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Tra la Sicilia e i Beatles: Daniela Spalletta e le sue sfide musicali

Lo sguardo intenso e “mediterraneo” di Daniela Spalletta, star del jazz vocale internazionale
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La cantante e compositrice di Mazzarino, una delle maggiori voci jazz del panorama internazionale, è stata intervistata da Sandro Vero, spiegando il rapporto, fecondo e stimolante, che ha con gli altri artisti con i quali collabora e mettendo in luce l’importanza della sua terra quale punto di partenza per esplorare e comprendere il mondo. Ecco che cosa ci ha detto

Ecletticità o universalismo? L’ampiezza della tua “tavolozza cromatica” non sembra essere l’adesione a un’estetica post- moderna, in cui in genere ci si muove con grande curiosità, restando però fuori rispetto ai mondi specifici da cui ognuna di quelle musiche attraversate nasce. Appare invece come la ricerca dell’elaborazione personale di un linguaggio universale che comprende tutti gli idiomi.

È una bellissima e lusinghiera analisi, la tua, ti ringrazio molto. La ricerca vocale e musicale che ho esplorato negli anni è sempre scaturita da una profonda e sincera urgenza estetica ed espressiva, unita alle necessità tecniche imposte dai vari repertori che, nel tempo, mi hanno appassionato. Non ho mai avuto una direzione estetica prestabilita, piuttosto ho sempre assecondato la mia genuina e vitale esigenza di esplorare, attraverso la mia voce, un molteplice orizzonte stilistico ed espressivo.

La “sicilianità” nella tua musica è un “dato” come gli altri (l’indole sperimentale, la tecnica al servizio di un’espressività caldissima, la passionalità) o è una “qualità” trasversale che impregna tutti gli altri elementi della tua musica? E poi, soprattutto: che cos’è la tua sicilianità, artisticamente parlando?

Di nuovo, grazie per aver colto questa sfumatura. Nella mia esperienza artistica e umana, la sicilianità rappresenta una categoria kantiana, una forma a priori attraverso cui osservo ed esploro il mondo. “Sono siciliana” è, infatti, una delle prime affermazioni con cui istintivamente mi definisco e mi presento al mondo, come essere umano e come musicista, perché sento che in questa condizione risiede un nodo cruciale di essenza-vissuto-attitudine, estremamente profondo e radicato in me. Venendo alla tua domanda, credo che “l’essere siciliana” sia nel mio caso sostanza e postura, un archetipo dal quale il mio stare al mondo scaturisce, a ogni livello.

Il sodalizio con gli Urban Fabula è una parentesi – lunga, intensa, formativa ma definita – oppure rappresenta la spina dorsale, insostituibile, del tuo intero percorso artistico? Quel trio è un vero miracolo di equilibrio: tre personalità dirompenti – la centratura di Fidone, l’estroversione di Tringali, l’enciclopedismo di Burgio – che si incontrano e si amalgamano in modo perfetto.

Hai perfettamente descritto l’alchimia con cui queste tre personalità, tanto diverse, riescano a trasformarsi in “uno” nella musica! Gli Urban Fabula sono tre esseri umani speciali, ai quali mi lega un affetto fraterno, oltre che una profonda affinità artistica. Sono stati, e continuano ad essere, compagni di musica importanti e, soprattutto, nella fase iniziale della mia attività, hanno rappresentato un porto sicuro, su cui contare nella costruzione di un progetto artistico. Abbiamo le stesse radici siciliane e condividiamo un’intesa umana e culturale, che da sempre riconosco come “casa”. In particolare, Alberto Fidone è tuttora una figura e un riferimento per me molto importante, ed è spesso presente, a vario titolo, nella mia attività artistica. In tutta questa avvincente “fabula”, di Urban e Daniela, un altro riferimento importante, con il quale da anni continuo a collaborare e costruire tante cose diverse, è Riccardo Samperi, ingegnere del suono e, insieme con Alberto, produttore e editore della TRP Music. 

Il Trio Urban Fabula, composto, a partire da sinistra, dal pianista Seby Burgio, dal batterista Peppe Tringali e dal contrabbassista Alberto Fidone (© Paolo Galletta).

Quali sono state, fino ad ora, le sfide particolari (quelle già vinte e quelle ancora da vincere) che hai affrontato in ognuno dei progetti fin qui portati avanti: il duo con Glauco Venier, quello con la Tallini, le voci di Arias? Mentre i contesti con Venier e le voci di Arias mi appaiono come più “facili” (si fa per dire… ) – il primo soprattutto centrato sulla fascinazione melodica dei meravigliosi temi beatlesiani – quello con la Tallini è probabilmente il più arduo in termini tecnici, richiedendoti un continuo passaggio da un registro all’altro, in una costante sperimentazione delle tue corde vocali!

