La prova di ascolto dei cavi di segnale RCA e XRL top progettati da Ernesto Villani è stata, non lo nascondo, entusiasmante. Naturalmente, si tratta di componenti che devono essere ospitati in catene audio di alto profilo per poter sprigionare appieno tutte le loro caratteristiche e qualità
Torno a parlare assai volentieri della Quality Audio del progettista Ernesto Villani, con sede a Vercelli. Così dopo aver saggiato la qualità dei cavi di potenza Reference ZE, il cui prezzo non è certo per tutte le tasche, ma le cui prestazioni sono da olimpo audiofilo, ora ho avuto la possibilità di provare, sempre nella serie top Reference, i cavi di segnale, sia nella versione sbilanciata, sia in quella bilanciata.
Rifacendomi su quanto affermano le informazioni che si trovano nel sito web della Quality Audio, i cavi di segnale che appartengono a questa serie sono caratterizzati da un conduttore interno della Mundorf, una ditta tedesca, con sede in Colonia, molto apprezzata dai tecnici e dagli esperti del settore High-End, composto da una speciale lega costituita da un solid-core in rame, argento e oro, più precisamente il modello Angelique, avvolto poi dallo stesso Villani tramite una geometria proprietaria bidirezionale (della quale ho già scritto nel corso della mia analisi sui cavi di potenza). Ovviamente, una scelta così accurata (e dispendiosa) dei materiali utilizzati impone un prezzo finale, anche in questo caso, di una certa entità, in quanto, e lo svelo subito, sia la versione RCA (lunga 1,05 metri), sia quella XRL (lunga 1,20), costano 2.900 euro IVA esclusa.
Il prodotto
Prima di tutto, ho ricevuto le due coppie di cavi in una robusta ed elegante scatola in cartone. A prima vista e al tatto, colpiscono l’indubbia qualità e la solidità dei cavi, in particolar modo i connettori Furutech nella versione RCA, mentre quella XRL monta gli affidabilissimi e consolidati connettori Neutrik. Si tratta di una costruzione artigianale eseguita con doppia schermatura in Rame OFHC per entrambe le versioni RCA e XLR, la quale le rende idonee, oltre che per le sezioni linea, anche per i collegamenti Phono di altissima qualità. Villani specifica che per realizzare una coppia di Reference RCA o XLR sono necessarie oltre venti ore di lavoro, eseguite direttamente da lui. Per coloro che non sono avvezzi con le terminazioni Furutech, Villani ha pensato bene di allegare un foglietto nella scatola in cui spiega come fissarli nel modo ottimale, ricordando che è possibile inserirli anche senza alcun serraggio, mantenendo il corpo rotante tutto arrotato, oppure facendo ruotare di alcuni giri la ghiera senza forzare fino a quando il connettore comincia a fare resistenza, in modo di avere la certezza di aver ottenuto un collegamento ideale. Ovviamente, anche queste versioni di cavi top-level vantano, come già accennato, la Bidirectional Technology. Infine, ogni coppia di cavi viene inviata al cliente avendo alle spalle, come da filosofia Quality Audio, almeno un paio di ore di rodaggio, ma io, non sapendo né leggere né scrivere, ho preferito allungare il rodaggio di altre cinque/ore. A quel punto, sono finalmente passato al test di ascolto.
Il test di ascolto
Sarà, ma sono e resto “uomo di altri tempi”, e quindi la mia attenzione si è subito concentrata sulla versione sbilanciata di questi cavi, iniziando con una seduta analogica. La mia scelta è caduta, a livello di presa del suono, su una registrazione orripilante e su una, invece, eccelsa. Perché questa scelta “dalle stalle alle stelle”? Semplice, per vagliare e testare la naturalezza esaltata da Villani per i suoi cavi, una qualità che evidenzia ulteriormente ciò che c’è di male e di bene in una registrazione. Quindi, ho appoggiato la testina del mio Gyrodec Michell su un vinile della famigerata Deutsche Grammophon, famigerata nel senso che a partire dagli anni Settanta e, soprattutto, negli anni Ottanta fu artefice di una serie di prese del suono da fare accapponare la pelle (e le orecchie degli audiofili). Come quella in questione, con l’ottimo Claudio Abbado che dirige i Wiener Philharmoniker nelle Ventuno danze ungheresi di Johannes Brahms, un LP risalente al 1983, con il master già in versione digital, vale a dire la perversione travestita con i panni di Cenerentola. La peculiarità di queste prese del suono e di questo tipo di master fu di restituire un suono di una metallicità a dir poco spaventosa, spigoloso, repellente a qualsiasi tipo di rotondità e di sfumature timbriche, insomma uguale a quello presente nei primi CD di quel decennio, né più né meno. Quindi, se un neofita volesse avvicinarsi al meraviglioso mondo dell’analogico non dovrebbe mai cominciare da queste incisioni, ma starci alla larga, come se si trattasse della peste bubbonica. Ad ogni modo, è sufficiente ascoltare la prima di queste meravigliose Danze, basata su un fremente dialogo tra gli archi e i fiati, per constatare la piattezza della scena e l’infausto impasto timbrico che proviene da queste due sezioni orchestrali, con una dinamica floscia come un soufflé miseramente fallito e con una ricostruzione spaziale sottile come una sottiletta di formaggio. Ora, non dico che l’intervento dei Reference RCA abbia trasformato questa registrazione in un novello Lazzaro, del tipo “alzati e suona come Cristo comanda”, ma almeno è riuscito a tirare fuori dalla camera iperbarica del vinile un po’ più di slancio (lo si capisce dall’attacco e dai ff enunciati dai violini e dalle viole), oltre a definire e a scontornare con maggiore correttezza gli strumentini, che finalmente riescono a capire dove devono posizionarsi all’interno della compagine viennese. E poi, miracolo!, al posto di seghe da falegname, i professori preposti agli archi scoprono di avere un archetto in mano, il che, anche se non restituisce come si dice sempre in casi del genere, “setosità”, quantomeno non massacrano le orecchie con uno sfregare che a lungo andare dà, ve lo assicuro, sui nervi, poiché la naturalezza che i Reference vantano, permette di andare a raschiare il fondo del barile e a portare a galla quella decenza timbrica, quel respiro orchestrale, che evitano di prendere il vinile in questione e di usarlo per allenarsi per le prossime Olimpiadi nella specialità del lancio del disco.
