Eccoci alla seconda puntata della serie dedicata a dischi, giradischi e ovviamente agli appassionati del buon suono analogico, quello di certi vinili che magari hanno più di sessant’anni ma sanno ancora stupirci ed emozionarci. In questa seconda parte ci dedicheremo all’equalizzazione fonografica, un elemento fondamentale ma spesso trascurato nella corretta riproduzione dei dischi in vinile, con una piccola galleria di “consigli per gli acquisti”
La prima cosa da fare è avere ben chiaro qual è il significato delle due parole “equalizzazione” e “fonografica”. Una rapida ricerca in rete ci informa che “in ambito audio, l’equalizzazione è una tecnica che permette di regolare il livello di volume di specifiche frequenze o gamme di frequenze di un suono”, e che invece “in elettronica e telecomunicazioni, indica le tecniche per ridurre la distorsione di un segnale elettrico e migliorare la fedeltà del segnale d’uscita rispetto a quello d’ingresso”. In realtà, vedremo che entrambi queste due definizioni sono applicabili al nostro caso. Molto più semplice è ciò che ci viene restituito quando cerchiamo il significato di “fonografico”, e cioè “relativo al fonografo o grammofono”, più modernamente detto giradischi. Mettendo tutto insieme ne deduciamo che l’equalizzazione fonografica è un processo di modifica delle frequenze applicato durante i processi di produzione e di riproduzione di un disco.
Perché i dischi vengono equalizzati?
I lettori di Grooveback Magazine che hanno letto la prima puntata di questa serie sanno già che un disco in vinile stereofonico viene fabbricato partendo da una lacca incisa da un tornio incisore pilotato dal master stereo a due canali preparato in fase di masterizzazione. Questo è momento più delicato e critico di tutto il processo di incisione, in quanto la larghezza e la spaziatura fra i solchi determinano la qualità finale del disco. In altre parole, si cerca di tenere i solchi abbastanza spaziati in modo che essi abbiano dimensioni tali da assicurare una buona dinamica e una sufficiente estensione alle basse frequenze. Ma una dimensione eccessiva dei solchi potrebbe provocare interferenza tra di loro durante il processo di incisione o il salto della puntina durante la riproduzione del disco. Inoltre, i processi di incisione e di lettura del disco provocano un rumore superficiale alle alte frequenze capace di coprire in maniera determinante le note alte presenti nel programma musicale inciso. Per evitare questi gravi inconvenienti, quando un disco viene inciso il suono viene equalizzato riducendo il livello delle basse frequenze ed incrementando quello delle alte (la pre-enfasi), un procedimento che serve a limitare le dimensioni dei solchi dovute alle basse frequenze e a diminuire il livello del rumore superficiale alle alte. Senza pre-enfasi, le dimensioni dei solchi sarebbero tali da far saltare la puntina, e il rumore superficiale coprirebbe le note alte. L’applicazione della pre-enfasi provoca un’alterazione della risposta in frequenza del programma musicale inciso sul disco, per cui in fase di riproduzione è necessario applicare un’equalizzazione inversa a quella applicata in fase di incisione (la de-enfasi), operazione alla quale provvede lo stadio fono presente nel vostro pre-fono, amplificatore integrato o AVR. Per avere però un quadro completo in che cosa consiste il processo di enfasi e de-enfasi, e di come utilizzare gli apparecchi, ormai numerosi, che offrono questa interessante e a volte inevitabile possibilità operativa, dobbiamo fare un salto indietro nel tempo.
