L’imprenditore siciliano, proprietario della LAB Audio Technology e responsabile per l’isola dei prodotti distribuiti da Audiogamma, ci racconta la passione per l’Hi-Fi e di come sia diventata il suo lavoro, all’insegna dell’innovazione, della sperimentazione e di un futuro dominato sempre più dal digitale, ma con un occhio nostalgico verso un passato fatto di vinili e di apparecchi analogici

Sig. Bocca, com’è nata la sua passione per l’alta fedeltà e quando ha deciso di trasformarla in un’attività professionale?

La mia è una passione nata da adolescente, poiché sin dalla scuola media trascorrevo quasi tutti i miei pomeriggi in un laboratorio di riparazioni di radio e televisioni. All’età di sedici anni, mio padre mi regalò il primo impianto con componenti separati, Thorens TD160, braccio Mission 774LC, testina Pickering, amplificatore Harman Kardon PM650, registratore a cassette AIWA e diffusori ESB LD75 seconda serie (i primi amori non si scordano mai). Poi c’è stato un breve passaggio all’università e, subito dopo, il servizio militare nell’Arma dei Carabinieri, possiamo dire prolungato, visto che oltre al servizio di leva c’è stato successivamente anche quello di Ufficiale di Complemento. Dopo il congedo dall’Arma, avvenuto nel 1993, ho avuto esperienze in diverse banche ricoprendo incarichi e ruoli diversi. Ma il lavoro bancario lo sentivo stretto e inadeguato per il mio carattere e per le esperienze precedentemente fatte e dopo aver messo a frutto gli studi in Programmazione Neuro Linguistica acquisita proprio durante il periodo bancario, ho iniziato attività di consulenza e formazione in Comunicazione e progettazione di siti web. Ma la passione per l’elettronica e per l’alta fedeltà in particolare non mi ha mai lasciato. Il passaggio all’attività professionale nel settore è avvenuto durante la progettazione di un sito di e-commerce. Per prova e per curiosità, avevo realizzato un sito web di vendita di valvole termoioniche per uso audio e il risultato è stato così soddisfacente che ho registrato il marchio LAB Audio Technology (LAB è l’acronimo delle mie iniziali) e ho iniziato a inserire la vendita online tra le attività da me gestite, per diventare poi successivamente l’unica mia vera occupazione.

Quali sono stati i passaggi principali del percorso nel settore Hi-Fi, dalla vendita online di valvole alla distribuzione di marchi internazionali e alla progettazione e vendita di cavi per il mondo professionale dei musicisti?

Da lì è stata una crescita continua poiché, oltre alle valvole, ho inserito anche prodotti Hi-Fi e nel 2013, durante un viaggio a Praga ho avuto il piacere di incontrare Eunice Kron, titolare della KR Audio Electronics e vedova di Riccardo Kron. Eunice mi ha così dato la possibilità di diventare distributore in esclusiva per il mercato italiano delle loro elettroniche. Da quel momento, per più di sei anni, ho avuto il piacere e l’onore di distribuire e vendere, in esclusiva per l’Italia, le elettroniche KR Audio. In quel periodo ho registrato anche il marchio Valvole Audio con sito e-commerce dedicato esclusivamente alle valvole per uso audio. Contestualmente, si erano aggiunte le testine AEC London, versioni leggermente modificate delle storiche testine London e di questo devo ringraziare il compianto Pierre Bolduc per avermi fatto conoscere questi prodotti e per avermi fatto incontrare Hermann Hoffmann, grande professionista, esperto e appassionato, titolare della AEC. Hermann acquistava e modificava le testine London, ottenendo un sensibile aumento delle loro prestazioni e una maggiore omogeneità nelle misure. Purtroppo, anche Hermann è venuto a mancare qualche anno fa.

Eunice Kron, titolare della KR Audio Electronics, accanto all’amplificatore a valvole VA880 premiato durante una fiera dell’Hi-Fi a Monaco di Baviera.

