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I diffusori AOP DS60, un azzardo premiato

La coppia di diffusori cinesi AOP DS60 inserita nella catena audio del nostro collaboratore.
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Il nostro collaboratore Riccardo Mozzi non ha saputo resistere alla tentazione e su Alibaba ha comprato una coppia di speakers cinesi dal prezzo a dir poco sorprendente, ma che alla prova d’ascolto si sono dimostrati perfetti per coloro che non vogliono dissanguarsi e che desiderano inserirle in una catena audio di un migliaio di euro

Ebbene sì, lo ammetto: ci sono ricascato…. Affascinato dalla piacevole presentazione estetica e dal listino così basso da apparire quasi una frode, mi sono lasciato tentare e ho riacquistato sul sito Alibaba questi diffusori da scaffale… e quella che segue non è una vera e propria recensione, ma più semplicemente il resoconto di una storia; piacevole, invero…

Navigando tra le innumerevoli proposte suggerite dai vari siti orientali (AliExpress, Temu, Alibaba), sono incappato nell’offerta di questi diffusori proposti a poco più di cinquanta euro la coppia: la presentazione estetica potrebbe ricordare un poco i famosi diffusori di legno massello proposti dai nostri marchi nazionali più blasonati, marchi che costruiscono in modo più o meno artigianale dei sistemi di altoparlanti i cui morsetti di collegamento probabilmente costano di più degli interi diffusori AOP, che sono invece di produzione cinese. Come si può vedere nello screenshot della pagina di Alibaba, le spese di trasporto si sono rivelate alla fine più elevate rispetto al costo dei diffusori stessi, visto che il totale scucito è stato di circa 130 euro.

Ecco la pagina di Alibaba dalla quale il nostro collaboratore ha acquistato la coppia di diffusori AOP DS60.

Inoltre, per dovere di cronaca, sugli stessi siti potrete anche trovare delle imitazioni delle B&W Nautilus declinate in vari modelli e a cifre di un ordine di grandezza inferiore rispetto agli originali: tutte da verificare, ovviamente, le loro prestazioni che tuttavia ci immaginiamo non propriamente disastrose.

Il prodotto

Un’immagine ravvicinata del diffusori AOP DS60

Dopo un viaggio di circa tre mesi gli AOP sono finalmente arrivati a casa sani e salvi; l’imballaggio non è dei più solidi, ma diciamo che ho avuto fortuna nel non incappare in corrieri troppo violenti. Non potevo sperare di trovare dei cabinet di legno di elevato spessore, per cui non mi sono meravigliato più di tanto a constatare che il mobile, seppur molto bello “all’occhio”, risultava essere alquanto leggero: ho voluto curiosare dentro e devo riconoscere che non ho avuto sorprese deludenti, anzi…: gli altoparlanti si presentano bene dal punto di vista del dimensionamento dei magneti e della qualità realizzativa: si tratta di un woofer da 6.5” con sospensione in gomma e caricato da un tubo reflex posteriore e di un tweeter da 1,25” in seta. Il tutto, lo ripeto, per un risultato finale “scenografico” davvero interessante.

A differenza delle foto pubblicate sul sito, la targhetta posteriore risulta alquanto anonima e rivela una scarsa attenzione nella traduzione dei termini da utilizzare, come si può constatare attraverso la foto che ho scattato e che è inserita nell’articolo.

Ma veniamo alle prestazioni di ascolto che, ovviamente, costituiscono la cosa più importante: la destinazione finale di questi diffusori è stata quella di essere inserita all’interno di un impianto tutto Nakamichi risalente agli anni Ottanta, un impianto costituito da un Amplifier 1, un CD Player 2 e un Tuner 2: elettroniche datate (molto…), ma che vi invito a riscoprire, in special modo le amplificazioni: all’epoca Nakamichi (dopo la futuristica serie 600 dalla strana geometria prismatica) si cimentò in linee più tradizionali, realizzando due amplificatori integrati (Amplifier 1 e 2, con scarsa fantasia, da 80 e 55 watt) che utilizzavano una tipologia circuitale proprietaria, con risultati all’ascolto tutt’oggi interessanti.