Come si è sviluppato storicamente il processo di equalizzazione dei dischi
Agli albori delle incisioni discografiche, diciamo a partire dai primi anni del secolo scorso fino al 1925, le incisioni venivano fatte con una tecnologia acustica e non elettrica, le velocità di rotazione variavano da settanta a novanta giri al minuto, e le modulazioni degli stili incisori potevano essere orizzontali, verticali o diagonali. Tralascio, almeno per il momento, i dettagli tecnici relativi ai suddetti processi di modulazione degli stili incisori, evidenziando però il fatto che tutte le incisioni acustiche, a quei tempi, venivano effettuate senza equalizzazione, in quanto i dischi venivano incisi senza microfoni e senza apparecchiature che potessero applicarla. A partire dal 1925 le case cominciarono ad applicare il processo di registrazione elettrico, e con esso una pre-enfasi. In particolare, il sistema di registrazione elettrica sviluppato dai Bell Laboratories e Western Electric, che fu dato in licenza alle case discografiche all’epoca leader del mercato come Columbia e Victor, costituì de facto il nuovo standard da applicare nel processo di incisione dei dischi: velocità di rotazione del disco sempre pari a settantotto giri al minuto, incisione sempre laterale (come i successivi LP mono) e solco normale, da cui il fatto che i settantotto giri registrati con il procedimento elettrico sono noti come N (Normal) 78.
Le case discografiche si sbizzarrirono nel proporre e usare curve di equalizzazione proprietarie diverse tra loro e alla fine oggi se ne possono elencare veramente tante. Un caso a parte sono i cosiddetti Transcription Disc, grossi dischi di ceralacca da sedici pollici di diametro che le stazioni radio utilizzavano per la registrazione delle trasmissioni, e che solitamente venivano equalizzati con la curva NAB (National Association of Broadcasters) proposta come standard nel 1942, per cui oggi la troviamo spesso indicata come NAB Transcription, che è la stessa chiamata Orthacoustic e utilizzata dalla NBC a partire dalla metà degli anni Trenta. Per quanto riguarda invece i nostri amati vinili, come abbiamo visto nella prima parte, il primo LP a trentatré giri microsolco fu pubblicato dalla Columbia nel 1948, e anche in questo caso presto le case discografiche dell’epoca cominciarono a personalizzare le curve di pre-enfasi utilizzate nelle loro incisioni, soprattutto alle basse frequenze, per ottimizzare la resa acustica dei propri dischi microsolco. Un tentativo di standardizzazione definitiva fu compiuto da RCA con la curva New Orthophonic, che divenne standard mondiale quando fu proposta dalla Recording Industry Association of America (RIAA) negli USA a partire dal 1955 e in Europa dal 1962. La RIAA è la curva di equalizzazione ancora oggi comunemente adottata per i dischi in vinile di nuova produzione.
È interessante notare che in certi casi alcuni dischi (ad esempio, i Deutsche Grammophon stampati in un certo periodo) venivano e forse ancora oggi vengono considerati carenti in certe zone dello spettro acustico solamente perché vengono riprodotti con una curva di de-enfasi non corretta, ed è proprio in questi casi che un apparecchio che preveda la possibilità di impostare la giusta curva di equalizzazione può essere di insostituibile aiuto agli appassionati, per consentire loro di riprodurre le incisioni storiche della propria collezione nel modo corretto. Con le moderne tecnologie oggi disponibili e ormai alla portata di ogni appassionato è pure possibile campionare le incisioni storiche della propria collezione e poi elaborare i file risultanti con appositi plug-in come quelli disponibili per l’ottimo programma open-source Audacity. Riguardo però la necessità di applicare o meno una curva di de-enfasi durante l’ascolto, spesso gli esperti hanno pareri contrastanti. Ad esempio, per quanto riguarda l’utilizzo di una testina magnetica con stilo per settantotto giri, alcuni sostengono come corretta l’applicazione di una curva di de-enfasi piatta, mentre altri sostengono che vada applicata una curva di de-enfasi 800N-16 per compensare un presunto raddoppio del livello con la frequenza. In questi casi ci può venire aiuto il nostro orecchio e la flessibilità offerta dai pre-fono che ci consentono di impostare la curva a noi più gradita.
