Nato dal progettista Carlo Colombo, questo preamplificatore adotta una componentistica di altissimo pregio, capace di restituire, in fase di ascolto, le peculiarità e le sfumature di ogni genere musicale, come ci spiega il nostro collaboratore Alfredo Di Pietro.

Il preamplificatore Linea Stereo MicroSound Technology Arhat 1 è frutto di un’idea originale del suo progettista Carlo Colombo, nata quasi per caso su un gruppo Facebook. Lui aveva letto un post stilato da un iscritto, in cui costui manifestava l’intenzione di autocostruirsi un preamplificatore molto semplice sulla falsariga del progetto di un famoso personaggio americano del settore audio che, notoriamente, mette a disposizione degli appassionati del Do It Yourself alcuni suoi semplici progetti con il relativo layout circuitale. Carlo Colombo è poi andato a vedere lo schema di questo preamplificatore, notando alcuni particolari che a suo parere erano perfettibili, e lo ha modificato in maniera importante. Stravolto, è la sua esatta parola, tanto da venir fuori un’altra cosa rispetto all’originale. Questo progetto conteneva comunque in nuce il rispettabile concetto dell’essenzialità, con l’obiettivo di fare un layout che potesse equivalere a quello di un’elettronica a tubi, ma realizzato con componenti a stato solido. Entrando nei particolari, l’amplificazione di un singolo canale utilizza un transistor FET (Field-Effect Transistor), un JFET e un MOSFET, quindi due componenti attivi. A monte abbiamo un regolatore di volume in ingresso, realizzato con potenziometro Alps, e dei commutatori a relè relativi ai quattro ingressi.

Questo pre vanta dimensioni contenute che gli permettono di essere aggiunto facilmente a una catena audio di pregio.

Questi lavorano a impulso, non rimanendo sempre accesi. Per inciso, sono stati utilizzati solo in quest’oggetto della produzione MicroSound Technology. Tali relè sono dotati di una memoria grazie alla quale ricordano lo stato in cui sono stati lasciati, quindi dopo l’impulso rimangono quindi disalimentati. C’è un circuito di temporizzazione d’uscita, in maniera tale da evitare i bump all’accensione e spegnimento, o perlomeno li rendono quasi inudibili. Sull’alimentazione è opportuno imbastire un discorso più circostanziato. Quella presente nel nostro preamplificatore è del tipo Single Ended o Shunt e lavora alla rovescia rispetto alla configurazione serie, tipologia che simula una resistenza variabile in serie alla tensione di alimentazione, così da mantenere costante la tensione d’uscita. I classici regolatori di tensione famiglia 78 (7812-7805), operano secondo questa modalità, cioè variano la resistenza di passaggio per ottenere un valore fisso di tensione in uscita. I regolatori Shunt fanno invece il lavoro opposto, in questi esiste una resistenza fissa, posta in alto verso la sorgente (fornitrice di una tensione elevata) e mandano corrente verso massa in maniera tale da tenere costante il valore della tensione.

Tale schema di alimentazione è esattamente uguale a quello del preamplificatore, che è un Single Ended, utilizzando un MOSFET con una resistenza verso l’alimentazione, così come l’alimentatore Shunt porta a massa la parte superflua di tensione. Lo schema circuitale della sezione di preamplificazione dell’Arhat 1 ha una bassissima reiezione ai disturbi presenti sull’alimentazione, un fattore che rende necessario dotare i preamplificatori a valvole di filtri a Pi-greco per tentare di abbassare il ronzio di rete, quello che in buona sostanza ritroviamo in uscita. Il MicroSound Technology non fa eccezione, anche se qui siamo su valori di disturbo inferiori al µV, a fronte dei 60 Volt di targa. Purtroppo, negli SE tutto ciò che c’è nell’alimentazione si ritrova in uscita, non esistendo alcuna reiezione al disturbo. La scelta su un regolatore di tipo Shunt fa seguito a quella che è una fissa di molti audiofili, i quali prediligono questo tipo di alimentazione. C’è in quest’oggetto la volontà di tenere le distorsioni su livelli comunque accettabili, senza arrivare alle punte estreme di cui è capace l’XSP 11. La dissipazione del calore prodotto avviene sul pannello anteriore, basta toccarlo dopo un po’ che l’apparecchio è acceso per rendersene conto. Toglietevi dalla testa di usare l’Arhat 1 per pilotare dei diffusori, poiché, nonostante i 50 Vpp che produce, in qualità di SE ha un’impedenza d’uscita troppo alta (1000 Ohm) per rendere possibile una cosa del genere.