Per ciò che riguarda la progettazione e la vendita di cavi per uso audio, anche in questo caso il 2013 è stato l’anno in cui ho iniziato a dedicarmici. Le prime linee di cavi, dedicate a grandi compositori come Mahler, Tchaikovsky e Beethoven, sono uscite l’anno successivo e la prima recensione su una nota rivista del settore aveva attribuito l’Editor’s Choice all’intero trittico di cavi. Successivamente, ho sperimentato la criogenia sui conduttori con la seconda versione dei cavi Tchaikovsky e la creazione di una nuova linea di cavi, facendo tesoro dei suggerimenti di Pierre Bolduc, che utilizzava combinazioni di rame argentato, teflon e cotone. Così è nata la serie Rossini, ormai esaurita per le difficoltà nel reperire il materiale necessario alla sua realizzazione. Lo stimolo alla creazione di qualcosa di nuovo mi ha portato a guardare con attenzione al mercato professionale dei musicisti e al modo con cui affrontano la scelta dei loro accessori per dare vita ai loro suoni. Proprio poco prima che scoppiasse la pandemia, avevo così deciso di dedicarmi alla realizzazione di cavi per uso professionale e, dopo un biennio di test, è nata la serie Signature, figlia della serie Rossini per l’Hi-Fi. L’utilizzo dei connettori Neutrik, una tecnica diversa per la brasatura del cavo sul connettore, l’utilizzo di leghe saldanti all’argento, conduttori in configurazione bilanciata con una particolare struttura interna rendono la serie Signature una vera chicca nel panorama dei cavi per chitarra, basso, tastiere e microfoni. La conoscenza di alcuni musicisti e il passa parola hanno portato il marchio LAB Audio Technology ad avere sempre più stima da parte di molti professionisti, in Italia e all’estero. Certo, è un marchio con prodotti di nicchia, anche per via dei costi, ma fare le cose bene dà sempre grandi soddisfazioni. La distribuzione europea è stata affidata a un noto brand tedesco molto attivo sul web e tra i più grandi selezionatori di valvole per audio. Un ulteriore riconoscimento al lavoro svolto. Attualmente, LAB Audio Technology fornisce, su richiesta, cavi per strumenti musicali in Italia e all’estero e collabora per la progettazione di studi di registrazione e consulenza su elettroniche per musicisti.

Hermann Hoffmann, patron della AEC e grande appassionato dell’ascolto analogico, con uno dei suoi giradischi.

Quali sono le sfide e le soddisfazioni nell’importare e distribuire prodotti di nicchia per il mercato italiano?

L’esperienza della distribuzione è stata veramente una sfida per me che non avevo esperienze dirette in tal senso, ma l’esperienza commerciale acquisita in banca e le specializzazioni in Programmazione Neuro Linguistica mi hanno aiutato nell’organizzarmi al meglio: iniziare i rapporti con le riviste di settore e organizzare le fiere in Italia e all’estero sono state tra le sfide più gratificanti. Nelle redazioni ho conosciuto tante persone fantastiche e appassionate, che ogni giorno si impegnavano e si impegnano per realizzare prodotti di qualità nonostante tutte le difficoltà che questo settore sta incontrando. Ho incontrato persone eccezionali tra i molti colleghi, anche loro distributori e negozianti in tutta Italia e all’estero. Inoltre, ho la convinzione che per alcune categorie di prodotti, come quelle di alta gamma, la cosiddetta High-End, sia necessaria la presenza sul territorio di negozi capaci di illustrare e assistere il cliente per un acquisto consapevole: pochi punti vendita ma molto qualificati. Negli ultimi anni molti negozi hanno affiancato la vendita tradizionale a quella online, sia con un proprio sito web sia utilizzando i marketplace generalisti. Questo sta portando a un appiattimento verso il basso dell’offerta, alla ricerca continua del prezzo più basso a discapito della qualità del servizio. Un prodotto pensato per l’alta fedeltà ha necessità di essere messo in condizioni di funzionare nel migliore dei modi per potersi esprimere al meglio e spesso i clienti non riescono a ottimizzare al massimo i propri acquisti. Solo un approccio olistico può dare risultati di qualità e per fare questo è necessaria esperienza, competenze tecniche e passione per la musica ed è fondamentale tenersi alla larga dagli innumerevoli “guru”.