Quali sono le principali curve di equalizzazione
La prolungata assenza di uno standard fece sì che furono molte le curve di equalizzazione utilizzate nel processo di produzione dei dischi nel corso di diversi decenni del secolo scorso. Ciò provocò una notevole confusione e disorientamento negli appassionati, che si trovarono a non disporre di apparecchiature che permettessero di impostare queste curve di equalizzazione o a non sapere quale fosse la curva corretta da impostare per l’ascolto dei dischi da loro acquistati. Le curve più comuni sono tipicamente considerate quelle riportate nella seguente tabella.
| CURVA | ID | APPLICAZIONE |
| RCA 78 | 800N-8 | 78 giri RCA |
| COLUMBIA 78 | 300N-16 | 78 giri Columbia |
| AMERICAN 78 | 250N-6 | 78 giri americani |
| DECCA FFRR 78 | 250N-D | 78 giri Decca FFRR |
| 250 FLAT | 250N-0 | 78 giri più recenti (indicati con N78) HMV (His Masters Voice), Columbia, CETRA, Parlophone, Brunswick |
| 500 FLAT | 500N-0 | Molti dischi europei prodotti prima del 1950 e dischi americani tranne RCA Victor e Columbia |
| AES | 400N-12 | Nata nel 1951 per compatibilità con standard usati prevalentemente negli USA. |
| COLUMBIA LP | 500C-16 | LP Columbia, HMV, Vanguard, Bach Guild, Cetra M33, Vox. |
| LONDON LP | 500C-10.5 | London M33 & M45, Decca |
| CCIR | LP DGG dal 1952 al 1955 | |
| IEC | Dischi 78 giri dal 1955 | |
| NAB | 500B-16 | Utilizzata per transcription discs |
| NARTB | Sostituì NAB standard, applicabile ad Artist, Capitol, MGM, Westminster (vedere copertina), Tempo M33 | |
| OLD ORTHO | 550N-13.7 | Come New Orthophonic e RIAA |
| OLD RCA | 800N-8 | Come RCA 78 |
| RIAA | 500R-13.7 | RCA “New Orthophonic” standard dal 1952. Standard mondiale dal 1967 |
| TELDEC | 500R-11 | Telefunken e Decca fondarono l’etichetta TELDEC che nel luglio 1957 propose l’equalizzazione usata per le norme DIN tedesche: DIN4553 3, DIN45536, DIN45537. |
| TELEFUNKEN | 400N-0 | Utilizzata per LP Telefunken prima del 1957 |
Cosa offriva e cosa offre oggi il mercato
Fu così che vennero messi sul mercato apparecchi in grado di permettere l’impostazione di una curva di equalizzazione selezionabile tra quelle più utilizzate. Un esempio a mio avviso eccezionale di questi apparecchi è il Quad 22, prodotto a partire dalla prima metà degli anni Cinquanta e antesignano degli apparecchi disponibili oggi sul mercato. Eccezionale nella sua compattezza e nel design, ma soprattutto eccezionale nella sua semplicità operativa, che garantiva comunque un’ampia flessibilità soprattutto nel numero di curve disponibili e impostabili. Presentato come Control Unit e destinato a pilotare uno o due amplificatori Quad II, ancora oggi è ricercato e stimato dagli appassionati, e non mancano i laboratori specializzati che vi possono guidare nell’acquisto e nella necessaria attività di restauro. È interessante notare che Quad ha da poco presentato un’ennesima rivisitazione della coppia pre e finale 33 e 303, ripropone una cifra stilistica e una modalità operativa molto simili a quelle della coppia 22 e II del passato (Fig. 1).


Piccolo e aggraziato, e con un’estetica senza tempo che gli fa fare ancora oggi bella figura in un impianto ispirato al tipico minimalismo inglese, il Quad 22 con le combinazioni di soli tre deviatori riusciva a rendere disponibili all’utilizzatore tutte le curve di equalizzazione che vedete elencate nella tabella. Se non è flessibilità questa…
Passando ora a tempi più recenti, mi fa molto piacere farvi notare che l’industria dell’audio italiana si distingue a pieni voti anche nel campo dei pre-fono dotati di impostazione della curva di equalizzazione. Una macchina che ben rappresenta questa eccellenza è a mio avviso il pre-fono GM phono v.3.0 proposto dalla Faber’s Power di Fabrizio Baretta. Ho avuto l’opportunità di usare questo massiccio e versatile stadio fono costruito a mano, che suona molto bene e la cui versatilità permette di interfacciarlo in maniera ottimale a ogni combinazione testina+braccio+cavi, oltre a poter utilizzare le curve di equalizzazione più comuni (Fig. 2).




