La casa discografica fondata da Michelangelo Canonico a Londra punta a produrre registrazioni di altissima qualità tecnica, con il preciso intento di calare l’ascoltatore nello spazio sonoro, rendendolo direttamente compartecipe, come ora potranno verificare i nostri lettori con le tracce del che alleghiamo a questo numero
Il sampler che alleghiamo in questo numero di Grooveback Magazine è davvero qualcosa di molto speciale. Lo è per due motivi: per la straordinaria qualità audiofila delle quattro tracce presenti e per il fatto che queste sole quattro tracce pesano complessivamente quasi un giga (da qui si spiega il loro numero esiguo)!
Queste quattro tracce sono state estrapolate dai due soli titoli che sono stati finora pubblicati da una nuovissima etichetta discografica, la Direct Sound Records, fondata a Londra da Michelangelo Canonico (che ho avuto anche modo di intervistare, come si può leggere in questo stesso numero), una label che si pone un obiettivo preciso e assai ambizioso: calare l’ascoltatore nell’evento sonoro stesso. D’altronde, nella presentazione della DSR sul sito web della casa discografica (https://directsoundrecords.com/) si può leggere testualmente: «Alla Direct Sound Records non registriamo solo musica: ricreiamo presenza. La nostra missione è dissolvere la distanza tra ascoltatore ed esecuzione, trasportandovi nel cuore del momento, dove il suono diventa esperienza. Guidati da una profonda passione per la musica e confortati dalla scienza sul modo in cui la percepiamo, andiamo oltre la registrazione multitraccia convenzionale. Integrando neuroscienze e psicoacustica nel nostro processo, catturiamo i dettagli intricati dell’esecuzione, il suo respiro, la sua energia e la sua spazialità con straordinario realismo.
«Il nostro approccio è coraggioso e fermamente votato all’autenticità. Grazie al posizionamento avanzato dei microfoni e al riverbero acustico naturale, realizziamo registrazioni che si sviluppano in tre dimensioni, con un palcoscenico sonoro così vivido che sembra di essere seduti tra i musicisti stessi. Se siete pronti per un’esperienza d’ascolto in cui l’illusione lascia il posto all’intimità, l’innovazione al servizio dell’emozione e la musica torna a essere viva e accogliente. Questa è Direct Sound Records. Qui la fedeltà incontra il sentimento».

Da qui, la scelta strategica di offrire registrazioni che sono disponibili nel formato liquido (anche se è possibile fare riferimento su un numero limitatissimo di vinili e di nastri master dei titoli programmati), mentre per ciò che riguarda le tracce digitali sono nel formato DSD e PCM HI-RES (per ciò che riguarda il sampler che mettiamo a disposizione dei nostri lettori, sarà disponibile proprio in DSD e per coloro che non possono leggerlo, anche in PCM). Per saperne di più su questa nuovissima realtà discografica vi rimando, quindi, alla mia intervista a Michelangelo Canonico, mentre se volete conoscere la microfonatura e le apparecchiature utilizzate per le sessioni di registrazione, potete sempre consultare il sito web della Direct Sound Records.

Tornando al nostro sampler e alle sue quattro tracce, le prime due, Morricone Medley e Nightclub, 1960 sono tratte dal primo titolo, Atmosfere, registrato dal duo Marco Ferraguto al flauto e Salvatore Fortunato alla chitarra, dove hanno rivisitato con i loro strumenti pagine celebri del grande compositore romano e di Astor Piazzolla, mentre le restanti provengono dal secondo titolo della label di Michelangelo Canonico, ossia Resonances, anch’esso frutto di un duo, quello pianistico a quattro mani formato da Loretta Proietti e Alessandra Felice, e riguardano il secondo dei sedici Valzer op. 39 di Johannes Brahms, per la precisione quello in mi maggiore, e lo Scherzo tratto dai Six Morceaux op. 11 di Sergej Rachmaninov. Ecco la loro guida all’ascolto.
01) Marco Ferraguto e Salvatore Fortunato – Morricone Medley
Il medley della situazione Marco Ferraguto e Salvatore Fortunato lo costruiscono su un celeberrimo trittico di soundtracks di Morricone, vale a dire Nuovo Cinema Paradiso, Mission e La leggenda del pianista sull’oceano. Del primo il flauto e la chitarra propongono il main theme, così struggente e malinconico, che si libra nell’aria soprattutto nella scena finale del film, quando il protagonista, interpretato da Jacques Perrin, vede il collage di quelle scene con i baci censurati tanti anni prima dal parroco del suo paese e raccolti di nascosto dal suo amico cineoperatore. Altro tema fondamentale è il Gabriel’s Oboe tratto da Mission con Robert De Niro, con il flauto che si sostituisce al collega dei legni per dipanare quella indimenticabile melodia, mentre l’ultimo brano presente nel film tratto dall’omonimo monologo teatrale di Alessandro Baricco riecheggia il significato più profondo di tutta la pellicola, ossia di come la musica sia l’unico linguaggio capace di esprimere le tante espressioni dell’animo umano.
02) Astor Piazzolla – Nightclub, 1960
Questo brano fa parte di un’opera che Astor Piazzolla dedicò alla storia del tango e che si intitola Histoire du Tango, risalente al 1986 e concepita originariamente proprio per flauto e chitarra. Suddiviso in quattro parti, Histoire du tango parte dal 1900 per giungere fino alla seconda metà del Novecento e Nightclub, 1960 è il terzo di essi in cui trova spazio la narrazione in cui il tango si evolve nuovamente con l’incontro tra lo stile brasiliano e quello argentino che avviene a Buenos Aires, con la bossa nova e con il nuovo tango che si muovono allo stesso ritmo. Così, gli appassionati accorrono nei night club della capitale argentina per ascoltare con attenzione questa nuovo sviluppo del tango, che subisce una grande mutazione in tal senso rispetto a quello iniziale.
03) Johannes Brahms – Valzer n. 2 op. 39 in mi maggiore
Composta nel 1865 e dedicata al noto critico e teorico di estetica musicale Eduard Hanslick, profondo estimatore di Brahms, questa raccolta di sedici valzer rappresenta un atto d’omaggio che il genio amburghese fece ne confronti del cosiddetto Ländler (una danza popolare tedesca simile al valzer) più che del vero e proprio valzer viennese. D’altra parte, ogni forma di danza sollecitava la fantasia brahmsiana dandogli modo di sfogare la sua tipica creatività in fatto di melodia. Proprio per rimarcare la loro essenzialità, Brahms decise di strutturarli in modo assai semplice, al punto di eliminare sia l’introduzione lenta, sia il Trio centrale, sia la coda finale. Inoltre, tutti i sedici Valzer op. 39 sono in forma ABA, dove la terza sezione spesso è affine alla prima. Il secondo di questi valzer, presente nel nostro sampler, è il felice incontro tra la sfera della dolcezza e di quella della malinconia, dando vita a una pagina deliziosa e struggente.
04) Sergej Rachmaninov – Six Morceaux op. 11, Scherzo
Scritti nel 1894, i Six Morceaux op. 11 per pianoforte a quattro mani, sono tra le composizioni più raffinate del periodo giovanile di Rachmaninov, quello che segue gli studi al Conservatorio di Mosca. Lo Scherzo in re maggiore, il secondo dei sei “pezzi”, è una composizione vivace e brillante, con una spinta ritmica inarrestabile. La peculiarità di questo brano è che non presenta una vera e propria sezione di Trio, ma un civettuolo tema secondario che tiene momentaneamente a bada l’impetuosità ritmica dello Scherzo.
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