Visto il ritorno in grande stile del caro vecchio disco nero, abbiamo deciso di prolungare questa piccola serie con qualche altro articolo dedicato agli appassionati, soprattutto quelli più giovani, per orientarsi nei loro acquisti

È innegabile che l’ormai sconfinato mercato dell’usato offra ad appassionati e collezionisti un vero e proprio patrimonio discografico, che spazia su un orizzonte temporale lungo più di un secolo, e ormai sono numerosi i siti dedicati alle vendite nonché alle aste di dischi online. Ma chi si avventura con coraggio, ma anche con tanta curiosità nella giungla dei siti presenti sul web, presto si imbatte in descrizioni di dischi fatte con una o due lettere, con dei + o dei -, e strane paroline delle quali non è immediato capire subito il significato. Solitamente le lettere e i + e i – servono a indicare secondo un’apposita gradazione standard le condizioni del vinile e della copertina e le paroline servono a fornire ulteriori informazioni come la presenza di scritte, etichette adesive e quant’altro possa influire sulla valutazione finale del disco.

Si consideri poi che non sono solo le condizioni del vinile e della copertina che determinano il valore di un disco, ma anche il fatto che ad esempio le buste interne siano quelle originali, che siano presenti gli altri elementi come ad esempio libretti, cartoline, poster e foto presenti nell’edizione originale del disco. La valutazione è quindi fatta sull’oggetto disco nel suo insieme, e non solo sul vinile, anche se ovviamente quest’ultimo è quello che ha maggior peso nella valutazione complessiva. Nel valutare il vinile hanno poi una fondamentale importanza le sigle e le scritte stampate o incise sul vinile che si trova alla fine di ogni lato verso l’etichetta, detto dead wax o run-out, apparentemente insignificanti ma che in realtà rappresentano una vera miniera di informazioni, come ad esempio se il disco è una prima stampa o meno, chi l’ha masterizzato, l’impianto di stampa e altro. Visto che oggi si parla tanto di prime stampe, e in giro ci sono venditori capaci di spacciarvi come prima stampa ogni disco che capita loro per le mani, una prossima puntata di questa serie potrà essere dedicata a come si leggono le informazioni nella dead wax

Ma andiamo con ordine, visto che stavo descrivendo i criteri di valutazione del disco. La rivista americana Goldmine, dedicata ai collezionisti e ai commercianti, fu la prima a definire nel 1974 uno standard per la valutazione delle condizioni di un disco, a cui si aggiunse in seguito quello proposto dalla rivista inglese The Record Collector. Le due scale di valutazione sono molto simili tra loro, tenuto conto che la differenza principale è l’introduzione del grado Ex (Excellent) nella scala proposta da The Record Collector, che equivale grossomodo al grado VG+ (Very Good Plus) nella scala Goldmine. Dedicheremo quindi la nostra attenzione alla scala Goldmine, che è la più utilizzata, anche se orientata prevalentemente al mercato americano, mentre quella di The Record Collector è più rivolta al mercato inglese ed europeo. Solitamente la valutazione di un disco viene presentata nella duplice forma vinile e copertina, dove la valutazione di quest’ultima dovrebbe comprendere anche le buste interne ed eventuali inserti o libretti, ma nel caso non sia così ricordatevi di chiederle a parte al venditore di turno (Tab. 1).

Grado Vinile Copertina
M = Mint Perfetto, o nuovo di zecca (mint in inglese). Perfetta, o nuova di zecca.
NM o M- = Near Mint o Mint minus  Quasi perfetto. Nessun segno di usura presente, si presume sia stato ascoltato poche volte. Nessun rumore di fondo. Segni sottilissimi sul vinile, solitamente dovuti al passaggio del disco nella busta interna, che non influenzano il suono del disco. Quasi perfetta.
VG+ o Ex = Very Good Plus o Excellent Buone condizioni, con segni superficiali e piccolissimi graffi, che influiscono in modo minimo sulla qualità del suono. Buona ma non perfetta. 
VG = Very Good Gli stessi difetti della categoria VG+, ma più marcati. La qualità del suono diminuisce un poco, ma il vinile è ancora nelle condizioni di offrire un buon ascolto senza problemi.  Buona ma con evidenti segni di usura, piccole scritte.
G+ e G = Good Plus e Good Può essere ascoltato senza salti o grossi difetti. Il disco è stato suonato molte volte. Rumori di fondo marcati. Pesanti segni di usura, scritte.
F = Fair o P = Poor Disco ascoltato moltissimo. Probabili difetti di stampa che incidono sulla qualità del suono. Notevoli segni di usura, pieghe, strappi, grosse scritte.

