Ecco una vetrina con alcune interessanti novità discografiche riguardanti composizioni corali, cameristiche, organistiche, concertistiche e sinfoniche presentate da alcune etichette italiane e straniere
Cominciamo con una recente registrazione della Da Vinci Classics che presenta un interessante progetto dell’organista australiano Jangoo Chapkhana, il quale attraverso celebri pagine organistiche di Johann Sebastian Bach ha voluto spiegare l’importanza di uno degli aspetti più affascinanti della musica barocca, quello denominato “carattere delle tonalità”, meglio conosciuto con il concetto di Affektenlehre, ossia, “teoria degli affetti”. Questo concetto si fondava sull’idea che determinate tonalità suscitassero uno specifico “affetto”, vale a dire una pletora di emozioni, di stati d’animo e di sentimenti umani. Tale unione tra le tonalità espresse e le conseguenti reazioni affettive suscitate portò al sorgere di gesti e tecniche musicali che si manifestarono compiutamente tra la fine del XVII secolo e la prima metà di quello successivo. Nelle note esplicative, lo stesso Chapkhana mette in rilievo la figura poco conosciuta del flautista dilettante e medico tedesco Justus Johannes Heinrich Ribock (1743-1785), il quale, sulla base di questa correlazione tra “carattere delle tonalità” ed emozioni, attribuì alla tonalità di do minore la proiezione del “profumo di una rosa pallida” (da qui il titolo del disco in questione, The Aroma of a Pale Rose). Così, il do minore diviene l’elemento guida della playlist eseguita dall’artista australiano, incentrata sulle pagine organistiche del Kantor, tutte caratterizzate da questa tonalità. Tra le dieci composizioni eseguite sull’organo che si trova nella parrocchia di Sant’Antonio di Padova a Casette di Legnago, in provincia di Verona, c’è un capolavoro come l’immancabile Passacaglia BWV 582, che conclude il disco, e altre opere meno conosciute, almeno dal grande pubblico, quale la Fuga BWV 575, pagina sicuramente giovanile, e la Fuga su un tema di Giovanni Maria Bononcini BWV 547b. Assai particolare il Trio, BWV 585, un affascinante arrangiamento di una sonata a tre tempi di Johann Friederich Fasch (1688-1758), che rappresenta un tipico esempio di trascrizione organistica di sonate a tre di altri compositori dell’epoca. La scelta stilistica ed espressiva, nella lettura di Jangoo Chapkhana di queste pagine, è votata oltremodo a un’enunciazione che mette in risalto le proprietà della tonalità in questione e alla sua dimensione umorale e interrogativa: prova ne è la sua interpretazione della Passacaglia in cui emerge una considerevole introspezione speculativa, senza per questo tralasciare l’aspetto trascendentale che si stempera in tutta l’arcata del capolavoro. Buona anche la presa del suono effettuata da Gabriele Zanetti, che presenta l’organo assai ravvicinato all’ascolto, ma con un nitore della dinamica e dell’equilibrio tonale del tutto convincenti.

