Abbiamo messo alla prova questa cuffia della nota azienda rumena, famosa per il suo design e per il comfort dei suoi prodotti. Le sue caratteristiche audio, unitamente alla possibilità di effettuare lunghe sedute di ascolto, la rendono ideale per la musica acustica, oltre a vantare un prezzo decisamente alla portata di tutti.
Sarò lapidario, anzi brutale: il suono delle cuffie Meze si ama o si odia, non ci sono vie di mezzo. O tutto, o niente. E, per quanto mi riguarda, da quando le ho scoperte, possedendo da tempo una Meze 99 Classics, appartengo alla categoria di coloro che le amano, poiché sono stato sedotto fin da subito dal calore che riescono a emanare, permettendo lunghe, lunghissime sedute di ascolto senza che, alla fine, togliendo i loro padiglioni dalle orecchie, queste ultime siano “bollite” a puntino, come invece capita con altri modelli di cuffie. Quindi, non voglio con ciò affermare naturalmente che questa mia recensione sarà di parte, ma solo cercare di far comprendere per quali motivi le considero, all’interno della categoria di prezzo e di qualità alla quale appartengono, un assoluto must per coloro che vogliono affacciarsi al mondo audiofilo dell’ascolto in cuffia. Quindi, quando la Tecnofuturo di Brescia, che distribuisce in Italia i prodotti della ditta rumena, mi ha inviato per una prova di ascolto e di valutazione le Meze Audio 105 AER, sono stato ben contento e ovviamente incuriosito.
Il prodotto
Anche i detrattori più accaniti del “Meze sound” (che poi andrò a spiegare, per chi non lo conoscesse, attraverso l’analisi di questa cuffia) non possono negare un fatto a dir poco lapalissiano: lo stile, il design, l’accuratezza di ogni dettaglio, anche nel packaging, che vengono offerti dalla casa rumena, sono a dir poco impareggiabili. Così, quando ho tirato fuori dall’imballaggio la confezione di questa cuffia, non ho potuto fare a meno di ammirare la scatola con l’effigie che riproduce il padiglione a nido d’ape che rappresenta il design della 105 AER. Aperta la scatola sollevando il pannello superiore come se fosse la copertina di un libro, ho trovato la tipica custodia rigida di colore nero sagomata per tenere perfettamente bloccata la cuffia e due piccoli dépliants con le informazioni di utilizzo e di sicurezza. A questo punto, ho aperto la custodia a guscio, facendo scorrere la zip e sollevando la parte superiore, ho preso la cuffia e aperto la piccola custodia cilindrica che contiene il cavo. Tengo subito a precisare che ho effettuato la prova di ascolto utilizzando proprio il cavo in dotazione e non quello “upgradato” della stessa Meze, ossia quello più performante, il modello in rame PCUHD Premium Cable, per il semplice fatto che chi non lo possiede, oltre ai 399 euro della 105 AER, dovrebbe sborsarne altri 249, portando quindi il costo totale a 698 euro. Il mio obiettivo, invece, era semplicemente di valutare una cuffia che rappresenta l’entry-level audiofilo per questo tipo di ascolto con una spesa inferiore ai 400 euro.
Chiarito ciò, non ho potuto fare a meno di apprezzare la leggerezza di questa cuffia che pesa meno di tre etti e mezzo, tipico della “filosofia” della Meze, dando veramente l’idea di prendere mano un pezzo d’aria, e non per nulla Aer in rumeno significa “aria”! Subito dopo, la mia attenzione è stata attratta dai padiglioni auricolari, che sono avvolti da una spessa componente di PC-ABS, che si adatta perfettamente alla conformazione delle orecchie. Bastano pochi secondi per rendersi conto che, una volta indossata questa cuffia, la sua presenza “tattile” è davvero irrisoria, sia per via della sua leggerezza, sia per la capacità di sapersi “modellare” alla testa di chi le usa, permettendo quindi lunghe e comode sedute di ascolto. Andando a spulciare commenti di chi le ha provate e acquistate, mi sono reso conto che diversi commenti erano stati lasciati dai cosiddetti gamers, ossia coloro che usano le cuffie per giocare davanti al PC. Premettendo che usare queste cuffie per giocare può apparire un’eresia rispetto a finalità di un ascolto di qualità, non posso fare a meno di comprendere le velleità ludiche di chi si trova di fronte a un prodotto a dir poco ottimo che si può portare a casa con meno di quattrocento euro. Allo stesso modo, mi sono imbattuto in commenti da parte di chi ha usato queste Meze collegandole a un portatile per ascoltare (sic!) per ore musica da sottofondo mentre lavorava o studiava. Scusate, ma a mio avviso, sempre per i motivi di cui sopra, queste 105 AER meritano un utilizzo più nobile, a partire da una catena audio a dir poco decente per poter comprendere la loro qualità e il loro valore.