Il prodotto

Questo preamplificatore è di semplice gestione. In nome di un dichiarato purismo, l’Arhat 1 non ha alcun encoder né display sul pannello frontale ma una classicissima manopola cromata, alquanto rognosa da fotografare, dietro la quale si nasconde un potenziometro di volume Alps. Questa è posta non al centro dello spesso frontale nero in alluminio spazzolato, dove invece troviamo il selettore degli ingressi, ma spostata verso sinistra. Non c’è null’altro se non il LED che segnala la messa in tensione e il nome del preamplificatore, inciso nel metallo con macchina CNC. Altrettanto semplice il retro, che ospita, partendo da sinistra, la vaschetta IEC dotata di fusibile per il collegamento del cavo di alimentazione, al centro le due uscite Pre Out e sulla destra i quattro ingressi Linea (AUX 1-2-3-4), non ci sono connessioni bilanciate (XLR) ma solo sbilanciate (RCA). Le dimensioni sono anche loro classiche e il peso non indifferente per la tipologia di apparecchio.

Il pannello posteriore del pre di Carlo Colombo, che presenta solo ingressi e uscite RCA.

Al di sotto del telaio troviamo dei bei piedini neri. Una volta rimosse le quattro viti con testa a croce che tengono fissato il pannello superiore al telaio, si accede all’interno. Qui si notano le due PCB, una dedicata alla sezione di preamplificazione e l’altra all’alimentazione, della quale abbiamo già parlato con dovizia di particolari. Il potenziometro Alps non è subito dietro la manopola, ma alloggiato nella scheda principale, che il progettista ha messo in prossimità degli ingressi e dell’uscita presenti sul pannello posteriore. Si è reso necessario quindi un rinvio meccanico alquanto lungo, il quale non so se sia il responsabile di una certa durezza di azionamento del sistema manopola/rinvio/potenziometro. Meglio così che uno troppo tenero, poiché tiene al riparo da movimenti troppo disinvolti o inconsulti, parliamo di un’elettronica che eroga pur sempre la bellezza di 50 Vpp. Ottimo il feeling che trasmette invece il selettore dei quattro ingressi, dagli scatti dolci e precisi. All’interno di un MicroSound Technology non potevamo che trovare una componentistica al di fuori di ogni sospetto. Parliamo degli ottimi condensatori in film di polipropilene Standard Z-cap della Jantzen Audio, per uso audio, ad alto Q e dalla tensione nominale di 400 VDC, il citato potenziometro Alps, resistori Vishay Dale, i quattro relè Panasonic TQ2-L-12V relativi agli ingressi.

Il circuito di preamplificazione e quello di alimentazione sono assemblati su due schede marchiate µST. Il diverso colore della superficie è dovuto all’utilizzo di una particolare vernice, assente nella scheda di alimentazione, detta Solder Resist, che serve nella saldatura a onda a non creare cortocircuiti. Ad alimentare adeguatamente l’Arhat 1 ci pensano non uno ma due trasformatori toroidali, uno di maggiori dimensioni imbullonato sulla grata metallica posta al fondo del telaio e un altro più piccolo messo direttamente sulla scheda. I due condensatori elettrolitici di filtro sono CDE SLPX 100 SV da 2200 µF/80 V della Cornell Dubilier.