Tabella 1 – I gradi di valutazione Goldmine

Spesso è difficile fare una scelta tra due dischi, ad esempio uno valutato VG++ che ci viene proposto alla metà del prezzo di un NM-. La prima cosa che notiamo è che in una delle due valutazioni troviamo due +, e questo grado non lo troviamo nella scala in tabella. I commercianti di dischi sono soliti aggiungere a proprio piacimento dei + o dei – alle proprie valutazioni, per rafforzarle o dettagliarle maggiormente. Un vinile giudicato VG++ (o Strong Very Good Plus) dovrebbe presentare delle condizioni che stanno tra il VG+ e il NM, e così dovrebbe essere per il suo prezzo. Se siamo dei collezionisti o audiofili esigenti nell’aspetto e nel suono dei nostri dischi, ci orienteremo verso i dischi NM o M-, che ovviamente costano di più. Se invece il nostro scopo è possedere sì il disco, ma soprattutto suonarlo, faremo ottimi affari anche con dei buoni VG+. A questo proposito, Goldmine definisce un disco NM come appena aperto, e quello VG+ come un NM con un paio di difetti. Spesso ci chiediamo invece cosa fare con dei dischi valutati VG. A mio avviso non dobbiamo avere troppo timore ad acquistarli, soprattutto se conosciamo il venditore e il prezzo richiesto è buono; infatti, l’esperienza insegna che spesso si ha una bella sorpresa nel ricevere un disco classificato e pagato come VG che poi in realtà si rivela un VG+, mentre invece puntando sempre sui NM o M-, si possono avere delle cattive sorprese, perché questi spesso si rivelano dei VG+, e lo stesso possiamo dire per i VG++ che si rivelano poi VG+ o peggio. I riferimenti forniti per ogni grado della scala di valutazione sono quindi indicativi, visto che nella realtà qualche difetto in più o in meno rispetto a quanto previsto dalla scala possiamo aspettarcelo. E cosa fare quando abbiamo un disco con il vinile in buono stato ma la copertina molto rovinata, o viceversa? In casi come questo ci possono venire in aiuto i cosiddetti “filler”, ovvero riempitivi, cioè i dischi che vengono proposti con combinazioni di valutazioni distanti fra loro.

Un disco VG++/G ci può fornire un vinile in ottimo stato e farci pagare meno il disco perché comunque possiamo usare una copertina in ottime condizioni già in nostro possesso, per contro un disco G/VG++ potrà fornirci una buona copertina a un prezzo buono perché il vinile non sarà in ottimo stato, tutto ciò in attesa di trovare la vera occasione VG++/VG++. Un discorso a parte merita la categoria M (Mint), e una certa attenzione va dedicata nel valutarne l’acquisto. Goldmine definisce questa scala “often rumored, but rarely seen”, cioè se ne parla spesso, ma in realtà la si vede poco. In effetti è molto, molto raro trovare un disco perfetto in tutti i sensi, e solitamente lo si paga molto, moltissimo. Personalmente mi insospettisco quando vedo un disco proposto come Mint, anche perché in questi casi l’alto prezzo richiesto renderebbe necessaria una verifica, per quanto possibile dal vero, delle reali condizioni del disco.

