The Wand: Chick Corea and Beyond (Chebat, p.; Ettore Fioravanti, b.; Maxx Furian, bt.) – Clessidra Records
Bellissimo tributo alla musica di Chick Corea, questo di Francesco Chebat, pianista trentino di rara sensibilità e di grande talento strumentale, alla guida di un ottimo trio. L’idea è quella di omaggiare il maestro di Chelsea pescando dal suo repertorio elettrico, oltre che con alcune composizioni originali ispirate al mondo compositivo dell’Autore di Spain. Il risultato è un poco (felicemente) paradossale, poiché il mood dell’album sembra riecheggiare soprattutto il trio Akoustic con Patitucci e Weckl.
Si comincia con il coreano Hymn of the Seventh Galaxy, un tema post-bop che si ricollega direttamente alla temperie di Now He Sings Now He Sobs. La bella energia che si sprigiona, con numerosi stop and go e una sequenza trascinante di sezioni che alternano scansioni ritmiche variate, dà la misura del grado di coinvolgimento emotivo oltre che musicale.
Night Radio, di Chebat, è una sorta di blues modale con un bel solo di Fioravanti. Lume è un temino costruito su una progressione di note che disegna una melopea infantile, dalla quale un po’ alla volta si addensa la struttura melodica che commuove per intensità. The Ward è costruito anch’esso mediante l’alternanza di due sezioni, la prima, enunciativa, in cui si propone uno dei percorsi carichi di suggestione melodica tanto cara a Corea, l’altra, scandita in walkin’, stracolma di groove.
A Weird Story Teller, sempre di Chebat, è un assorto omaggio al Corea più intimo: Furian vi svolge uno splendido lavoro di cesello che fa come galleggiare la melodia. Tone Poem, il tema coreano più famoso dell’album, è intriso di umori bachiani e rimane in un perfetto equilibrio fra il rigore tematico e la libertà idiomatica. Duende esprime la componente malinconica dell’ispirazione del maestro, quella da cui originò il capolavoro Crystal Silence.
Underwater Blue evidenzia la capacità di Chebat di swingare, esaltato dai due ritmi, che forniscono un’energia propulsiva da cui il pianista si fa contagiare.
Silver Temple, di Corea, condotta in tempo ternario, offre gustosi siparietti sospensivi che esaltano la vena latina del pianista americano. Delizioso, ancora una volta, l’uso delle bacchette da parte di Furian, che garantisce rotoli di accenti ritmici, capaci di moltiplicare le nuances esotiche della scrittura coreana.
Una bella prova di equilibrio fra rispetto per la fonte di ispirazione, capacità di rilettura creativa e perizia tecnica.
Lo standard sonoro della registrazione è elevatissimo, capace di restituire dettaglio e calore. Un dato utile a coloro che sono disposti a credere che il compact disc sia morto.
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