Johann Sebastian Bach – The Aroma of a Pale Rose. Organ Works in C minor
Jangoo Chapkhana (organo)
CD Da Vinci Classics C01054
Chi ama e ascolta la musica sinfonica di Gustav Mahler, sa che tra i tanti direttori che l’hanno eseguita e registrata su disco si distingue una “trimurti” d’eccellenza composta da Bruno Walter, Dimitri Mitropoulos e Jascha Horenstein. Di questi tre interpreti mahleriani d’eccezione quello meno conosciuto è sicuramente il terzo, che invece merita la massima attenzione d’ascolto e non solo per ciò che riguarda il repertorio sinfonico del grande compositore boemo. Ma, restando a Mahler, segnalo qui la riedizione, da parte della CBH Music, di una delle migliori registrazioni della sua Quarta sinfonia, registrata alla Barking Town Hall di Londra il 23 e 24 novembre 1970 da Horenstein alla testa della London Philharmonic Orchestra e con la presenza del soprano gallese Margaret Price. La storia di questa registrazione, anche per via della mancanza totale di informazioni nell’edizione dei files audio della CBH Music, che vede la presenza della sola cover, dev’essere raccontata brevemente. La Quarta sinfonia mahleriana registrata da Horenstein fu una delle primissime incisioni della label economica inglese Classics For Pleasure, ma sebbene vantasse un’interpretazione eccelsa, fu fortemente penalizzata dalla scadente presa del suono, al punto da far scomparire il disco dagli scaffali e a non includerlo tra le versioni consigliate di questo capolavoro. Solo in seguito, grazie alla rimasterizzazione analogica, effettuata nel 1983 da Mike Clements e Simon Foster negli studi di Abbey Road in una ristampa LP, e alle successive riedizioni in CD fatte dapprima dalla EMI e poi dalla Chief, si è potuto continuare ad ammirare la lettura fatta dal grande direttore ucraino naturalizzato americano. A proposito dell’esecuzione, Horenstein ebbe il grande merito di far comprendere come la più soave e lieve sinfonia delle nove di Mahler annidasse in sé delle ombre e delle increspature minacciose che andavano a frantumare l’atmosfera paradisiaca che la pervade e che culmina nell’ultimo tempo, in cui la voce del soprano canta il Lied Das himmlische Leben, tratto da Des Knaben Wunderhorn. Questa increspatura, questa latente ma opprimente minaccia Horenstein, assecondato magnificamente dalla LPO, le manifesta soprattutto nel primo tempo, Bedächtig, Nicht eilen, recht gemächlich, mentre sia nel secondo, sia nel terzo tempo, il direttore americano riesce a dipanare un fraseggio che è un emblema alla leggerezza, con gli archi e i legni che si distinguono per caratura timbrica ed eloquio dell’espressività. Anche l’intervento vocale di Margaret Price appare seducente nella sua impronta “infantile” e trasognata, permettendo la realizzazione di una delle più grandi registrazioni della Quarta sinfonia. Possedendo la versione in CD della EMI, ho potuto fare un raffronto tecnico con i files audio 44.1/16 della CBH Music, la quale si avvale dell’ultima rimasterizzazione effettuata nel 2022. Rispetto al formato fisico, la resa del dettaglio appare leggermente più materica, e anche l’ampiezza del suono orchestrale, nell’ambito del palcoscenico sonoro, è più convincente, cosa che farà sicuramente piacere agli audiofili cultori delle sinfonie mahleriane.

A Portrait, Vol. 3: Jascha Horenstein – Gustav Mahler, Symphony No. 4
London Philharmonic Orchestra – Jascha Horenstein (direzione)
Files audio CBH Music CBH583
Dal sinfonismo novecentesco al camerismo barocco attraverso un interessante progetto pubblicato dalla Brilliant Classics, che presenta l’integrale della musica da camera di Dietrich Buxtehude, un genere compositivo finora quasi del tutto trascurato del grande organista tedesco-danese. A intraprendere questo progetto, che si è concretizzato in un cofanetto composto da tre CD e arricchito da un booklet di ventiquattro pagine ottimamente curato da Jon Baxendale, è stato il clavicembalista olandese Pieter-Jan Belder (gli appassionati di musica barocca ricorderanno sicuramente la sua impresa discografica grazie alla quale ha registrato in passato tutte le 555 Sonate di Domenico Scarlatti, sempre per la Brilliant Classics) con i membri dell’Ensemble Fantasticus. Al di là della grandezza del Buxtehude musicista, maestro assoluto dal 1668 fino all’anno della sua morte, avvenuta nel 1707, presso la Marienkirche di Lubecca, il suo nome viene ricordato anche per il leggendario incontro, che forse però non avvenne mai, avuto nel 1705 con il ventenne Johann Sebastian Bach, che percorse quattrocento chilometri a piedi da Arnstadt fino alla città cuore della Lega anseatica. Un aspetto che condivisero entrambi è che nella loro attività compositiva, sia Buxtehude, sia