Un altro aspetto importante è il modo in cui il venditore effettua l’ispezione dei dischi che propone in vendita. La maggior parte dei venditori si limita a un’ispezione visiva (visual grading), che può non essere sufficiente a rilevare piccoli difetti o graffi del vinile, o dello sporco depositato in profondità nei solchi, casi nei quali ci troveremo con un disco che sembra perfetto, ma che poi all’ascolto non lo è. La valutazione del disco da parte del venditore effettuata tramite ascolto è quindi cosa buona in tutti i casi e necessaria nel caso di dischi di un certo valore, così preferiremo un disco valutato con l’ascolto a un altro simile ma valutato con la sola ispezione visiva. Inoltre, i venditori che valutano con pazienza i propri dischi ascoltandoli, spesso completano la propria valutazione aggiungendo nella descrizione del disco l’effetto dei difetti visivi all’ascolto, ad es. “piccolo graffio in corrispondenza della traccia A1 sul lato 1, ininfluente all’ascolto”.  

Per quanto riguarda invece le paroline a cui accennavo all’inizio dell’articolo, esse sono spesso acronimi e una o più parole che segnalano difetti (o in alcuni casi pregi) particolari del disco che stiamo valutando, che possono influire sulla sua qualità complessiva, e quindi sul suo prezzo. Anche questi dovrebbero essere sempre segnalati dai venditori, così per comodità riporto i più frequenti nella tabella che segue (Tab. 2).

woc = writing on cover  Scritte sulla copertina.
wol = writing on Label  Scritte sull’etichetta. 
Punch-Hole, Saw-Cut, Cut-Out  I tre tipici modi (copertina con foro, taglio o bordo tagliato) con cui vengono marchiati i dischi resi dai venditori o i fondi di magazzino.
Water Damages Danni provocati da acqua.
Creases Pieghe sulla copertina. 
Seam Splits La tipica copertina scollata in più punti.
Ring Wear, Shelf Wear, Discoloration   Segno rotondo su fronte e/o retro della copertina, il disco è stato tenuto troppo stretto in mezzo ad altri,bordi rovinati, perdita di colore delle parti stampate che si manifesta con il passare del tempo.
Spindle Marks  Segni intorno al foro centrale del disco, il disco è stato spesso messo sul piatto in modo approssimativo e forzandolo, alla cieca.
Warp Disco ondulato.
Pressed-off center Stampa del vinile o dell’etichetta non perfettamente centrata.
Scratches, Scuffs, Marks graffi profondi, graffi leggeri, segni sul vinile.
gc = generic covergs = generic sleeve Copertina o una busta interna generica (di solito bianca) e non quella originale (Company Cover o Company Sleeve). Anche se non è propriamente un difetto fisico, influisce sul valore del disco.
Tape  Presenza di nastro adesivo, di solito utilizzato per riparare le copertine.
Still in shrink Copertina ancora nel cellophane originale.

Tabella 2 – Le varie indicazioni sulle condizioni di un vinile che si possono trovare nelle descrizioni dei venditori

Tutti i difetti sopra descritti influiscono non poco sulla valutazione di un disco e la loro presenza o assenza dev’essere chiaramente dichiarata dal venditore, a supporto della valutazione da lui fornita del disco e quindi del prezzo da lui richiesto. In caso di dubbi è sempre meglio quindi richiedere ai venditori prima dell’acquisto delle foto che documentino lo stato del vinile, della busta interna e della copertina, e la presenza di libretti o gadget o quant’altro previsto nell’edizione originale, per evitare spiacevoli sorprese. Personalmente mi insospettisco se un venditore non è disponibile a mandarmi delle foto di ciò che propone e tengo sempre presente che le valutazioni sono soggettive, quindi soggette a una certa variabilità. In generale, le valutazioni dei venditori stranieri sono più precise e affidabili di quelle dei venditori italiani forse perché nel nostro “bel paese” la vendita dei dischi usati si è diffusa molto dopo rispetto ad altri Paesi. Infine, tenete sempre conto delle valutazioni dei venditori espresse in percentuale di feedback positivi rilasciati dai clienti, personalmente cerco sempre di acquistare da venditori che abbiano il 100% di feedback positivi o giù di lì.