Queste le stalle, passiamo adesso alle stelle, almeno in confronto alle stesse stalle. Nel senso che ho preso in esame un’altra registrazione dello stesso periodo, per l’esattezza del 1984, dell’etichetta tedesca MDG (acronimo che sta per Musikproduktion Dabringhaus und Grimm), anch’essa con un master digitale, in quanto nelle intenzioni della label di Detmond il progetto in questione era nato per essere riversato su CD, ma che almeno non ha partorito un aborto teratologico come quello dell’etichetta gialla. Così, quanto registrato dal direttore polacco Jerzy Maksymiuk e dalla Polish Chamber Orchestra, con brani tratti, tra gli altri, da capolavori consolidati quali Eine kleine Nachtmusik di Mozart e la Sinfonia da Queen of Sheba di Händel non ne sono usciti sonicamente atomizzati, ma restituiti con la possibilità di apprezzare quanto gli audiofili, oltre che gli appassionati, richiedono da una presa del suono quantomeno decente e affidabile, ossia dinamica veloce e naturale, oltre che energica, un palcoscenico sonoro che dia l’illusione di una spazialità nella quale affiori una profondità e una ricostruzione tridimensionale dell’evento sonoro e una capacità di poter distinguere i vari registri orchestrali senza che risultino impastati in formato blend da whisky di bassa lega. Ora, l’apporto dei Reference RCA non ha fatto altro che aumentare, alzare il livello di tali parametri, a cominciare dalla dinamica, visto che simbolicamente questi cavi possono trasformarsi alla bisogna (ossia quando la registrazione lo permette) in una miccia collegata a una quintalata di TNT. Però, attenzione, non voglio affermare che il vinile in questione si sia semplicemente trasformato in una sorta di Hulk in versione incazzata, ma che la dinamica che ha espresso, ha potentemente allargato la scena sonora, con un debito avanzamento di tutta la compagine orchestrale, la quale, essendo da camera, non ha restituito di conseguenza un’immagine scorretta (certo fosse stata la mastodontica Concertgebouw impegnata nella Sinfonia dei mille di Mahler, nella mia stanza d’ascolto saremmo stati un po’ strettini… ).
Avendo a disposizione, a livello di pre, il top di gamma della AM Audio disposto su due telai, ho potuto eseguire l’ascolto, alternando con la manopola del selettore determinati passaggi espressi dalla linea RCA e da quella XRL. Indubbiamente, anche quest’ultimo cavo ha dimostrato qualità e caratteristiche tali di assoluto rilievo ma, a mio modesto parere, se avete un impianto all’altezza e potete permettervi uno spazio inferiore al metro tra le apparecchiature collegate, la mia risposta è semplice: RCA per tutta la vita! Mi spiego meglio: nel corso degli anni ho perso il conto dei cavi di segnale che ho provato e testato sul mio impianto multiamplificato di ascolto di riferimento, il quale appartiene alla categoria Hi-End. Queste reiterate prove con cavi di diversa qualità e lunghezza, sia che fossero bilanciati o sbilanciati, mi hanno portato ad avere una convinzione, ossia che se si ha a disposizione una catena esoterica bisogna puntare su cavi RCA a patto di avere un gioco di lunghezza tra le apparecchiature coinvolte inferiori al metro, in modo che la perdita sonora sia praticamente quasi inesistente. Più la qualità della catena è alta, più i benefici del cavo sbilanciato vengono esaltati, mentre se l’impianto di ascolto non è di alto o altissimo livello e soprattutto se la disposizione della catena impone cablaggi di una certa lunghezza, allora la scelta su cavi di segnale bilanciati diventa prioritaria.