Il test d’ascolto

Per evidenziare i non precoci limiti della AOP le ho tuttavia volute trasportare (con sforzo relativo) in saletta, posizionandole su degli stand Lahò il cui costo superava di dieci volte quello delle “cinesine”… Ho utilizzato una catena di ascolto più che sproporzionata, ma la qual cosa non è risultata proprio disastrosa per il risultato finale: testine Miyajima e Zhige, bracci di lettura SME e VPI, pre phono Pass Labs, streamer Auralic, convertitore Playback Designs, pre e finale Spectral.

A proposito del posizionamento, come già accennato sopra, ho utilizzato dei piedistalli da 70 cm della ditta bergamasca Lahò, un costruttore italiano che realizza dei diffusori davvero interessanti e che ci ha dato in prova il modello più piccolo, ovvero le Bad Girls: a fronte delle dimensioni ridotte, queste “ragazzacce” hanno mostrato di poter costituire una scelta definitiva anche per impianti particolarmente impegnativi, grazie alla loro estensione in frequenza e alla capacità di ricostruire un palcoscenico immaginario superlativo: la recensione completa uscirà a breve, magari sempre su questa rivista. A proposito, proprio questa caratteristica sembra essere la peculiarità più evidente della nostre AOP, ovvero la capacità di “scomparire” dalla scena, in quanto l’ariosità che sanno offrire nel riproporre il messaggio musicale ha un che di impensabile se rapportato al costo di acquisto: le Lahò, dal punto di vista della capacità di “focalizzare” uno strumento, riescono meglio, ma a che prezzo…? Giova rammentare che in sala di ascolto era posizionato un risuonatore variabile Halifax che, da questo punto di vista, ha fatto davvero un miracolo, trasformando le AOP da bruco a farfalla.

Quello che le fa differenti rispetto alle Bad Girl è, ahimè, la capacità di risoluzione degli altoparlanti, ma non bisogna dimenticare che i diffusori italiani (compresi di stand) costano circa cento volte di più… La godibilità di ascolto, una volta fatta un pochino di tara, risulta essere sempre “confortevole”, in special modo quando ad alimentarle è stato il sistema giapponese posizionato in una stanza non trattata dal punto di vista acustico, come del resto risultano essere la stragrande maggioranza delle case degli appassionati: in questa configurazioni i limiti (come detto non precoci) delle AOP risultano assai più sfumati.

Ancora la coppia di diffusori cinesi pronta per la prova d’ascolto.

Velocità di risposta ai transienti e dinamica interessanti e apprezzabili: diciamo che, effettivamente, in impianti dal costo inferiore a mille euro, la scelta di questi diffusori potrebbe essere davvero indovinata. L’estensione in basso non è troppo pronunciata; preferiamo tuttavia una soluzione lineare del genere piuttosto che un qualche artifizio per farle sembrare più performanti da questo punto di vista, ma che poi si rileva deleterio in sala di ascolto con un basso artificiale e poco articolato; anche “in alto” manca quel senso di rifinitura che solamente i sistemi eccellenti possono raggiungere.

L’ascolto di Angelina Mango con la canzone Ci pensiamo domani (beh, ammetto che questo brano, che i “puristi” non prendono in considerazione, possiede una dinamica e una velocità di risposta ai transienti davvero notevoli) ci fa apparire le AOP ancora più performanti: insomma, dei diffusori con i quali potremmo convivere davvero a lungo.

Conclusioni

Mi accorgo che queste righe rappresentano un poco un’“incitazione a delinquere”, seppur sia difficile ipotizzare un reato: per gli appassionati “non compulsivi” (sono costretti ad aspettare tre mesi per averle) e con un budget alquanto limitato direi che vale la pena di correre il rischio. Anche in questo caso (come in quello della testina Zhige) suggerirei una sua importazione ufficiale; ma se non ancora distribuite oppure se si volesse risparmiare il più possibile direi che varrebbe la pena tentare: non ve ne pentirete perché a queste cifre non risulta possibile fare di meglio.

Riccardo Mozzi

Questo articolo è stato pubblicato nel numero n.008/26 di GRooVE back Magazine e il link per l’acquisto è QUI 🌐

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