Il pittore e saggista veronese Curzio Vivarelli ha scritto un libriccino, dal titolo Pensieri beethoveniani, nel quale ha voluto evidenziare collegamenti e affinità tra l’opera del genio di Bonn e quella di “fratelli d’elezione” quali, tra gli altri, Leopardi, Schopenhauer e Nietzsche.
Quando la statura artistica e culturale di un uomo è talmente strabordante nella sua essenza e nella conseguente rivoluzione che apporta con la sua opera, appare più che lecito far scattare nelle pieghe della fantasia e della riflessione una serie di similitudini e di raffronti con altri personaggi del mondo dell’arte e della conoscenza che possono e debbono essere messi al suo fianco. Questo perché la genialità dell’uno è faro e, allo stesso tempo, lente d’ingrandimento per focalizzare anche meglio quella degli altri giganti posti alla sua stessa altezza e dimensione.
Questo tipo di operazione stimolante e coinvolgente per prerogative e orizzonti prospettati è stata fatta da un pittore d’estrazione futurista ed erudito della cultura germanica, il veronese Curzio Vivarelli, specialista della tecnica dell’acquarello applicata alla sfera paesaggistica, in un raffinato e densissimo libercolo di appena ottanta pagine, pubblicato dalle Edizioni del Tridente, che porta un titolo apparentemente fuorviante, Pensieri beethoveniani, in quanto potrebbe indurre il lettore nel credere di trovarsi di fronte a qualcosa che appartiene strettamente al mondo speculativo del genio di Bonn. In realtà, ci troviamo di fronte a un proliferare di corrispondenze, di allacciamenti, di ponti metafisici, di affinamenti speculativi che l’autore va puntualmente a “disegnare” tra Ludwig van Beethoven e altre imprescindibili colonne della più profonda sapienza occidentale.
Tanto per chiarire, Curzio Vivarelli chiama in causa, tra gli altri, il nostro Giacomo Leopardi, il sublime pessimista antidealista, e da qui, di conseguenza, i suoi “fratelli d’elezione” quali Arthur Schopenhauer e Friedrich Nietzsche che, in fatto di musica e del pensiero che scaturisce da essa, di cose interessanti e ineludibili ne hanno scritto a iosa. Ma questi geni sono solo una sorta di porta d’ingresso dalla quale, di volta in volta, di pagina in pagina, entrano altri personaggi che hanno saputo lasciare orme d’antica pietra e dei quali Vivarelli si è giustamente nutrito per emanare la sua testimonianza in nome di un “mondo di ieri” che s’iscrive nei solchi immortali della vera e corretta Tradizione del nostro Occidente. La genialità di un artista, di un Halbgott, come lo inquadra l’autore, ossia un “semidio”, non sta solo nella sua opera, nei suoi capolavori, ma anche e soprattutto nel suo rendersi collettore, unificatore e, allo stesso tempo, diramatore e dispensatore di scintille, di illuminazioni eraclitee e di sagaci parallelismi plutarchiani con cui prendere per mano altri sommi dei quali intridere la nostra quotidianità.
Ad arricchire e impreziosire il volumetto ci sono anche due illustrazioni dello stesso Vivarelli, il quale ricorda che Pensieri beethoveniani non è in distribuzione, ma lo si può acquistare prendendo contatto con lo stesso autore via posta elettronica.
Andrea Bedetti

Curzio Vivarelli – Pensieri beethoveniani
Edizioni del Tridente pp. 84, 2024
Per l’acquisto, scrivere all’e-mail monskaberlaba@gmail.com
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