Restando nel campo dell’audio applicato al settore musicale, le esigenze dei musicisti e degli studi di registrazione possono essere fonti di ispirazione nello sviluppo dei suoi prodotti? E se la risposta è affermativa, può farci qualche esempio concreto?

La risposta è affermativa. Osservando l’utilizzo dei cavi da parte dei musicisti in studio e sul palco, è nata l’idea della copertura con calza colorata in PET. Adesso molti produttori utilizzano la calza, ma circa sei anni fa erano pochissimi i cavi per chitarra ricoperti di calza in materiale plastico e per quei pochi era spesso in cotone o tessuto similare. Con l’uso intensivo sui palchi o nei locali, la guaina in cotone raccoglieva liquidi e sporcizia. Inoltre, il cavo in morbido pvc si sporcava e non risultava scorrevole nel trascinamento. Dalla semplice osservazione è nata l’idea di rendere standard la copertura del cavo con guaina espandibile colorata che rende il cavo più robusto al calpestio e allo sfregamento e facilmente lavabile con un panno umido. Adesso praticamente tutti i produttori, piccoli e grandi, hanno in catalogo cavi con guaina esterna colorata.

Per l’aspetto tecnico, uno dei problemi è stato l’osservazione delle varie rotture più comuni con i cavi per chitarra e basso, per la facilità con cui si rompevano le brasature all’interno dei connettori. Studiando la struttura dei connettori che volevo utilizzare e che ho scelto come standard, ho compreso che il conduttore doveva essere agganciato al metallo in maniera da attraversarlo e così ho cambiato il punto di contatto, ampliandolo e forando anche il connettore. Il tutto rende molto più robusta la brasatura e la sinergia tra conduttore e connettore. Tutte le scelte comportano un aumento dei tempi di realizzazione e dei costi ma, come dicevo prima, fare le cose bene dà sempre grandi soddisfazioni. Tanto per fare un esempio concreto, per realizzare un cavo Signature sono necessari circa quarantacinque/cinquanta minuti; quindi, la qualità non può andare di fretta.

A suo avviso, quanto conta oggi la capacità di un marchio di trasmettere non solo qualità tecnica ma anche un’identità e un’emozione?

Contenuto tecnico e capacità di trasmettere emozione sono fattori imprescindibili per il successo di un marchio o di un prodotto. Le due caratteristiche devo essere presenti in egual misura, pena un mancato successo o un effimero passaggio nel mercato. Da anni nell’ambito del marketing si parla dell’Experience di prodotto, cioè quelle sensazioni che fanno parte dell’acquisto e del suo utilizzo. Per esempio, e per esperienza diretta, posso dire che anche il packaging, ma non solo, fa parte di quella Experience di cui sopra, visto che è diventato anch’esso un elemento essenziale. Un packaging ben realizzato, curato nei dettagli, oltre ad avere un impatto economico sul prodotto, lo rende più appetibile agli occhi del consumatore. Esistono marchi storici che rappresentano perfettamente queste caratteristiche e che continuano ad avere sia identità sia in grado di trasmettere emozioni, ma anche nuovi brand si sono affacciati nel settore con modalità diverse, riuscendo a catturare l’interesse di nuovi e vecchi appassionati. Purtroppo, però, molti marchi non hanno compreso le nuove esigenze e prospettive di mercato non riuscendo a sopravvivere in un settore in cui l’offerta non manca a fronte di una richiesta in continuo cambiamento.

Visto dalla prospettiva della sua esperienza diretta, com’è cambiato il mondo dell’Hi-Fi e della musica professionale negli ultimi vent’anni?

Premesso che il mondo dell’Hi-Fi e quello della produzione musicale sono due mondi separati, quasi contrapposti, con pochi punti di contatto, in quanto il primo rappresenta l’amore per la musica, mentre l’altro è l’aspetto tecnico, vale a dire l’estrazione (o la creazione) del segnale musicale, così come la sua amplificazione, adesso le modalità di riproduzione (o di produzione) sono drasticamente cambiate. Una parola basta per comprenderne pienamente il cambiamento e questa parola è “digitale”. Ormai siamo circondati da dispositivi che ci semplificano la vita, velocizzano i processi e facilitano la fruizione dei contenuti musicali. Dall’ascolto di un album in vinile utilizzando una catena valvolare ad uno costituito da musica in streaming e amplificazioni in classe D: ecco quello che attualmente è capace di offrire il mercato attuale. I dati ci dicono che il vinile negli ultimi dieci anni ha fatto da padrone nell’ambito delle vendite fisiche, ma non può competere con i miliardi di ascolti effettuati tramite i servizi di streaming digitale.

