I lettori che avranno apprezzato sul numero tre della rivista il Sampler dedicato al genere jazz della label Da Vinci, ora hanno a disposizione quello riservato alla musica classica, con ben ventiquattro brani che spaziano dal Rinascimento fino al Novecento storico, passando attraverso la produzione barocca e romantica, tra autori noti e altri che meritano di essere finalmente conosciuti.

Dopo aver presentato l’etichetta discografica Da Vinci, mettendo a disposizione dei nostri lettori sul numero tre di Grooveback Magazine il Sampler dedicato al genere jazz, è ora la volta del “Promo” che la label, con sede a Osaka, ha confezionato per il suo catalogo riservato alla classica e che noi, su questo numero, mettiamo a disposizione per chi volesse scaricarlo gratuitamente. Per avere un’idea della varietà dei titoli, che ormai ha superato i mille titoli (sì, avete letto bene), e della qualità delle sue incisioni, giunge quindi a proposito questo “Promo” che presenta una tracklist di ben ventiquattro brani, che adesso andiamo a presentare e a esaminare.

Il primo brano del disco è dedicato al primo tempo, Andante espressivo, dei due che compongono Deux Interludes en trio del compositore francese Jacques Ibert, un autore che, sebbene sia vissuto nell’epoca delle avanguardie e della rivoluzione del linguaggio musicale, fu un tradizionalista, legato alla grande scuola francese del secondo Ottocento, al punto da scrivere testualmente «La musica contemporanea non dovrebbe limitarsi a vane combinazioni di timbri e suoni, né rinunciare alla sua posizione di forma d’arte espressiva per diventare il mero risultato della ricerca scientifica». Un perfetto esempio di tale proclama è fornito dai suoi Deux Interludes, nei quali il rigore stilistico si unisce a un’indubbia fantasia personale, arricchita da colori armonici impressionisti, echi barocchi (come nel primo interludio qui presentato dall’Arioso Furioso Trio), che rimandano inevitabilmente alla lezione di Ravel.

La seconda traccia è data da una delle arie più famose della storia dell’opera lirica, ossia Di quella pira dal Trovatore di Giuseppe Verdi, capolavoro cupo, che una certa tradizione critica vuole ispirato dalla madre del compositore, Luigia Uttini, alla quale il grande compositore fu molto vicino, al punto di soffrire moltissimo per la sua morte, e forse la controversa figura della zingara Azucena, presente nell’opera in questione, è stata ispirata proprio da lei. Qui, a cantare la conosciutissima aria è il tenore Roberto Aronica, con Sergio Pellegrini sul podio che dirige l’Orchestra dell’Opera di Parma. La traccia che segue è un altro caposaldo della cultura musicale classica, più precisamente di quella cameristica, e vede la straordinaria violinista russa Ksenia Milas affrontare quell’autentica parete di sesto grado rappresentata dai 24 Capricci op. 1 di Nicolò Paganini; qui, l’artista di San Pietroburgo si cimenta con il primo di questi Capricci, l’Andante in mi maggiore, vero e proprio trampolino di lancio verso un virtuosismo a dir poco trascendentale.

Poi, da Paganini si passa a un altro eroe dell’epopea romantica europea, Fryderyk Chopin, con un meraviglioso valzer, il n. 2 op. post.70 eseguito esemplarmente dal pianista Marco Sollini e nel quale, al di là della proverbiale capacità espressiva e melodica, si cela una perizia tecnica a dir poco prodigiosa. Per avere un’idea della capacità compositiva di Mario Castelnuovo-Tedesco, uno dei maggiori musicisti italiani del Novecento, applicata alla chitarra, strumento amatissimo dal compositore fiorentino, è sufficiente ascoltare El Canario, tratto da Escarramán, Suite di danze spagnole dal XVI secolo, op. 177, eseguito dal chitarrista Angelo Marchese, in cui le sei corde si trasformano in un festival di eleganza e di raffinatezza timbrica.

Quando Andrej Gavrilov, uno dei massimi pianisti attuali, si siede davanti alla tastiera, diventa automaticamente una sentenza, a livello esecutivo ed espressivo, tramutando in oro sonoro tutto ciò che tocca. Basta ascoltarlo come risolve la tensione soffusa ed emotiva che permea l’undicesimo dei dodici Studi sinfonici op. 13 di Robert Schumann; l’assoluta padronanza della materia sonora, la capacità di portare progressivamente al climax il brano in questione, l’eloquio che si dipana tra sfumature e incisi, tutto concorre a rendere la grandezza di questo interprete eccelso della grande scuola russa. Il brano successivo, il settimo, ci trasporta indietro nel tempo per farci immergere nelle tipiche sonorità barocche e lo fa con il suo esponente più sommo e assoluto, Johann Sebastian Bach, del quale l’Ensemble La Selva esegue l’impegnativo Allegro, in forma di fuga, della Sonata per flauto dolce e basso continuo in mi minore BWV 1034. Restando in ambito barocco, la traccia successiva riguarda un altro grande di quel periodo, Georg Philipp Telemann, con il flautista Andrea Mogavero che esegue la prima delle dodici Fantasie TWV 40:2-13. In questa raccolta, il flauto traverso dimostra per quali motivi prese inevitabilmente il sopravvento, a quell’epoca, sul flauto diritto: la maggiore brillantezza, la possibilità di affrontare e superare scogli tecnici, la capacità espressiva, sono tutte caratteristiche che vengono esaltate, come dimostra l’affascinante esecuzione del flautista salentino.