Ma prima di affrontare la loro resa acustica, è meglio fornire altri dati. Prima di tutto i trasduttori di questa cuffia Meze sono dinamici e hanno un diametro di cinque centimetri, con una gamma di frequenza che va da 5 Hz fino a 30 kHz. L’AER 105 è a bassa impedenza, esattamente 42 Ω, il che mi ha permesso di utilizzarle con un sistema audio da scrivania che funziona assai bene con questo tipo di impedenza, quello formato dal preamplificatore Aeron C-101 a valvola, che ho upgradato con una Sylvania 12AU7A, collegato in linea con il finale di potenza in classe D Aeron P-101, una catena che, sebbene abbia delle dimensioni assai contenute (come si vede dall’immagine), vanta prestazioni da assoluto “gigante”.
Un’ultima avvertenza: a prima vista sembrerebbe che non ci sia alcuna indicazione su quale sia il canale sinistro e quale sia quello destro al momento di attaccare gli spinotti del cavo, ma se si fa attenzione, si noterà che ai lati dell’archetto poggiatesta in simil pelle, vi sono impresse le lettere “L” e “R”; quindi, bisogna solo avere l’accortezza di infilare gli spinotti, entrambi contrassegnati da queste lettere, al posto giusto. Da quanto avevo notato dalla confezione e da altri piccoli particolari, la 105 AER era stata già utilizzata in altri test, ma ho preferito rodarla per altre dieci ore, prima di passare alla prova dell’ascolto.
Il test di ascolto
Dopo aver collegato il cavo della Meze all’ingresso riservato alle cuffie a bassa impedenza del finale di potenza Aeron P-101, ho voluto valutare la resa della 105 AER con due momenti di musica liquida assai impervi, entrambi tratti da altrettante registrazioni digitali della CHB-Music a 192/24, riguardanti la Sinfonia n. 2 di Jean Sibelius in una registrazione del 1955 effettuata da Paul Kletzki con la Philharmonia Orchestra, più esattamente l’Allegretto iniziale, e una serie di trascrizioni per orchestra da pagine bachiane con la direzione di Eugene Ormandy alla testa della Philadelphia Orchestra, concentrando la mia attenzione sulla fantasmagorica Passacaglia & Fuga in do minore. Proprio ascoltando quest’ultimo capolavoro del Kantor, mi sono reso conto di come il palcoscenico sonoro presentasse una maggiore ampiezza rispetto alle Meze 99 Classics che possiedo da tempo e di come la distribuzione delle varie sezioni orchestrali fosse spazialmente più omogenea e corretta, anche grazie a una profondità più veritiera. Inoltre, se gli acuti mantenevano una brillantezza che non sprofondava in colori artificiosi, mi ha colpito la gamma grave che, a differenza della già citata “sorella” prodotta dall’azienda rumena, non solo risultava più “frenata”, ma anche più scolpita e con un decadimento degli armonici più realistico.
