpretazione più “colta” e raffinata, dipanando una tessitura che resta quasi sospesa nell’aria e che non viene “disturbata” minimamente dagli avventori di quella serata. Semmai, da notare la naturalezza palpabile del suono dei quattro strumenti, che risultano essere “cristallini” per via della purezza dell’emissione timbrica.

04.      Do You Know What It Means To Miss New Orleans (Eddie De Lange, Louis Alter)

Qui ci troviamo di fronte a una “pietra miliare”, una canzone scritta da Eddie De Lange e Louis Alter per il film New Orleans, girato nel 1947 e diretto da Arthur Lubin. In quella pellicola la canzone fu eseguita da un duo d’eccezione, ossia con la tromba di Louis Armstrong e con la voce di Billie Holiday. Louis Armstrong ne registrò anche diverse altre versioni e la rese una sorta di suo inno personale legato alla sua città natale. A proporla in questa registrazione è ancora il New Thing Jazz Quartet e la sua interpretazione è talmente magica da magnetizzare l’ascolto degli avventori di quella serata.

05.      Webb City (Bud Powell)

Da un classico all’altro, visto che il quinto track del sampler presenta questo celeberrimo brano del grande pianista newyorkese, un tributo al trombettista Freddie Webster e risalente al 1946, quando venne registrato per la prima volta. In questa registrazione della Enotorre Records, Webb City chiude il CD del Massimo Chiarella Quartet, con ovviamente Danilo Memoli che si carica sulle spalle il quartetto, ottimamente assecondato dai tre compagni di avventura.

06.      On the Lion (Walter Bishop Jr.)

Anche questo pezzo è quello che conclude il secondo CD della casa discografica friulana, dedicato alla serata dal vivo del New Thing Jazz Quartet. Si tratta di un brano eseguito da un altro notevole pianista, il newyorkese Walter Bishop Jr., e composto da Jackie McLean. Data la verve che lo contraddistingue, in grado di coinvolgere tutti gli interpreti che lo eseguono, è il degno finale con il quale si è conclusa la serata e, di conseguenza, il disco in questione. 

07. Stanley’s Time (Stanley Turrentine)

Questo brano è un altro classico senza tempo, Stanley’s Time di Stanley Turrentine. A proporlo, dal terzo CD della Enotorre Records, è il Madness Organ Trio, formato da Mauro Costantini all’organo Nord C2D, Daniele D’Agaro al sax e U.T. Gandhi alla batteria. Un trio che celebra la tradizione dell’organo jazz con un approccio contemporaneo e dinamico. Oltre all’organo Nord C2D, il sax è un Conn New Wonder II del 1928 e la batteria è una Yamaha con pelli Evans EQ1; il tutto è capace di creare un sound unico che spazia dai classici del jazz alle composizioni originali. La registrazione dal vivo cattura idealmente l’energia e la spontaneità di questa formazione, la quale sa alternare momenti di intensa groove a delicate ballate.

08.     Take Your Pick (Hank Mobley)

Si continua con il Madness Organ Trio che si esibisce in un pezzo che il sassofonista Hank Mobley volle inserire nel suo album Roll Call registrato nel novembre del 1960 e che vide la presenza di Freddie Hubbard alla tromba, Wynton Kelly al pianoforte, Paul Chambers all contrabbasso e Art Blakey alla batteria. Insomma… una cosuccia da nulla. Ma qui, Mauro Costantini, Daniele D’Agaro e U.T. Gandhi non sono certo da meno!

09.     Night in Wien (Mauro Costantini)

Il sampler della Enotorre Records si conclude con una composizione dello stesso organista Mauro Costantini del Madness Organ Trio, un pezzo che pone in risalto il dialogo tra le affascinanti timbriche dell’organo Hammond e il sax, un dialogo che no disdegna anche aspetti puramente virtuosistici, come per l’appunto quello che Costantini sviluppa nella parte centrale della composizione, con un assolo che manda in visibilio i presenti.

Andrea Bedetti

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