La foto d’assieme mostra l’aspetto solido e pulito del pre-fono GM phono v.3.0, e le due foto di dettaglio confermano la sua ottima flessibilità operativa. Nella prima foto, la possibilità di impostare per ognuno dei tre ingressi MC e uno MM il corretto carico visto da testina+braccio+cavo, nella seconda foto la possibilità di impostare una curva di equalizzazione tra le cinque più usate che vedete indicate nella tabella che segue.
Un’altra azienda italiana da tenere in considerazione è la fiorentina Gold Note, con tre modelli in catalogo, il PH-5, il PH-10 e il PH-1000. Ho avuto modo di utilizzare l’entry level PH-5 e il top di gamma PH-1000 e anche in questi casi ho potuto constatare di avere a che fare con apparecchi ottimamente progettati e costruiti, che consentono un’ottima flessibilità operativa in termini di interfaccia con il vostro o i vostri giradischi, e ovviamente in termini di selezione della curva di equalizzazione più adatta alle vostre esigenze e alla vostra collezione di dischi storici, curva addirittura configurabile ad hoc sul PH-1000, consentendovi di riprodurre i vostri dischi con un suono ottimo e il più possibile conforme a quanto a suo tempo previsto dai tecnici responsabili dell’incisione (Fig. 3).



Estetica essenziale ma elegante quella dei tre pre-fono Gold Note PH-5, PH-10 e PH-1000. Tre curve di equalizzazione per i modelli PH-5 e PH-10, che diventano configurabili a piacere più altre predefinite sul PH-1000.
Diamo anche uno sguardo anche a quello che offre il mercato internazionale. Apparecchio interessante e che costituisce una valida alternativa per chi vuole entrare nel mondo dell’equalizzazione fonografica senza fare per il momento passi troppo impegnativi è il Pro-Ject Phono Box RS-2. Ho avuto modo di utilizzarlo, e ho apprezzato, oltre al suo suono, la flessibilità di questo pre austriaco in termini di flessibilità nell’impostare il corretto carico verso il vostro giradischi e la possibilità di impostare le due curve di equalizzazione RIAA e DECCA, il tutto a un prezzo del tutto abbordabile (Fig. 4).
Nella stessa fascia di prezzo si colloca un altro apparecchio interessante, proveniente però dal Paese del Sol levante, il TEAC PE-505. Il costruttore dichiara per questo pre una circuitazione completamente bilanciata, le combinazioni di carico offerte sono numerose e le curve di equalizzazione disponibili sono tre, la RIAA, la DECCA e la COLUMBIA. Una possibilità operativa molto interessante e difficile da trovare su altre macchine è quella che consente di indicare l’impedenza di carico della testina, incluso il cavo, nel VU meter al centro, premendo il pulsante Measure sul pannello frontale. Lo strumento consente anche di mostrare la presenza di frequenze inferiori a 6 Hz, eliminabili all’occorrenza attivando il filtro subsonico a 24 dB per ottava (Fig. 5).