L’etichetta di Edmondo Filippini è anche assai attenta nel presentare titoli legati al mondo della musica antica, come dimostra il CD dedicato al cosiddetto Cancionero de Uppsala, una straordinaria raccolta di villancicos, un genere di madrigali tipico della musica rinascimentale spagnola, presentato in due CD dal tenore messicano Baltazar Zúñiga e dall’Accademia degli Imperfetti. In questo “Promo” possiamo ascoltare l’ultima traccia registrata nel primo di questi due CD, Riu Riu Chiu La Guarda, uno splendido esempio in cui la dimensione melodica fornita dalla voce viene esaltata da un irresistibile senso ritmico. A volte, un disco permette di scoprire autori straordinari ma ancora poco conosciuti e un mondo fantasmagorico di suoni che avvinghiano fin dalla prima nota: è quanto avviene con il CD Radio Buenos Aires, 20th Century Argentinian Songs, nel quale il baritono Piermarco Viñas e il pianista Matteo Corio eseguono canzoni del compositore argentino Carlos Guastavino, uno dei maggiori musicisti sudamericani del Novecento, non per nulla soprannominato lo “Schubert della pampa”. In questa tracklist è possibile ascoltare il seducente El clavel del aire blanco, in cui la tenerezza del canto si mescola alla tipica atmosfera malinconica che intride lo spirito argentino.

Con la traccia successiva torniamo nel panorama della musica barocca attraverso un autore che è ancora ingiustamente confinato ai margini della notorietà, il napoletano Francesco Mancini, di cui la flautista Maria De Martini e il clavicembalista Salvatore Carchiolo hanno registrato in due CD una rilettura di dodici Sonate per flauto o violino e basso continuo. Nel “Promo” viene presentato l’Allegro tratto dalla Sonata I in re minore, che mette in mostra un trascinante dialogo tra lo strumento a fiato e quello a tastiera. Tornando al continente sudamericano, non poteva mancare un contributo ad Astor Piazzolla; un a dir poco sontuoso gruppo di interpreti, per la precisione Andrea Dindo, Daniel Rivera, Enrico Fagone, Gabriele Baldocci, Luis Bacalov, Lyda Chen, Martha Argerich, Néstor Marconi e l’Orchestra di Padova e del Veneto, hanno dato vita a un contributo corale al grande compositore argentino nel disco Las Estaciones del Ángel. Nella tracklist del “Promo” è stato inserito il brano Tres minutos con la realidad, eseguito dal vivo con passione ed entusiasmo da Martha Argerich, Daniel Rivera, Néstor Marconi, Lyda Chen ed Enrico Fagone.

In una retrospettiva dedicata a pagine cameristiche per violino e pianoforte inquadrate tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, il violinista Alessio Bidoli e la pianista Stefania Mormone hanno presentato, tra l’altro, una rara composizione debussyana, Beau Soir, frutto di una trascrizione del sommo Jascha Heifetz fatta dal brano originale e scritto dall’allora giovane compositore francese come chanson su testo del poeta Paul Bourget. Quell’aureo periodo racchiuso con la definizione di “classicismo viennese” viene poi rappresentato da un tempo di una sinfonia di Franz Joseph Haydn, per la precisione l’Allegro assai tratto dalla Sinfonia n. 39, nell’esecuzione di Alessandro Maria Carnelli alla testa dell’Orchestra da camera di Mantova. Carnelli è anche un raffinato musicologo e in questo disco mette a confronto tre sinfonie nella tonalità del sol minore composte, oltre che da Haydn, anche da Mozart con la Sinfonia n. 25 e da Vanhal con la cosiddetta Sinfonia G1, eseguita nella versione conservata nell’Abbazia di Kremsmünster.

