Wheeler with Words – AMM Records 91 – Qobuz 16/44,1 – Winstone (voc), Percy Pursglove (tr), Mike Mulrey (sax), David Braid (p), – Johnny Åman (b), Andres Mogensen (dr) – Registrati il 31.7.22
Verrebbe da dire, apoditticamente, che la musica di Wheeler è talmente bella che, comunque la si proponga, il risultato non può che essere affascinante. Ed è così anche per questo sentito omaggio al maestro anglo-canadese, nato dall’incontro fra Norma Winstone – che fu sodale di Wheeler in alcuni suoi dischi memorabili e nella collaborazione nel trio Azimuth con John Taylor – e il gruppo internazionale North, guidato dal batterista danese Mogensen.
La Winstone provvede alla composizione delle liriche in 6 dei nove brani, i restanti sono affidati alla vena poetica di Jane White. Il risultato può non piacere a chi avversa le parole in un contesto musicale così fortemente caratterizzato quale quello della meravigliosa scrittura di Wheeler ma bisogna tener conto che il suo universo melodico, lunare e malinconico, ben si presta a incrociare la suggestione poetica di un testo, specie se questo è affidato alla voce raffinata della Winstone.
La scaletta comprende molti temi famosi e qualcuno meno, i primi ovviamente condizionando l’atteggiamento dei musicisti, rispettosi fino a una sorta di auto-censura, i secondi liberando le loro energie più creative.
Esempi della musica più conosciuta di Wheeler sono Child of Tomorrow, con interventi solistici molto lineari e centrati sulla sua componente melodica; She Loves Him, con la voce della cantante inglese perfettamente calibrata sul registro lirico e un bel dialogo fra i due fiati sul tema sospeso, enunciato nella sua chiara forma a partire da metà del brano; Sweet Dulcinea Blue, con il tono malinconico che contraddistingue le partiture di Wheeler, esaltato dalla sonorità compassata del flicorno; Sea Lady, forse il tema più noto, uno dei più evocativi, cinematografici, del songbook wheeleriano, con i fiati che riproducono il canto dei gabbiani e il piano che esprime, con il suo loop melodico, lo sciabordio continuo delle onde, una sorta di “risacca” musicale.
Il meglio del gruppo tuttavia arriva con uno dei brani meno noti, How It Was Then, che esalta la vena drammatica della musica del maestro, con un meraviglioso crescendo di intensità e accentazione ritmica, i due fiati finalmente liberati in un dialogo serrato e ardito e l’unico solo del leader, puntellato dal basso archettato e dalla voce.
Prima o poi occorrerà riconoscere pienamente il genio di un musicista capace di una scrittura tanto fascinosa – impregnata com’era di un lirismo struggente, di un solismo unico per tecnica e rigore, e che era stato, negli anni 70, la tromba sanguigna e spericolata di un quartetto guidato da un signore di nome Anthony Braxton, una delle realtà più ardimentose, innovative, emozionanti del jazz di quel periodo. Un artista completo, con una tavolozza espressiva immensa.
Una nota finale per la Winstone, che ancora oggi ci dispensa perle interpretative a dispetto di un’età che, nel suo caso, non conosce incrinature.
Un disco bellissimo.
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