Una testina AEC London, un modello distribuito con soddisfazione in passato da Luigi Bocca.

Per esperienza posso dire che i nuovi sistemi, le nuove tecnologie hanno migliorato notevolmente la qualità dell’ascolto a parità di prezzo rispetto a trent’anni fa. Comprendo gli appassionati ma, per esempio, non è possibile confrontare un diffusore costruito tre decenni fa con uno di pari livello costruito con le nuove tecnologie. I sistemi CAD/CAM, le potenze di calcolo dei nuovi computer utilizzati e i nuovi materiali utilizzati rendono notevole il divario tra il vecchio e il nuovo e questo vale per tutti gli ambiti tecnici della riproduzione audio. Inoltre, in ambito “digitale”, l’utilizzo dei vari dispositivi è stato reso semplicissimo integrando l’utilizzo degli smartphone e dei tablet, generando una vera rivoluzione. La strada è segnata, fermo restando il fascino e la qualità dei sistemi analogici costruiti intorno all’amato vinile, vero miracolo per la qualità audio che è possibile estrarre, e alle amplificazioni di tipologia classica di alta qualità.

Per l’appunto, oggi molti ascoltatori si dividono tra streaming e vinile: secondo lei, come sta cambiando il modo di vivere la musica?

Cambiano le generazioni. La mia è cresciuta con il giradischi e le cassette e si risparmiava durante la settimana per acquistare un disco il sabato pomeriggio nel nostro negozio di riferimento. Da questo punto di vista, i nostri passaggi sono stati graduali e le nostre collezioni di dischi e i nostri impianti sono cresciuti con noi. Le nuove generazioni sono cresciute con i sistemi digitali, dall’MP3 a Spotify e quindi badano all’immediata disponibilità e a una fruizione più consumistica. Inoltre, la tecnologia bluetooth ha permesso la produzione di dispositivi per l’ascolto personale come le cuffie senza fili e le casse amplificate da stanza o portatili. Questo, in un recente passato, ha condotto i produttori musicali, soprattutto in ambito pop, a modificare la gamma dinamica della musica per adattarla alla ridotta capacità di riproduzione di questi dispositivi. Fortunatamente, si è compreso l’errore e si sta ricorrendo ai ripari. Altro fattore importante è che i quindicenni di ieri sono i trentenni di oggi, con maggiore disponibilità e propensione di spesa, quindi posso essere moderatamente ottimista, con l’introduzione sempre più massiva del digitale nelle nostre case e della Custom Installation, cioè l’integrazione su misura tra le mura domestiche dei sistemi di riproduzione audio e video.

I sistemi di ascolto della musica saranno sempre un fattore importante nella cultura di ognuno di noi, dove, per chi lo vorrà, ci sarà spazio anche per il nostro caro amato vinile. L’analisi necessaria è che quando parliamo di alta fedeltà, dobbiamo considerare un costo complessivo non indifferente per un utente non avvezzo a questo mondo o che vuole iniziare ad addentrarsi nei suoi meandri. La qualità delle elettroniche, sia analogiche che digitali, e dei diffusori richiede investimenti di ricerca e produzione molto alti con numeri di produzione limitati e la conseguenza di tutto questo è l’elevato costo dei prodotti di fascia alta. Ma l’alta fedeltà, nella segmentazione High-End, è sempre stata caratterizzata da caratteristiche simili ai prodotti di lusso. Quando decido di comprare una borsa o un vestito di Hermes o di Gucci, non mi meraviglio per il loro prezzo e oltre alla qualità oggettiva del prodotto, acquisto anche tutto quello che gira attorno a quel brand. In parallelo, se volessi decidere di acquistare una coppia di diffusori o una elettronica High-End, so che sto acquistando un oggetto non indispensabile ma che soddisfa le mie esigenze, più passionali che di pura sopravvivenza. Questo è il lusso: posso accedervi con centinaia o migliaia di euro. Sono scelte personali e dipendono dalle proprie capacità o volontà di spesa e dalle proprie esigenze. E in questo non c’è nulla di criticabile o incomprensibile. Allo stesso tempo, però, è anche possibile entrare nel mondo dell’Hi-Fi senza spendere cifre elevate, in maniera graduale e con grandi soddisfazioni, in quanto il mercato offre moltissime opportunità di acquisto di prodotti di altissima qualità a prezzi più che accessibili. Come dico sempre, l’Hi-Fi è un viaggio lungo e va affrontato un passo alla volta.