Alcuni venditori sono convinti che un disco sigillato valga di più, ma è vero? Dipende. Bisogna distinguere tra disco nuovo e disco sigillato. Quello nuovo è un disco ancora fresco di stampa, che è stato poco in magazzino e che ovviamente è sigillato. Con disco sigillato si intende invece un disco ancora avvolto e chiuso nel cellophane originale (quello che in tabella è indicato come still in shrink), ma che non necessariamente è fresco di stampa, e che quindi potrebbe essere rimasto in magazzino alcuni anni o anche alcuni decenni, magari in condizioni non ottimali, e quindi aver subito dei danni dovuti a cattivo immagazzinamento o ad agenti esterni come acqua, umidità o calore, o solamente alla presenza del cellophane che, invecchiando, potrebbe aver deformato il vinile. Inoltre, il fatto che il disco sia sigillato impedisce di verificare la presenza di eventuali difetti di stampa e di rilevare le importanti informazioni contenute sull’etichetta o sulla dead wax, che ci dicono, come ad esempio nel caso dei famosi RCA Living Stereo o Mercury Living Presence, se il disco è una prima stampa o una ristampa, dandoci quindi un’informazione fondamentale sul suono di un disco e quindi sul suo valore (Fig. 1).

Personalmente ritengo che il fatto che un disco sia sigillato non giustifichi sempre un prezzo maggiore rispetto a una buona copia NM, soprattutto nel caso di dischi stampati qualche decina di anni addietro. Anche il fatto che un disco venga dichiarato come mai suonato (Unplayed o Never Played) non giustifica a mio avviso un prezzo maggiore, essendo ciò difficilmente certificabile. Se un disco è stato suonato su un buon giradischi con una buona testina e un buon braccio ben regolato, ed è stato conservato come si deve, rimane NM anche dopo molti ascolti. Un altro aspetto su cui i venditori spesso fanno leva è l’età del disco, che giustificherebbe secondo loro un’applicazione “relativa” della scala di valutazione. In altre parole, secondo certi venditori il fatto che per esempio un disco sia stato stampato negli anni Cinquanta giustificherebbe una valutazione NM anche se il vinile è leggermente rigato o la copertina è ingiallita. Non è proprio così. I criteri e le scale di valutazione sono assoluti, un disco stampato negli anni Cinquanta del secolo scorso e uno stampato negli anni Dieci del secolo attuale devono presentarsi nello stesso modo per essere valutati NM. Ovviamente, un’edizione originale degli anni Cinquanta in condizioni NM giustificherà un prezzo molto più alto rispetto a una ristampa (RE, Reissue) NM dello stesso titolo. Una stima fatta da Goldmine anni addietro rivela che solo il 2-4 per cento dei dischi stampati negli anni Cinquanta e Sessanta ancora disponibili sul mercato sono realmente NM.

Una cosa che sicuramente vi interesserà è il valore che un vinile può avere a seconda della sua gradazione, prendendo come riferimento il valore di una copia Near Mint. Approssimativamente possiamo dire il 10-15 per cento del valore di un NM per un disco valutato G, il 25 per cento per un VG, il 50 per cento per un VG+, e il 75 per cento per un VG++. Sui dischi F o P c’è poco da dire, se non che non è facile trovare buone ragioni per il loro acquisto, e che possono valere al massimo un 5 per cento dell’equivalente NM. Queste valutazioni sono puramente indicative e possono variare anche considerevolmente, a seconda del titolo che in pratica vogliamo acquistare. Esistono poi le copie promozionali, spesso indicate come PROMO nelle descrizioni fornite dai venditori, che venivano fornite a stazioni radio, DJ e critici per promuovere un disco in occasione della sua pubblicazione. Non erano quindi destinate alla vendita, infatti erano tipicamente marchiate da scritte come Promotional Copy o Demonstration – not for sale sulla copertina, e da un’etichetta bianca invece del colore previsto per le copie destinate al mercato. Succedeva pure che delle copie destinate al mercato venissero invece destinate alla promozione (sono note come Designated Promos) semplicemente applicando alle copertine le suddette scritte Demonstration – Not for Sale o Promo.