il sommo Kantor, si dedicarono solo in età più avanzata alla musica da camera. Per ciò che riguarda il compositore tedesco-danese, durante la sua vita furono pubblicate solo due raccolte cameristiche, le sette sonate dell’Op. 1 stampate nel 1694 e le altrettante dell’Op. 2 nel 1696. Come ricorda Jon Baxendale nelle note di accompagnamento, Buxtehude considerò in realtà le due raccolte come un unico insieme, come si intuisce dalla strumentazione e dalla struttura tonale. Inoltre, bisogna tenere conto dell’importanza mistica e simbolica data dal numero sette, al punto che si racconta che Buxtehude abbia rappresentato musicalmente gli influssi dei sette pianeti ammirando l’orologio astronomico della Marienkirche. Queste quattordici Sonate sono state ideate per essere eseguite con uno o due strumenti solisti con basso continuo e, fin dal loro primo ascolto, colpiscono per la ricchezza delle invenzioni e per la raffinatezza dell’impianto stilistico. Il terzo Cd del cofanetto presenta altre dieci sonate inedite, le quali non offrono spunti per poterle datare anche solo approssimativamente, ma ricche di elementi costitutivi assai raffinati, il che dimostra come il musicista tedesco-danese, oltre ad avere rappresentato un punto fermo nella storia della musica organistica barocca, sia stato in grado di esprimere un altissimo magistero creativo anche nella musica da camera. A dir poco convincente la lettura fatta di queste ventiquattro Sonate da parte di Belder, nel ruolo di clavicembalista e di organista, e dei sette componenti dell’Ensemble Fantasticus, i quali hanno dipanato le affascinanti partiture con un riguardo stilistico che va ben oltre lo “storicamente informato”. Un ascolto che sarà in grado di coinvolgere emotivamente, oltre a rappresentare una sorpresa grazie alla quale ora Buxtehude può vantare quei crismi e quei criteri per essere annoverato un “musicista completo”.

Dietrich Buxtehude – Complete Chamber Music
Ensemble Fantasticus – Pieter-Jan Belder (clavicembalo & organo)
3CD Brilliant Classics 97068
Attraverso la casa discografica Baryton, specializzata in musica antica e barocca riproposta in modo storicamente informato, viene portata avanti un’interessante iniziativa culturale, che fa parte della collana “Rinascimenti musicali d’Abruzzo” e, parallelamente, al “Progetto Tudino”, i quali intendono diffondere e far conoscere la figura e le creazioni musicali di Cesare Tudino, compositore nato ad Atri verisimilmente nel 1530 e morto nella stessa cittadina abruzzese tra il 1591 e il 1592, il quale è purtroppo precipitato, nel corso dei secoli, nel baratro del dimenticatoio storico e artistico. Del tutto ingiustamente, aggiungo io, come ben dimostra il disco che la Baryton ha dedicato alla sua splendida Missa pro defunctis, risalente al 1589, e a sei Motetti, composti l’anno precedente. A eseguire queste pagine sacre la Compagnia Virtuosa diretta da Walter Testolin, il quale con Marco Della Sciucca ha steso anche il testo d’accompagnamento al CD. La Missa pro defunctis, qui ovviamente registrata in prima assoluta, appartiene alla raccolta Missae quinque vocum Liber primus, stampata a Venezia nel 1589, e rappresenta uno dei vertici assoluti della sua creatività nel genere sacro, al punto che non deve stupire che ancora per qualche decennio dopo la sua morte il suo nome venisse accostato e considerato con la medesima ammirazione a quelli di Orlando di Lasso e Tomás Luis de Victoria. D’altronde, la ricchezza del linguaggio polifonico adottato dal compositore abruzzese, così come la capacità di distribuirlo tra le voci in modo da ottenere emozioni e stupore nell’ascoltatore, la dicono lunga sulla sua arte sonora. Sullo stesso livello di valore sono da porre anche i sei Motetti che completano l’incisione della Baryton e che mettono in luce le attinenze e le indubbie influenze palestriniane nei confronti di Tudino, capace di plasmare in essi la musicalità della parola, così tipico del sommo musicista laziale. A garantire il fascino di queste composizioni ci ha pensato la lettura, appassionata e tecnicamente valida, da parte della Compagnia Virtuosa sapientemente diretta da Walter Testolin, tenuto conto che le varie linee contrappuntistiche sono state enunciate e rese con la massima trasparenza e con quella dovuta espressività che la parola sacra richiedeva (una nota di merito va anche a Dario Carpanese, il quale ha eseguito la trascrizione per organo del motetto O memoriale mortis Domini). Anche la presa del suono, effettuata da Gianni La Marca nella Chiesa di Santa Maria di Ronzano, in provincia di Teramo, rientra positivamente nella validità assoluta di questo disco, autentica chicca per tutti coloro che amano la musica sacra antica.

