Il pianista Michele Benignetti ha ascoltato l’ultimo CD, pubblicato da Erato, che l’artista francese ha dedicato al sommo Kantor con la trascrizione di alcuni brani famosi, restituendo la sua musica a una dimensione maggiormente spirituale ed esaltandole la dimensione salvifica
Alexandre Tharaud è una figura davvero rara nel panorama musicale attuale, un ambasciatore del pianoforte e un profondo conoscitore della musica. In un periodo storico nel quale si tende, spesso, a esaltare un pianismo fisico, rapiti da un virtuosismo, talvolta effimero, Tharaud ci riporta al valore originario dell’essere artista: esprimere attraverso la musica, ciò che altrimenti non potrebbe essere espresso, in una ricerca constante di una spiritualità, non intesa come fede religiosa, ma come purezza. Un appello sincero alla parte migliore di tutti noi, alla nostra anima, troppo spesso sferzata dalle brutture della vita. Ecco perché questo disco vuole essere una fonte inesauribile di speranza.
Le trascrizioni di questo pianista francese elevano il pianoforte oltre i confini della tastiera rendendo più accessibile il misterioso universo della musica classica. La sua innata capacità di proporre, di volta in volta, repertori così diversi tra loro, mostra una profonda dedizione al ruolo di interprete, e mette in luce la sua volontà di comunicare con il pubblico, trascendendo ogni stereotipo o preconcetto. Quasi rivelando il segreto per una lunga storia d’amore, Tharaud dichiara di non possedere un pianoforte, preferendo l’immaginazione all’ossessione, lasciando così spazio alla riflessione e alla voglia di ritrovarsi ogni giorno, sottraendosi a una dinamica che risulterebbe opprimente per il suo spirito creativo. Egli sfugge dalle consuetudini del nostro tempo, custodendo segretamente quel desiderio innato di salire ogni volta sul palcoscenico.
Trascrivere qualcosa al pianoforte è, senza dubbio, un processo lungo e laborioso, che Tharaud ama fare con naturale disinvoltura, senza avere la paura di confrontarsi con i grandi nomi del passato che hanno operato questo stesso tipo di processo: basti pensare a Schumann, Liszt, Busoni, Kempff, Garban e Ulrich. Le sue trascrizioni hanno l’arduo compito di provare, attraverso la forza delle proprie mani, a raggiungere la verità di un brano. Questo è un esercizio che, ormai da quasi trent’anni, egli compie con estrema regolarità, fin dai tempi del conservatorio, quasi per diletto, animato da quella continua voglia di imparare e migliorarsi che è propria dei grandi musicisti.
L’operazione di trascrivere è, di fatto, una prassi molto ricorrente. Lo era, almeno, negli scorsi secoli, fino all’avvento della registrazione. Un mezzo attraverso il quale le opere potevano essere diffuse, fornendo versioni fruibili, suonate spesso in ambienti ristretti. Potremmo definirla una sorta di traduzione: riportare al pianoforte brani scritti originariamente per organo, per orchestra o per quartetto d’archi. Ciò permette di addentrarsi nello stile creativo di un autore, talvolta per carpirne i segreti e, talvolta, più semplicemente, per assaporarne la produzione musicale.
Alexander Tharaud definisce Johann Sebastian Bach come il patriarca di tutti i musicisti, attribuendo alla sua arte un valore che travalica quello storico e sconfina in quello umano. Quindi, il pianista francese si avvicina a questo patrimonio inestimabile con devozione, quasi lo considerasse una fonte salvifica di riflessione. Il genio infinito di Bach si manifesta per un’attenzione maggiore per la forma, rispetto al colore. Un architetto di complesse strutture, nelle quali Tharaud si addentra per mostrarcene l’anima. Ci presenta questo dono senza orpelli, senza altisonanti programmi o manifesti, ma con la semplicità di chi rinuncia al proprio ego, per lasciar parlare la musica. I capolavori che già conosciamo diventano così raggiungibili. Un atto d’amore, in grado d’illuminare queste opere di una luce nuova. Tharaud non si limita a un freddo lavoro accademico, ma colora il messaggio con delicatezza ed eleganza, con la sua cifra stilistica, che da anni, ne contraddistingue il percorso artistico. Di conseguenza, siamo come attratti nella sua visione. Ciò che pensavamo di conoscere, suona in modo diverso, nuovo. Lo stile di Bach viene di fatto reinterpretato.
Scrivendo per le sue mani, Tharaud ridisegna le linee immortali della Siciliana del Concerto per Organo BWV 596 e della Sonata per flauto BWV 1031, così come dell’Aria della Suite per orchestra BWV 1068. Opere dal carattere meditativo, alle quali si aggiungono brani più variegati dello stile compositivo di Bach, dalle danze della Suite in la minore BWV 81a, alla Suite per liuto BWV996, ai Preludi BWV 924, BWV 926, BWV 999, passando per il virtuosismo e il cromatismo della Fantasia BWV 906, fino all’intensità spirituale e drammatica del coro d’apertura della Passione Secondo Giovanni.
Inoltre, Tharaud si ispira alla leggendaria figura Jean Wiéner, pianista e compositore parigino che si occupò lungamente di promuovere alcuni musicisti del suo tempo, tra i quali Schönberg, Berg, Webern, Poulenc e Milhaud, e del quale ritroviamo, in questa raccolta, due trascrizioni di corali, inedite. Infine, il disco si conclude con la trascrizione del celebre Ave Maria di Charles Gounod, composto sul Primo Preludio BWV 846 del Clavicembalo Ben Temperato.
Un album, questo, da interprete e compositore. Da mediatore. Alexander Tharaud esalta lo spirito vero e genuino dell’artista. La grandezza di Bach viene presentata attraverso la semplicità del pianoforte, in un messaggio universale, in grado di appassionare anche il grande pubblico.
Michele Benignetti
Johann Sebastian Bach – Alexander Tharaud
Alexander Tharaud (pianoforte)
CD Erato 2173242335

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