La fase di ascolto

Il suono che esprime questo preamplificatore, anche se frutto di precise e consapevoli scelte progettuali mirate a colpire un risultato che era ben in mente al suo artefice sin dall’inizio, va tuttavia valutato contando principalmente sulle nostre capacità discriminative all’ascolto. Da vari anni ormai mi sforzo di collegare in qualche modo le misure con le sensazioni ricevute dall’orecchio, a volte riuscendovi a volte meno, ma certe evidenze parlano chiaro. La personalità del suo “canto” si può intuire già dalla distribuzione spettrale degli armonici, progressiva e regolare, mai disarmonica.

La prima registrazione vagliata sono state The Piano Sonatas di Mozart, con la grande Mitsuko Uchida al pianoforte. Scopro uno strumento dotato di particolare levigatezza, di piacevole ascolto, ben presente sulla scena e florido negli armonici. Questo presupposto mi seguirà durante tutto il corso degli ascolti, una costante, una sorta di leitmotiv. Dal pianoforte passo agli archi con l’album The String Quartets di Beethoven nell’esecuzione dell’Emerson String Quartet, registrazione di eccellente fattura e particolarmente equilibrata nella quale sfolgora innanzitutto il genio beethoveniano, in seconda istanza (in realtà dovrebbe essere la prima nella valutazione del suono di un oggetto audio) rimane sempre ben intelligibile l’articolata struttura compositiva, i repentini guizzi nel dialogo tra i quattro strumenti, il ritmo vivace e la mutevole armonia. La dinamica, e qui ce n’è a iosa, è un altro ammirevole elemento di questo MicroSound, che non è mai in difficoltà nel restituire degli ampi sbalzi di livello. Si apprezza in questa registrazione ma ancor più in altre che incontreremo strada facendo. Per me la prima dote che deve avere una registrazione è la pregnanza musicale, evito i dischi artisticamente opachi o scialbi, anche se registrati magnificamente, perché non fanno scattare in me la scintilla della partecipazione emotiva. Schubert for Two con Gil Shaham al violino e Göran Söllscher alla chitarra è uno di questi, anche originale poiché in queste gemme schubertiane rilucono il violino e la chitarra, forieri d’interessanti trame timbriche, delicate ed eleganti. La facondia armonica che dispensa l’Arhat 1 risalta con tutta evidenza in un violino che riconosco molto melodioso, incantevole adescatore.

Il genere del progressive rock più che una consuetudine nelle mie sedute d’ascolto è un rito cui non intendo in alcun modo rinunciare. L’album Passpartù della Premiata Forneria Marconi sprizza energia e un’incontenibile verve ritmica. Pur essendo stato pubblicato nel 1978 ha ancora oggi un’incredibile freschezza. La sesta traccia, il brano I cavalieri del tavolo cubico, vede il suono assumere dei contorni morbidi, non è mai aguzzo o tagliente come mi è capitato di constatare in altre occasioni. L’album Barrett, partorito dalla geniale visionarietà di Syd Barrett, fu pubblicato nel dicembre 1970 come secondo e ultimo album in studio di questo ex componente dei Pink Floyd. Il vecchio sound anni ‘70 è preservato dalla registrazione e restituito con grande efficacia dall’Arhat 1. Prima di entrare nella musica antica mi concedo l’ascolto di un album che ho molto amato, Close to the Edge degli Yes, puntualmente in grado di trasportarmi in una dimensione quasi fatata. La struttura complessa degli arrangiamenti e il tocco fairytale di queste stupende canzoni portarono a celebrare il lavoro come uno dei migliori, se non il migliore, del gruppo britannico e l’espressione più alta del rock progressivo sinfonico.

L’assemblaggio e la componentistica del pre Arhat 1.