Cesare Tudino – Missa pro defunctis (1589) et Mottetti
Compagnia Virtuosa – Walter Testolin (direzione)
CD Baryton BAR2024/02
Continuando attraverso il filone della “dimenticanza” e passando all’epoca romantica, c’è da segnalare l’ultima fatica discografica, ovviamente pubblicata dall’etichetta AliaVox e arricchita da un a dir poco sontuoso booklet di quasi duecento pagine, di Jordi Savall e dei componenti dell’orchestra Le concert des nations che hanno registrato, sotto il titolo di Symphonies oubliées, un SACD dedicato alla Sinfonia Zwickauer “incompiuta” WoO 29 di Robert Schumann e alla Sinfonia in re minore Nullte WAB 100 di Anton Bruckner nella versione del 1869. Un approdo potremmo dire del tutto naturale, dopo che il direttore catalano e la sua compagine orchestrale hanno allargato progressivamente la loro esplorazione interpretativa dal barocco proprio al romanticismo di matrice austro-germanica, registrando l’integrale sinfonica di Beethoven, le sinfonie Incompiuta e la Grande di Schubert e le due versioni della Sinfonia Italiana di Mendelssohn, e fissando ora l’attenzione su due pagine che la storia musicale ha sbrigativamente messo ai margini della tradizione esecutiva. I primi due tempi della Sinfonia Zwickauer schumanniana risalgono al biennio 1832-33, quando il compositore tedesco, allora ventiduenne, volle provare a cimentarsi con il genere sinfonico imbevuto dall’entusiasmo giovanile e da un senso di sfida nei confronti dell’ingombrante tradizione beethoveniana. Questi due tempi, un Adagio-Allegro molto e un Andantino quasi allegretto, sebbene comprensibilmente ancora acerbi, permettono di comprendere meglio le prospettive e gli obiettivi compositivi futuri del genio di Zwickau in questo genere, al quale donò quattro sinfonie destinate a rappresentare una solida traccia nella grande tradizione sinfonica. Di ben altro lignaggio è la Nullte bruckneriana, la quale, dopo essere stata severamente criticata dal maestro che impartiva lezioni di composizione al musicista austriaco e da lui messa da parte, fu numerata in seguito Die Nullte (ossia “la zero”) dallo stesso Bruckner ed eseguita in prima assoluta solo nell’ottobre del 1924. Che Bruckner fosse oltremodo severo e spietato nei confronti di se stesso è cosa accertata e l’ascolto di questa sinfonia in re minore lo dimostra ulteriormente, poiché in realtà ci troviamo di fronte a un’opera già pienamente matura e ben articolata nei suoi quattro tempi, capace di non sfigurare con il resto del corpus sinfonico del grande musicista austriaco, e contraddistinta dai due elementi portanti della sua poetica, la potenza timbrica che emana dalle sezioni orchestrali e uno struggente lirismo che qui si concentra in un incantevole Andante. Che Savall e la sua compagine ormai non conoscano più limiti nell’ambito delle loro letture è cosa nota da tempo e questa loro ultima fatica rappresenta un ulteriore marchio di fabbrica che conferma la chiarezza di idee concettuali e la loro traduzione in suono. Le scelte del direttore catalano sono sempre efficaci, tese a portare in superficie le caratteristiche e le peculiarità non solo espressive di questi due lavori, ma anche gli intenti e le prospettive estetiche emanate da Schumann e Bruckner, senza contare che Savall e Le concert des nations ormai sono una sola irradiazione interpretativa, da cui emerge la bellezza e il fascino del timbro evocato dalla sezione degli archi, messa a dura prova soprattutto nella Nullte. Di altissima fattura, per trasparenza ed energia, la presa del suono effettuata da Manuel Mohino, in quanto capace di restituire sia ogni minima sfumatura timbrica, sia i climax più potenti esplosi soventemente dai tutti.