Il giovane chitarrista Matteo Mancuso, autentica star della musica jazz, il quale utilizza per la sua chitarra esclusivamente cavi progettati e costruiti da Luigi Bocca.

Se questo è il presente, quali tendenze future vede nel mondo dell’alta fedeltà e in quello dell’audio professionale?

Lo ripeto: la strada è segnata e il digitale è la via. Sopravviveranno ancora per molti anni i sistemi analogici, ma il digitale prenderà il sopravvento. Nell’ambito professionale, vedo che molti professionisti piano piano si sono convertiti ai sistemi digitali. Compressori, simulatori, effetti, elaboratori di segnale, ormai il settore è dominato dal digitale e nonostante siano ancora presenti tanti musicisti amanti dell’analogico e del valvolare, i sistemi digitali stanno continuando la loro inesorabile diffusione. Per gli appassionati, i suoni nati dalle amplificazioni elettriche, chitarra elettrica e basso elettrico, per esempio, appartengono al nostro imprinting musicale. Dagli anni Cinquanta fino agli anni Ottanta, questi due strumenti hanno segnato il suono della nostra colonna sonora: Beatles, Rolling Stones, Pink Floyd, Deep Purple, Genesis sono solo alcuni dei grandi gruppi che hanno segnato la scena musicale anni Sessanta e Settanta e le loro sonorità risultano inconfondibili. Proprio quei suoni, così particolari e ricercati, erano il frutto di effetti con semiconduttori al germanio o amplificazioni valvolari come il Marshall/Plexi JTM45 o il VOX AC30. Adesso questi suoni sono riproducibili con dispositivi digitali, in grado di replicare le loro caratteristiche audio. Da parte mia, ho avuto l’onore di collaborare con uno dei più grandi chitarristi italiani per l’ottimizzazione di un pedale per effetti e la parte elettronica, sviluppata da una grande azienda italiana, è completamente digitale, in grado di creare nuovi suoni, nati dalle esigenze di sperimentazione e ricerca musicale di un grande musicista.

Un argomento che ho a cuore è l’attuale modalità di accesso dell’utenza ai sistemi audio di alta fedeltà. Purtroppo, i negozi specializzati sono sempre di meno e soffrono fortemente della concorrenza dei marketplace, con prezzi che riducono sempre di più i margini per gli operatori, a discapito della qualità del servizio. In questa fase di trasformazione profonda del mercato, i social e i forum del settore a volte possono essere di aiuto e di supporto, ma in altre sono fuorvianti dando la possibilità a molti non perfettamente informati, di esprimere opinioni o consigli dettati spesso da una parziale conoscenza del mercato e degli aspetti puramente tecnici. Un consiglio ben ponderato espresso da persone competenti potrebbe fare la differenza tra un cliente soddisfatto ed uno insoddisfatto alla continua ricerca di un ipotetico miglioramento. A volte, basta solo un poco di buon senso in più…

È un vero peccato che la fascia consumer dell’Hi-Fi non sia più disponibile nei punti vendita fisici, nemmeno nella grande distribuzione. L’interazione con un venditore che sappia ascoltare le esigenze e consigliare un prodotto adeguato per l’ascolto della musica, anche in combinazione e integrazione con l’audio video, è un’occasione di vendita che la GDO (ossia la grande distribuzione organizzata) sta lasciando ai marketplace, con grave danno per il settore e per il cliente che, in mancanza di un consiglio o di un test diretto, è guidato spesso solo dall’aspetto economico; ciò porterà sempre più all’appiattimento dell’offerta verso il basso, a inevitabile discapito della qualità.

