Il nostro collaboratore Riccardo Mozzi, uno dei più preparati critici del settore analogico, ha tentato la sorte acquistando su AliExpress questo economico fonorivelatore. Ebbene, come ci spiega in questo articolo, provandolo si è reso conto dei suoi indubbi pregi, che lo rendono imbattibile nel rapporto qualità/prezzo rispetto ad altri cartridges ben più famosi della sua categoria
Introduzione
Non è da molto tempo che mi sono lasciato tentare dagli acquisti compulsivi proposti dai vari siti cinesi presenti in rete; ho acquistato su Alibaba due diffusori molto interessanti offerti a un prezzo ridicolo e le cui prestazioni (e la “presenza scenica”…) non sono affatto deludenti; tempi di consegna piuttosto lunghi, ma mi sono armato di santa pazienza… Poi, su AliExpress la mia attenzione è stata attratta da alcune testine MC dalla presentazione estetica “nuda” che tanto ricordano alcune Benz e Van den Hul e anche in questo caso ho ceduto alla tentazione e ne ho acquistato una, esattamente una Zhige K101H! In un paio di settimane la testina è arrivata e al prezzo pagato in contrassegno, in origine 180 euro, a cui si sono aggiunti circa 50 euro di spese varie, per un totale di circa 230 euro. Avete letto bene.
Descrizione
Confesso che, rapito dalla compulsività esaltata dal listino più che basso, non ho dato troppo caso alle varie caratteristiche offerte da vari esemplari e ho acquistato un modello ad “alta uscita” (0,8 mV) invece di un preferibile (sulla carta) modello a bassa uscita (0,4 mV), ma immagino che le differenze non saranno state travolgenti… La mia Zhige è arrivata in una confezione adeguata al listino, ma valorizzata da una “scatoletta” in legno chiusa con un tappo magnetico; le istruzioni, che allego, riportano correttamente un tempo di rodaggio stimato in almeno trenta ore, la qual cosa l’ho verificata in corpore vili, risultando i primi ascolti alquanto caratterizzati da una leggera asprezza che non ho voluto correggere subito agendo sul carico elettrico. Passati quindi una quarantina di LP, ho iniziato gli ascolti critici scegliendo un carico di 47 ohm, rivelatosi il miglior compromesso tra equilibrio timbrico e dinamica globale. Il peso di lettura suggerito dal costruttore è intorno a 1,8 grammi, suggerimento che ho ritenuto di incrementare un poco arrivando a “cifra tonda”; la massa della testina (6,5 grammi) non ha richiesto un braccio particolare, così come la sua cedevolezza; nessun problema quindi con i miei unipivot (VPI e Graham) e soprattutto con lo SME IV che ho utilizzato maggiormente.
I bracci erano montati sullo Scheu Analog Premiere MkIII arroccato sulla base Isoacoustic Delos (fondamentale) e messo in rotazione dal motore trifase Jasmine (altrettanto fondamentale), installato su un supporto diverso da quello della base e dotato di una trasmissione a cinghia Jasmine. Il preamplificatore phono utilizzato oramai da tempo è il Pass XOno settato con un guadagno di 65 dB (forse anche troppo, per un’uscita di 0,8 mV ma, come si sa, “nel grosso ci sta il piccolo”…), dimostratosi il più adatto per questa questa testina, con un carico, come detto, a 47 ohm. A costo di apparire ridondante, sottolineo che la sinergia testina-braccio-base-cavi-pre phono è fondamentale rispetto alle prestazioni teoriche dei vari componenti, a conferma della richiesta ineludibile di equilibrio nell’assemblaggio di un sistema di riproduzione, in particolare la sua “componente” analogica; per cui vale la pena dedicarci un po’ di tempo…
Descrivendo l’impianto mi accorgo di possedere un sistema oramai “quasi vintage”, ma la cosa non mi sgomenta più di tanto, anzi: ecco quindi una decennale amplificazione Spectral DMC30SS e DMA260; diffusori (ultra ventennali) Avalon Eidolon; cavi vari Meleos, De Antoni e NBS; stanzetta ben trattata con i “vecchi” Tube Traps, i Daad, i correttori Oudimmo ed Astri affiancati (o per meglio dire, “coordinati”) dal risuonatore variabile Halifax di Acustica Applicata: parrebbe che quest’ultimo inserimento abbia influenzato in modo così importante il risultato di ascolto da rendere impensabile (e inutile…) l’inserimento di un eventuale subwoofer da affiancare alla già ottima prestazione delle Eidolon in gamma bassa…
Due parole anche sulla testina di riferimento, ovvero una stellare Miyajima Saboten dal costo “un pochino” superiore, ma che è servita per mettere in evidenza le eventuali limitazioni di questa Zhige.
Test di ascolto
La colonna sonora di Casino Royale di Feldman (ed. Colgems), realizzata da Bacharach e suonata da Herb Alpert & the Tijuana Brass ha rappresentato per lunghi anni uno dei dischi di riferimento di colui che è stato un poco il “maestro” di tutti i recensori di hardware, ovvero Harry Pearson, di cui mi raccontò diffusamente il carissimo Pierre Bolduc, cui va un commosso ricordo: chissà, ora staranno chiacchierando assieme di dischi e di modalità di riproduzione ascoltando, probabilmente, questa incisione, ma senza aiuto di alcuno strumento….