Il salto con l’album Ballades di Guillaume De Machaut, eseguito dall’Ensemble Musica Nova, può essere grande o meno a seconda di come la nostra sensibilità ce lo pone. Il brano iniziale De Fortune Me Doi Plaindre è una sorta di macchina del tempo guidata da uno dei più grandi poeti e compositori del XIV secolo, campione dell’Ars nova. Se questa musica v’intriga, vi suggerisco di proseguire con un altro suo capolavoro, la Messe de Notre-Dame. In questa troviamo un’ampia cattedrale sonora, una musica magniloquente e di eccelsa levatura spirituale, scritta da una delle maggiori intelligenze creatrici musicali della storia. I Carmina Burana e la Sesta sinfonia di Anton Bruckner (sublime il suo Adagio!) mi danno il destro per esaminare, setup permettendo, le capacità dinamiche e l’abilità a creare un ampio palcoscenico sonoro del nostro Arhat 1, che ho già presagito egregie in altre registrazioni. Una conferma quindi, più che una sorpresa, proviene da queste maestose opere, dove le masse vocali e strumentali assumono proporzioni colossali, riempiendo la mia sala di suono.

I due alimentatori toroidali presenti nell’apparecchio.

Alle sopraffine qualità timbriche qui si aggiungono quelle identificabili nel “nerbo”, tecnicamente tradotto in quella disponibilità di tensione che sola può restituire una gamma dinamica senza affanni o inadeguatezze di sorta, tutto sta a questo punto trovare dei compagni di catena che siano in grado di stargli dietro, parlo del finale di potenza e dei diffusori. Apro un’ampia parentesi con gli album Summerwind, Cloudland e Tarantella di Lars Danielsson. In Summerwind la sua poetica appare singolarmente coincidente con quella di Paolo Fresu, il risultato è l’instaurarsi di atmosfere dall’intensità espressiva difficilmente eguagliabile. Ciò che mi ha fortemente colpito, oltre alle sonorità calde ed espansive contenute in questi dischi, è stata la resa del flicorno suonato da Paolo Fresu, uno strumento di cui ho potuto cogliere senza limitazioni il timbro di grande carnosità. Considero la Vibrafono Sonata Op. 639 eseguita da Massimo Colombo e Andrea Dulbecco e, a seguire, Solo Works For Marimba, con musiche di Bach interpretate da Kuniko, e il Marimbach di Beverley Johnston, uno dei migliori antidoti possibili contro la banalità timbrica, il già sentito, con il pulsare morbido ma deciso del suono che sfavilla dalle barre di metallo o di legno del vibrafono e della marimba.

Conclusioni

Per quanto circuitalmente semplice, l’Arhat 1 è un progetto “sottile”, che va incontro non senza una certa dose d’ironia alle desiderata di molti audiofili, affascinati dalla ricaduta che hanno sulla timbrica le distorsioni di ordine pari. In buona sostanza, il fatto di essere estremamente gradevole all’udito, non ne fa un oggetto piacione tout court, ma un’elettronica moderna, veloce e trasparente, integrante una componentistica di ottimo livello e seriamente progettata, tutti particolari cui la MicroSound Technology non intende rinunciare. In considerazione di quanto apprezzato, e del fatto che può essere degnamente inserito in un impianto di livello molto elevato, ritengo il prezzo al pubblico di 2490 euro foriero di un buon rapporto qualità prezzo.

Alfredo Di Pietro

Dati tecnici

SNR @ 1 kHz 1,5 Volt RMS Out/IN -9 dBV A weight: 93.9 dB

THD @ 1 kHz 1,5 Volt RMS Out/IN -9 dBV: 0,11%

THD @ 1 kHz 1,0 Volt RMS Out/IN -12,7 dBV: 0,07%

IMD CCIF2  19-20 kHz a 0 dBV Out: 0.07%

BW -3 dB: 5 Hz to 2,2 MHz

Input impedance: 45 kΩ

Output impedance: 550 Ω

Dimensioni (LxAxP) cm: 45 x 11 x 35

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