Attualmente, oltre a essere titolare di LAB Audio Technology, lei è anche responsabile delle vendite in Sicilia di Audiogamma; quali sono i suoi prossimi progetti e obiettivi nel mondo dell’audio? Si parla di un progetto assai particolare e ambizioso, quello denominato Hi-Fi Mercato. Di che cosa si tratta?

Da un paio di anni mi occupo dell’area della Sicilia per conto di Audiogamma e per me è motivo di grande soddisfazione e onore aver avuto ricevuto la fiducia da parte di un’azienda che ha contribuito a diffondere l’alta fedeltà in Italia. Dal 2019 ho dismesso la distribuzione diretta e la vendita di valvole per concentrarmi solo sulla progettazione, consulenza e assistenza per le problematiche audio professionali e di alta fedeltà. Questo mi ha dato anche il tempo per ragionare sulle dinamiche di mercato e sull’evoluzione del settore. L’utilizzo delle nuove tecnologie permette l’accesso a milioni di appassionati a dati, informazioni e a sistemi di vendita in grado di mettere in contatto migliaia di appassionati in Italia, in Europa e nel mondo. I marketplace hanno creato un vero e proprio universo di scambi tra privati e hanno dato la possibilità a tanti negozi fisici di avere una vetrina molto più grande con più opportunità di vendita. Ma questi canali hanno un difetto: sono generalisti e spesso mostrano categorie di prodotti molto diversi tra loro. Inoltre, i loro costi di gestione e le rigide modalità con cui si relazionano con i venditori rendono molto onerosa la vendita di alcune categorie di prodotto. Margini ridotti e costi elevati sono un problema in assenza di grandi volumi di vendita nel medio e lungo periodo.

Così, dopo tante analisi ed esperienze dirette (LAB Audio Technology ha avuto un negozio sul marketplace più famoso per un anno), ho iniziato a pensare quale avrebbe potuto essere la soluzione migliore e più efficiente per incontrare la domanda e l’offerta, lasciando le autonomie decisionali e operative ai singoli negozianti e fornendo la possibilità ai privati di vendere i loro prodotti per monetizzare o per poi acquistare un prodotto desiderato di maggiore pregio. Il tutto a costi che risultassero decisamente più bassi rispetto ai soliti canali utilizzati fino ad ora. La tecnologia adesso lo permette e dopo la registrazione del marchio e l’acquisto del dominio sto progettando (speriamo sia pronto prima dell’uscita di questa intervista) un nuovo marketplace verticale, specializzato esclusivamente nell’Hi-Fi. Un luogo di incontro dove appassionati potranno vendere e comprare e dove le aziende potranno gestire in autonomia le vendite con possibilità di promozioni e con analisi delle metriche, degli incassi, delle spedizioni con costi molto più bassi di quelli applicati dai più noti marketplace. Inoltre, la specializzazione di settore selezionerà l’utenza, risultando perfettamente in target con gli obiettivi di vendita. Naturalmente nessun costo fisso per gli annunci, una grafica moderna in linea con quello che sono le linee di design attuali, con attenzione ai dati relativi al mondo dell’alta fedeltà, cioè niente campi inutili ma solo quelli necessari al riconoscimento dei prodotti e in funzione per ogni tipologia di prodotto. Questo è l’obiettivo di Hi-Fi Mercato e spero che il mio lavoro e le mie speranze possano essere di supporto al nostro settore che è anche la nostra più grande passione.

Un’ultima domanda, sig. Bocca. Guardando indietro, quali esperienze sono state le più hanno istruttive come professionista e imprenditore del settore audio?

In questo le precedenti esperienze mi hanno aiutato, in particolare gli anni trascorsi nell’Arma dei Carabinieri, i quali mi hanno insegnato disciplina, organizzazione e senso etico e la Programmazione Neuro Linguistica che ha affinato le capacità relazionali. D’altronde, se stiamo facendo quest’intervista, allora vuol dire che qualcosa di buono è stato fatto.

Andrea Bedetti

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