Pearson affermava che non si trattava di una registrazione tra le migliori sotto il punto di vista di alcune caratteristiche della riproduzione, ma che rappresentava un banco di prova indispensabile per comprendere l’equilibrio timbrico di un sistema di riproduzione grazie al “colore” che gli ottoni assumevano a seconda del set-up utilizzato. Insomma, una specie di cartina al tornasole per vinili! Confesso di non essere così bravo e acuto nella comprensione di questo benedetto colore, ma quanto meno ci tento e mi sforzo di comprendere…
Ebbene, con la Zhige la tonalità degli ottoni (una volta raggiunto il minimo del rodaggio) assume sfumature argentee e non dorate, privilegiando quindi l’aspetto apollineo della tavolozza sonora: la qual cosa non vuol dire “grande capacità di risoluzione del dettaglio”, come scrivono i recensori bravi, ma vuol dire che la nostra testina è più chiara (ma non è detto più trasparente….) rispetto al nostro riferimento. A questo proposito, inutile ricorrere al solito termine “ammazza giganti” o altre amenità del genere: la Miyajima, naturalmente, si fa un baffo della collega cinese e impone il suo magistero proponendo una naturalità di emissione che ha pochi uguali: la qual cosa trova conferma nella commutazione rapida di ascolto tra i due fonorivelatori che porta l’ascoltatore a esprimere un “ah, ecco!” una volta che a suonare torni a essere la testina giapponese. Bella forza, direte voi giustamente: la Zhige, tuttavia, è bene anticiparlo, non ha al momento concorrenti nella sua fascia di prezzo e la varie Denon 103, Sumiko, Ortofon ecc. di listino analogo vengono spazzate via di imperio; come detto, l’utilizzo di un riferimento così “elevato” è servito per metterne in evidenza i limiti, magnificandone però lo straordinario rapporto qualità/prezzo.
Ascoltando Casino Royale abbiamo la possibilità di ascoltare gli sforzi che il trattamento acustico della stanza, recentemente “rivitalizzato” grazie al già citato inserimento dell’Halifax, pone in essere per cercare di “schiodare” alcuni strumenti che un balzano tecnico del suono ha voluto relegare all’interno di un solo canale; ma ad impossibilia nemo tenetur, sebbene alcuni musicisti, con un minimo di “presenza” anche sull’altro canale, siano posti sul palcoscenico, ben indietro rispetto alla linea congiungente i diffusori; il tutto a riprova delle ottime prestazioni di questa testina che il suo dovere lo esegue con dedizione e passione.
La scena sonora è ampia e profonda (grazie anche alle citate migliorie della disposizione del trattamento acustico); i piani longitudinali sui quali si dispongono gli esecutori sono ben scanditi e attorno a ogni strumentista è palpabile un poco di aria che si riempie di armoniche emesse dal proprio strumento; come già avuto modo di affermare, questo è probabilmente il maggior pregio di una registrazione analogica rispetto a quella digitale, nella quale spesso si perdono nel vuoto (o meglio, nei bit mancanti…) le armoniche che circondano il volume d’aria attorno agli strumenti. A completare la descrizione dell’equilibrio sonoro, riferiamo di una gamma bassa solida e ben articolata, senza alcuna coda che possa creare la inopinata melma acustica nella sala di ascolto.
In Blue Train di John Coltrane, nella versione a 45 giri della Crystal Records, ecco il ciclonico fluire di una cascata di note che travolgono l’ascoltatore; diciamo che la Zhige è qui messa nelle migliori condizioni per operare (a cominciare dal braccio di lettura…), ma la qual cosa potrebbe costituire un severo banco prova per evidenziarne i limiti. Il colore (anche in questo caso) degli ottoni di John Coltrane, Lee Morgan e Curtis Fuller è chiaro, squillante, ma mai fastidioso: si tende ad alzare sempre di più la manopola del volume sino a livelli parossistici e da intervento della benemerita…
Ascoltando gli Art of Noise, ci stupiamo che i poveri woofer da 11” non ci siano arrivati in collo: sicuramente ci hanno provato, almeno ad osservare la voglia che avevano i coni di staccarsi dal cestello per spiccare il volo…
No, tutte le prove cui ho sottoposto questa Zhige sono state superate a pieni voti; la K101H è in grado di ben figurare anche in impianti di eccellente livello senza tradire le sue “umili origini”. Le caratteristiche di interfaccia meccanica ed elettrica non porranno alcun problema di installazione in qualsiasi sistema di riproduzione. L’unica condizione sine qua non è che ci vuole un paziente rodaggio di almeno trenta ore prima di apprezzarne le piene potenzialità.
Conclusioni
Un marchio a me sconosciuto fino a pochi giorni fa; colpevolmente, ma questa K101H (e presumibilmente le sue colleghe di catalogo) è una testina che merita la massima considerazione; suggerirei una sua importazione ufficiale; oppure, se volete “tentare la sorte”, rivolgetevi ai vari siti di distribuzione che la annoverano nei loro cataloghi: non ve ne pentirete: a queste cifre non risulta possibile fare di meglio.
Riccardo Mozzi
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