In uno scambio di impressioni che ho avuto con lo stesso Ernesto Villani durante il test di ascolto dei suoi due cavi top di segnale, il progettista piemontese ha confermato che gli RCA Reference vantano un impatto dinamico da togliere il respiro, anche se spostano un po’ avanti il palcoscenico sonoro, contrariamente agli XLR Reference che hanno una dinamica meno pronunciata, ma una maggiore correttezza (almeno rispetto a quanto offerto dalla presa del suono, non dimentichiamolo) nella ricostruzione spaziale dell’evento sonoro.
Semmai, posso dissociarmi con il suo suggerimento per così dire di “genere”, ossia che Villani consiglia i cavi bilanciati per la classica e quelli sbilanciati per gli altri generi, a cominciare dal jazz. Da parte mia, “smanettando” con la manopola di selezione, non ho potuto confermare questa discrepanza così evidente, poiché, sempre a mio modestissimo parere, quando si entra nell’universo variegato dell’ascolto esoterico, ci troviamo di fronte a una molteplice mappatura di sfumature sonore che appartengono di fatto solo a quella determinata catena, che può reagire e lavorare meglio o con il bilanciato o con lo sbilanciato (senza poi contare l’aspetto, altrettanto determinante, dato da uno stato solido, come per ciò che riguarda il mio impianto, oppure da quello valvolare!).
A conferma di quanto ho scritto finora, sempre basandomi sul mio impianto di ascolto, le stesse impressioni sono state fornite con un test condotto sul digitale, sia con CD e SACD, sia con la musica liquida, sempre giocando sull’intervento e sul coinvolgimento della coppia bilanciata e di quella sbilanciata. In linea generale, il cavo RCA mi ha offerto un quadro sonoro che è entrato pienamente in empatia con il resto della catena audio, risultando più aderente, rispetto ai parametri audiofili presi in oggetto, con una resa e con una reazione di ascolto maggiormente veritiera riguardo la registrazione presa in considerazione. Ciò, inevitabilmente, non ha fatto altro che evidenziare ciò che di buono e di cattivo si cela in una presa del suono; quindi, entrambi i cavi hanno mostrato un’eccelsa naturalezza, cosa che dovrebbe fare ogni componente che fa parte di una catena audio eccelsa, la quale ha la capacità di mettere semplicemente a nudo tutte le virtù e tutti i difetti che sono presenti nelle informazioni sonore conservate in una registrazione.
Conclusioni
La lezione che si può apprendere, dopo aver ascoltato i cavi bilanciati e sbilanciati di segnale top della Quality Audio, è che prodotti artigianali di tale qualità impongono prima di tutto un impianto decisamente all’altezza. Come dico sempre in questi casi, a che cosa potrebbe servire la scatola del cambio di una Ferrari montata su una Cinquecento, con tutto il rispetto che si può avere per quest’ultima automobile? Migliorerebbe tutte le caratteristiche e le peculiarità? La trasformerebbe in una vettura di categoria superiore? No, ebbene allo stesso modo, chi ha un impianto di ottima fattura e vuole possedere dei cavi di segnale che possano aumentare di uno o più gradini la scala di valori inerenti all’ascolto, allora la scelta, anche per via del loro costo (e non sto scherzando), non può che cadere sui Reference di Ernesto Villani, anche perché (e non sto scherzando neanche adesso) se fossero costati il doppio, il discorso e il suggerimento non sarebbero cambiati. Poi, c’è la questione tra la “filosofia” bilanciata e quella sbilanciata. Bene, più l’impianto di ascolto è sofisticato e importante, a livello di componentistica e di prestazioni, più diventa fondamentale comprendere come questo possa reagire rispetto al RCA e al XRL, al di là dei generi musicali ascoltati e che possano favorire il lavoro, a detta del nostro progettista, di questo o di quello. Quindi, tenuto conto che Villani gentilmente si offre di venire di persona per farli provare, prova che è completamente gratuita per le regioni di Piemonte, Lombardia, Valle d’Aosta e Liguria, mentre per le restanti regioni più distanti il progettista chiede solo un piccolo contributo spese carburante, scontabile in caso di acquisto, chiedetegli di portare entrambi, in modo che possiate saggiarli e ascoltarli come ho fatto io.
Dati tecnici
Conduttore: Mundorf (Marchio Registrato) modello ANGELIQUE.
Bidirezionale: Sì (Brevetto esclusivo Quality Audio).
Multiconduttore: Sì
Sezione del conduttore: 2 x 0,5 mmq
Isolamento: P.E.T.
Schermatura: Doppia calza in rame OFHC (doppia schermatura).
Stagno utilizzato: Mundorf Silver-Gold.
Diametro esterno cavo: 8 mm.
Capacità: 77pF /mt.
Finitura: calza nylon intrecciata antitaglio colore nero lucido.
Effetto pelle: totalmente assente fino a 100 KHz.
Lunghezza standard sbilanciato: 1,05 mt.
Lunghezza standard bilanciato: 1,18 mt.
Lunghezze diverse su richiesta: sì.
Garanzia: 5 anni.
Periodo di prova “Soddisfatti o rimborsati”: 30 gg.
Possibilità di prova gratuita a domicilio senza impegno: Sì
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