Queste impressioni si sono ulteriormente rafforzate con l’ascolto dell’Allegretto della Seconda sinfonia del grande compositore finlandese. L’incipit del primo tempo di questa sinfonia è, a dir poco ideale, in quanto si presentano dapprima gli archi acuti e medio-gravi, seguiti subito dopo dai legni e, infine, dalla coppia di corni; così, in poco più di dieci secondi, abbiamo la possibilità di ascoltare quasi tutte le sezioni orchestrali in modo distinto, valutando la dinamica, il palcoscenico sonoro, l’equilibrio tonale e il dettaglio. La straordinaria presa del suono di questa registrazione, sotto il ferreo controllo del leggendario Walter Legge, riesce quindi a esaltare il passaggio quasi “tattile” da una sezione all’altra con una naturalezza e rotondità del suono davvero rimarchevoli, tutte qualità che la Meze 105 AER ha, a sua volta, saputo restituire più che adeguatamente (a livello di equilibrio tonale, le prime note, scandite dai violini, viole e violoncelli, hanno visto la cuffia in questione separare nettamente il registro degli archi più acuti da quelli più gravi, lasciando che la loro setosità si esprimesse compiutamente).
A questo punto, sono passato a un CD e a un SACD; per prima cosa ho ascoltato un brano di una recentissima produzione della Da Vinci Classics, dal titolo Dancing in the rising sun, in cui la pianista cinese Siyue Kong esegue pagine di Alfredo Casella, Goffredo Petrassi e Maurice Ravel. Di quest’ultimo, ho ascoltato la celeberrima La Valse, in cui la materia sonora investe ed esplora tutta la tastiera, sprigionando una dinamica non indifferente. Ebbene, la nostra Meze ha saputo resistere egregiamente all’urto timbrico, e questo vale soprattutto per il registro acuto, assorbendo i picchi e non manifestando la purché minima saturazione, restituendo velocità ed energia con indubbia efficacia, come dimostrano i trilli in ff eseguiti con la mano destra. Per quanto riguarda il SACD, ho voluto chiudere in bellezza con una produzione dell’audiofila 2L norvegese, che annovera uno dei tecnici del suono più blasonati al mondo, Morten Lindberg. Così, la scelta è caduta su un meraviglioso disco in cui un gruppo vocale femminile del Paese scandinavo, lo Schola Sanctae Sunnivae, diretto da Anne Kleivset, esegue il Fingergull, un antifonario d’origine islandese risalente al XIII secolo. La purezza della linea canora espresso dalle voci che si irradiano nelle volte della chiesa di Ringsaker è qualcosa che rasenta la magia sonora e la cuffia della Meze è riuscita a restituire il senso della spazialità che viene investita dalla massa vocale, con la chiara percezione del loro sovrapporsi, pur mantenendo distintamente le loro unicità.
Conclusioni
Le caratteristiche di questa Meze 105 AER, il calore che traspare dalla sua emissione, la capacità di restituire soprattutto la gamma bassa con un maggior scontorno e con una pulizia migliorata nei medi e negli acuti rispetto alla Meze Classics 99, la rendono ideale per l’ascolto della musica acustica, facendo, di conseguenza, felici gli appassionati di classica e del jazz. A ciò si unisce, date le caratteristiche del suo raffinato design, la possibilità di effettuare lunghissime sedute di ascolto senza uscirne con le orecchie che implorano pietà. Alla luce di tutto ciò, se volete affacciarvi alla finestra dell’Hi-End via cuffia, questo prodotto dell’azienda rumena, forte di un prezzo davvero irrisorio rispetto a ciò che mette a disposizione, può rappresentare la soluzione ideale, sempre a patto di fornirgli a monte una catena audio degna delle sue qualità e delle sue peculiarità.
Andrea Bedetti
Dati tecnici
Cuffia Meze 105 AER
Tipo di trasduttore: Dinamico
Connettore di ingresso: Doppio jack TS da 3,5 mm
Dimensioni del trasduttore: 50 mm
Distorsione armonica totale: <0,1% a 1 kHz
Gamma di frequenza: 5 Hz – 30 kHz
Padiglioni auricolari: PC-ABS
Impedenza: 42 Ω
Peso: 336 grammi
Sensibilità: 112 dB SPL/mW a 1 kHz
Prezzo: euro 399,00
Distributore per l’Italia:
Tecnofuturo Srl
Via Rodi, 6 – Brescia
Sito web: https://tecnofuturo.it/
E-mail: info@tecnofuturo.it
Tel. 030 2452475
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