Il nome del compositore spagnolo Fernando Jamandreu Obradors dirà poco o punto, tenuto conto che, sebbene sia vissuto nella prima metà del Novecento, vengono quasi persino a mancare sue notizie in ambito biografico. Ma basta ascoltare il CD che il mezzosoprano Daniela Nuzzoli, il soprano Maria Laura Martorana, il tenore Raúl Hernández e il pianista Olaf John Laneri hanno dedicato a tutte le sue canciones, per comprendere che ci troviamo di fronte a un musicista che merita di essere conosciuto e apprezzato. Nella tracklist del “Promo” è possibile ascoltare La mi sola Laureola, eseguita da Daniela Nuzzoli e accompagnata da Olaf John Laneri. Poi, dalla canción spagnola si passa al Lied di ambito austro-tedesco con Arnold Schönberg e un florilegio dei suoi Lieder come quelli dell’op. 2, raccolti nel CD The Hanging Gardens, interpretati dal soprano Joo Cho e dal pianista Marino Nahon, che nel “Promo” presentano Waldsonne, il quale rappresenta il frutto dell’incontro della musica del compositore viennese con la poesia di Richard Dehmel. Il duo cameristico con Justina Auškelytė e Cesare Pezzi al pianoforte ha confezionato un CD in cui hanno registrato dieci brani di altrettanti autori, non per nulla il disco s’intitola Ten, e nel “Promo” è stata inserita una deliziosa pagina di Čajkovskij, la Melodia in mi bemolle maggiore, op. 42, fulgido esempio dell’eloquio melodico del grande compositore russo.

Da un grande romantico a un altro, Franz Schubert, al quale la pianista calabrese Ingrid Carbone ha voluto dedicare un disco con alcune delle sue composizioni più significative, tra le quali i celeberrimi Moments Musicaux D. 780, di cui possiamo ascoltare nella presente tracklist il quarto, quello in do diesis minore. Un altro musicista da rivalutare è il leccese Francesco Antonio Baseo, uno dei maggiori rappresentanti della musica antica del Sud, che nel 1582 fece pubblicare a Venezia Il primo libro dei Madrigali a cinque voci, registrato in prima assoluta mondiale da Gilberto Scordari e dai componenti della Schola Cantorum Barensis e di cui è possibile apprezzare nel “Promo” Quercia superba e lieta.

La grande musica si riconosce anche nel modo in cui può essere ulteriormente valorizzata attraverso mirate trascrizioni e riduzioni, come avviene per le famose Sonate clavicembalistiche di Domenico Scarlatti e che il chitarrista napoletano Luigi Attademo ha voluto presentare in un disco nel quale ha eseguito quindici trascrizioni per il suo strumento, tra cui la Sonata K.322 presente nella selezione della tracklist. Sempre restando nel campo della grande musica barocca, ecco il “Sassone” per eccellenza, Georg Friedrich Händel, di cui il flautista Giorgio Matteoli e i membri dell’Ensemble Festa Rustica hanno inciso un CD con l’integrale di tutte le Sonate per flauto dolce. Abbiamo così modo di ascoltare dal “Promo” l’Allegro della Sonata per flauto e cembalo in fa maggiore HWV 369, in cui risulta evidente come la musica vocale, nella quale il “Sassone” fu a dir poco imbattibile, abbia influito anche nella sua produzione strumentale.

Se parliamo di Bach, non possiamo riferirci solo al sommo Kantor di Eisenach, ma anche ai suoi figli che seppero seguire in modo illuminante la lezione del padre. Tra questi, vi è Carl Philipp Emanuel, il quinto e sicuramente il più famoso, soprannominato il “Bach amburghese”. Di questo grande organista e clavicembalista, il tastierista veneziano Giovanni De Cecco ha registrato su un clavicordo i Sei concerti per il cembalo concertato Wq. 43, composti proprio ad Amburgo a partire dal 1770. Nella tracklist è presente l’Allegro assai tratto dal Concerto n. 4 in do minore, nel quale risulta lampante tutta la sua geniale capacità inventiva incastonata in una rigorosa armonia trasmessa esemplarmente dal padre. Restando nel settore degli strumenti storici e filologici, è ora il momento del fortepiano sul quale il fortepianista Maurizio Paciariello sta portando avanti la registrazione delle Sonate beethoveniane. Nel primo CD dedicato a questa integrale, l’artista ha inciso anche le due Sonate op. 27, di cui si può ascoltare l’Allegro vivace della prima, in cui le peculiarità timbriche dello strumento permettono di cogliere la sovrana cristallinità della linea melodica sotto l’incalzare di un prodigioso senso ritmico.

Per concludere il suo “Promo”, Edmondo Filippini ha scelto un autore italiano, Ottorino Respighi, che il duo pianistico formato da Gilda Buttà e Victoria Terekiev ha voluto includere nel suo CD Postcards from Italy, oltre ad altri due rappresentanti della musica italiana strumentale tra Ottocento e Novecento, ossia Giuseppe Martucci e Gian Francesco Malipiero. Nel loro disco, di Ottorino Respighi Gilda Buttà e Victoria Terekiev hanno trascritto per pianoforte a quattro mani il celebre poema sinfonico Le fontane di Roma e qui si ascolta l’impressionistica e fantasmagorica La fontana di Trevi al meriggio.

Andrea Bedetti

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