Ogni nuovo progetto porta con sé eccitazione ed entusiasmo, uniti all’equipaggiamento mentale e tecnico necessario per fronteggiare le sfide a cui accennavi. Questi tre progetti sono estremamente diversi fra loro e ciascuno di essi presenta difficoltà specifiche. Indubbiamente, il progetto con Stefania Tallini ha un altissimo coefficiente virtuosistico, in cui si mescolano le elevate difficoltà tecnico-strumentali di ciascun brano e l’estrema varietà stilistica del repertorio: ogni brano richiede un assetto vocale ed espressivo differente, talvolta antitetico, sul quale è necessario ricalibrarsi di volta in volta. Arias è un ensemble di quattro voci e una chitarra, e ha rappresentato per me una sorta di battesimo artistico, dato che non mi era quasi mai capitato di dialogare con altre cantanti in un progetto musicale: è un delicatissimo gioco di equilibri e sfumature, il cui perno concettuale è la melodia, nel quale, con le nostre voci, così diverse per timbro e approccio estetico, e la chitarra, io, Francesca Corrias, Cristina Renzetti e Roberto Taufic puntiamo a mantenere costantemente definito l’aspetto solistico e l’identità espressiva di ciascun musicista, anche nelle sezioni armonizzate e corali. Infine, il progetto sui Beatles con Glauco Venier, per quanto apparentemente più semplice e distensivo (“sono solo canzonette!”, cantava qualcuno… ), in realtà mi ha posto dinanzi alle insidie di un repertorio tutt’altro che facile, dal gusto melodico anglosassone, quindi già di per se abbastanza distante dalla mia estetica più mediterranea. La musica dei Beatles è il risultato di una leggerezza costruita ad arte, frutto di una profonda organizzazione estetica del materiale musicale, e lavorarci “dall’interno” mi ha reso più chiara la caratura artistica dei quattro ragazzi di Liverpool, capaci di inventare una formula musicale immediata e d’impatto e allo stesso tempo mai banale, un paradigma di quanta maestria si nasconda dietro a ciò che appare semplice: sono uno dei più nobili esempi di quell’universo infinito e variopinto che definiamo popular music.

Ancora Daniela Spalletta, con la pianista Stefania Tallini, protagoniste di acclamati progetti discografici e concertistici.

Ti stai preparando per questo altro set dedicato al connubio fra Puccini ed Ellington. Sorprendente! Da dove nasce questa idea?

Assolutamente sì, che emozione! L’idea è figlia della mente audace e curiosa di Glauco Venier, che ha voluto coinvolgere anche me in questo ambizioso progetto, nato in duo con Alfonso Deidda. Da cantante italiana, che proviene da studi classici, l’idea di misurarmi con il repertorio di Puccini, seppur con un approccio di maggiore libertà rispetto al rigore delle partiture originali, è un grande onore e un’enorme sfida. Dall’altra parte, il contraltare Ellington, in apparenza molto distante, ma artisticamente molto affine, soprattutto nella estemporaneità del genio creativo, nella melodia e orchestrazione, ci offre lo spunto per raccordare la potenza delle melodie pucciniane (e della lingua italiana), che molto hanno influenzato la composizione musicale d’oltre oceano, da Broadway a Hollywood, con l’estetica dell’orchestrazione jazz e del sound afroamericano. Il concerto del 10 aprile a Udine è stata un’anteprima assoluta del progetto.

La collaborazione tra Daniela Spalletta e il pianista e compositore Glauco Venier, insieme nella foto durante un loro concerto, ha prodotto, tra l’altro, un’intrigante rivisitazione del repertorio dei Beatles (© Angelo Salvin).

Sono già passati tre anni dal tuo Per Aspera Ad Astra, un gioiello di concept album. A quando la prossima registrazione?

Grazie di cuore, Sandro. Per Aspera ad Astra è una creatura a me molto cara, un progetto molto impegnativo, al quale io e Trp continuiamo a lavorare per riportarlo presto dal vivo. Oltre a questo, al momento ci sono due dischi, relativi a progetti attivi, già registrati e di imminente pubblicazione: quello con Stefania Tallini, che fra qualche settimana vedrà la luce con TRP Music, e il disco sui Beatles con Glauco Venier, registrato da Artesuono di Stefano Amerio, che verrà pubblicato fra qualche tempo. A parte questo, sono in quella fase di ricerca e introspezione necessaria per organizzare le idee e scrivere nuova musica. Con impegno, fiducia e gratitudine, continuo a godermi il meraviglioso e imprevedibile viaggio della creatività.

Sandro Vero

Questo articolo è stato pubblicato nel numero n.009/26 di GRooVE back Magazine e il link per l’acquisto è QUI 🌐

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Sandro Vero
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