Robert Schumann-Anton Bruckner – Symphonies oubliées
Le concert des nations – Jordi Savall (direzione)
SACD AliaVox AVSA9963
Finiamo così come abbiamo iniziato, ossia presentando un’altra recente produzione della Da Vinci Classics, che vede il chitarrista greco Thanos Mitsalas, accompagnato dalla Thessaloniki State Symphony Orchestra diretta da Miltos Logiadis, eseguire due concerti per chitarra e orchestra del compositore e chitarrista brasiliano contemporaneo Sérgio Assad, il Naoussa Concerto e il Concerto do Rio, entrambi basati su tre distinti tempi, in cui lo scopo è quello di contrapporre musicalmente due ambienti culturali contrastanti, ossia uno scenario rurale greco e l’altro quello urbano brasiliano. Il Naoussa Concerto, che prende il nome dall’odierna città greca, che sorge nelle vicinanze dell’antico centro macedone di Mieza, intende proiettare nell’ascoltatore l’aura tipica della cultura e della tradizione elleniche, con il primo tempo, intitolato Aristotele istruisce Alessandro, camminando presso le sorgenti delle ninfe di Mieza, a sua volta suddiviso in tre distinte sezioni, Physis, Ethos e Logos, ossia le colonne sulle quali poggia l’intero sistema filosofico greco. Il secondo tempo, Lamento degli angeli che ascendono e danza vittoriosa, intende commemorare un tragico episodio avvenuto a Naoussa il 22 aprile 1822, durante la Guerra d’indipendenza greca, quando le forze ottomane presero il controllo della città. In un ultimo atto di sfida, alcune donne del luogo, tenendo in braccio i loro figli, danzarono la Makrinitsa, una lamentosa danza tradizionale, prima di gettarsi da una scogliera. Infine, l’ultimo tempo, Dioniso celebra il vino Xinomavro tra i vigneti di Naoussa, è una gioiosa ode al celebre vino Xinomavro della regione macedone e alle sue profonde radici mitologiche. Il Concerto Popular do Rio, composto nel 2013, incarna invece un viaggio musicale attraverso tre quartieri emblematici di Rio de Janeiro, Lapa, Urca e Mangueira, ognuno dei quali riflette una distinta sfaccettatura sociale e culturale della città. Nei suoi tre tempi, che portano per l’appunto i titoli dei nomi degli altrettanti quartieri, questo concerto fa affiorare l’essenza del variegato patrimonio musicale di Rio, dalle strade vibranti della bohémienne Lapa al fascino raffinato e colto di Urca fino al fremito e alla scuola di samba di Mangueira. Attingendo dal tipico e rigoroso linguaggio tonale, questi due concerti di Assad esprimono piacevolmente e, a tratti, efficacemente, la dimensione antropologica della cultura greca e di quella brasiliana, tramutando con i suoni, che sono poi fondamentalmente delle immagini date da precisi richiami stilistici, l’esprit di un sentimento che lega il compositore sudamericano a un sentore quasi nostalgico, come se ci fosse la necessità da parte sua di fissare, arrestare con la musica il procedere temporale per preservare visioni, profumi, colori, sensazioni irripetibili. Che Thanos Mitsalas sia un chitarrista di primissimo piano lo dimostra la sua lettura di questi concerti, costruiti su misura per lui da Assad, attraverso i quali riesce a enunciare una paletta espressiva e a superare le asperità tecniche, soprattutto quelle concentrate negli assoli, con un’indubbia efficacia, ben coadiuvato da Miltos Logiadis e dalla compagine tessalonica.

Sérgio Assad – Naoussa Concerto & Concerto do Rio
Thanos Mitsalas (chitarra) – Thessaloniki State Symphony Orchestra – Miltos Logiadis (direzione)
CD Da Vinci Classics C01063
Andrea Bedetti
Correlati
Iscriviti alla nostra newsletter per rimanere sempre aggiornato.