Una copia promozionale di solito viene venduta a un prezzo paragonabile all’equivalente non promo e solo in rari casi generalmente specificati dai venditori, è giustificato un prezzo più elevato, ad esempio quando il promo era in vinile colorato anziché nero o quando riportava brani più lunghi o con un mix differente. I promo possono essere una scelta interessante se proposti a buon prezzo, purché si tenga presente che sono e saranno sempre diversi dalla copia immessa ai tempi sul mercato. Gli audiofili devono tenere presente che i promo erano di fatto le primissime stampe di un disco; quindi, quelle che in teoria erano nelle condizioni di offrire il suono migliore. Ancora più ristretto l’ambito delle stampe di prova, o test pressing in inglese, note anche come white label o not on label, visto che non è raro il caso che il disco abbia un’etichetta completamente bianca senza nessuna scritta o con appena artista e titolo scritti a mano. Visto il loro scopo, sicuramente offrono un’ottima qualità del suono ma un artwork pressoché inesistente e spesso vengono messe in vendita a prezzi molto elevati o tramite asta, e sono solitamente oggetto di ricerca da parte di collezionisti o fan incalliti (Fig. 2).

Un altro aspetto importante da prendere in considerazione quando si valuta l’acquisto di un disco è la presenza di oggetti che non siano la copertina, la busta interna e il disco stesso, come ad esempio i libretti che contengono informazioni, foto e i testi dei brani musicali. Spesso questi libretti erano e rimangono vere e proprie opere d’arte, come nel caso dei libretti realizzati da Skira per la serie limitata Soria di alcuni LP Living Stereo della RCA. Altri oggetti spesso contenuti nelle copertine dei dischi sono gadget di vario tipo, come foto, cartoline e poster, l’esempio forse più famoso e interessante da questo punto di vista è The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd. La prima stampa inglese Harvest SHVL 804, 1E 064 o 05249 con il solid blue triangle sul vinile, completa di busta interna nera, delle due cartoline e dei due poster, è oggi difficile da trovare. Quando uscì, questo album fu acquistato per lo più dai giovani, difficilmente in possesso a quei tempi – parliamo del 1973 – di giradischi e testine di un certo livello, e quando lo si trova in ottime condizioni lo si paga, e molto (tanto per intenderci, ho visto copie in vendita a più di cinquemila euro) (Fig. 3).

Voglio concludere questa carrellata con qualche riga dedicata al Paese del Sol levante, particolare e unico nonché difficilmente imitabile in tante cose, e tra queste anche i vari supporti fonografici come LP, CD e SACD. Come molti di voi sapranno, tutti i dischi giapponesi sono famosi per la qualità delle loro stampe, in particolare per la cura dedicata al mastering, con ottimi risultati nella resa sonora, e per la cura dedicata all’artwork. Ma c’è un oggetto particolare che contraddistingue i dischi giapponesi, e la cui presenza spinge spesso verso l’alto il prezzo di un disco sul mercato. Questo oggetto si chiama OBI, e non è altro che una striscia di carta avvolta sul lato sinistro della copertina di un disco, di solito gli LP ma anche i CD, che riporta in genere il titolo del disco, l’elenco delle tracce, il prezzo, il numero di catalogo e altre informazioni. Il termine OBI in giapponese indica una cintura, alla quale esso effettivamente assomiglia, e l’uso dell’OBI si estende anche al di fuori dell’ambito discografico, ad esempio per i libri, i DVD e Blu Ray, o i videogiochi. Sarete disposti ad affrontare la difficoltà di leggere le note di copertina in giapponese e pagare spese di spedizione non indifferenti, IVA e dazi di importazione pur di avere questi dischi nella vostra collezione, ma verificate sempre che l’OBI, se previsto, sia presente, poiché ciò giustifica un prezzo ragionevolmente maggiore rispetto a una copia equivalente che ne è priva, ma ci assicura di possedere il disco nella sua forma completa, che conserverà sempre una maggiore rivendibilità (Fig. 4).

(3. Continua)

Andrea Bin

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