Salendo di livello e quindi di prezzo, ma restando in Giappone, due macchine sicuramente degne di nota sono quelle proposte da Zanden, il Model 120 a stato solido e il Model 1200 valvolare con alimentazione separata, proposto nelle due versioni MK III e Signature. Dotati di un design raffinato ed esclusivo, i pre giapponesi si distinguono grazie alla loro possibilità di impostare ben cinque curve di equalizzazione, e cioè l’immancabile RIAA, oltre alle TELDEC, EMI, COLUMBIA e DECCA. Interessante quello che dichiara l’azienda sul suo sito web: “Molte persone credono che le curve di registrazione degli LP stereo siano state unificate secondo lo standard RIAA. Tuttavia, come risultato di un’indagine condotta da Zanden, siamo giunti alla conclusione che esistono anche le curve TELDEC, EMI, COLUMBIA e DECCA oltre alla RIAA, e devono essere supportate. Inoltre, se la fase di registrazione degli LP stereo prende come riferimento la fase di uscita delle testine stereo contemporanee, è stata identificata anche l’esistenza di registrazioni con fasi invertite estremamente numerose. Questi fatti ribaltano la ‘saggezza’ convenzionale sugli LP stereo. Il modello 1200mk3 di Zanden risolve tutti questi problemi. Se riprodotti con la corretta curva di equalizzazione e fase, gli LP stereo ci presenteranno un mondo meraviglioso e sorprendente di musica mai sperimentato prima” (Fig. 6).


Indubbiamente affascinante e elegante l’aspetto dei pre-fono giapponesi Zanden Model 120 e Model 1200 signature.
Nell’olimpo dei pre-fono dotati di possibilità di selezionare della curva di equalizzazione troviamo due apparecchi, uno rivolto al mercato commerciale proposto dal costruttore americano Audio Research, il Reference Phono 10, soluzione top di gamma in due telai (stadio fono e alimentatore) che insieme superano i trenta Kg di peso. Specifiche tecniche di altissimo livello, costruzione completamente dual-mono e circuitazione bilanciata, con venti stadi di regolazione della tensione di alimentazione, FET e quattro valvole 6H30 negli stadi di preamplificazione. Le curve di equalizzazione selezionabili sono tre, la RIAA, la COLUMBIA e la DECCA (Fig. 7).
Il secondo apparecchio di cui vi voglio parlare in chiusura di questa breve carrellata è il favoloso JPA 66 Mk II proposto dalla tedesca EMT, quella dei famosi giradischi della serie 900, e destinato prevalentemente al mercato professionale, ma che non sfigurerebbe certo anche in un impianto consumer di altissimo livello. Denominato dalla casa costruttrice Varia-Curve Tube Stereo Control Center e proposto all’interno della serie Jubilee, è dotato di ben quattro ingressi fono e due di linea, e della possibilità di regolare con continuità i parametri di carico e quelli della curva di equalizzazione, cosa che richiede una certa esperienza, ma niente di preoccupante. Viene fabbricato completamente a mano e dispone di circuitazione a valvole completamente bilanciata e basata su triodi dedicati ad applicazioni audio. Per chi volesse qualcosa di meno impegnativo, la casa propone anche il modello 128, dall’estetica minimale ma accattivante (Fig. 8).


EMT 128 e JPA 66 MK3, entry level e top di gamma dei pre-fono della famosa casa tedesca.
A questo punto, giunto alla fine di questo “viaggio”, spero che quanto ho scritto possa far nascere in alcuni di voi, magari quelli più giovani, la consapevolezza che il disco nero con il buco in mezzo ha ancora tanto da dire, anzi, da farci sentire, perché il vinile non è solo quello che esce nuovo o come ennesima ristampa di titoli del passato. Negli scaffali dei negozi fisici e virtuali ci sono tanti dischi del passato, alcuni dei quali sono degli autentici piccoli tesori musicali, che con il giusto supporto tecnologico possono regalarci ancora tanta buona musica.
Andrea Bin
| Come si identifica una curva di equalizzazione? Un piccolo approfondimento di carattere tecnico può essere utile a chi è interessato all’acquisto di un pre con possibilità di selezione della curva di de-enfasi, per meglio capire e valutare cosa offre il mercato. Ogni curva di equalizzazione è definita univocamente da tre diversi parametri:
Ogni curva di equalizzazione viene quindi identificata con un identificativo o ID di questo tipo: XXXY-ZZZ dove:
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