Alfredo Di Pietro si è recato al negozio Care Orchestra – Sartoria Acustica Italiana a Bollate, nei pressi di Milano, per parlare con il progettista Mario Garavaglia e per ascoltare questa sua “creatura”, una particolarissima coppia di diffusori Brianza Audio Lab dalle qualità stratosferiche, ma con un prezzo non certo alla portata di tutti.

Per ciò che riguarda questa coppia di diffusori, in casa Brianza Audio Lab non si è badato ai cosiddetti fronzoli. Già, perché questo è un dato che emerge con evidenza, a beneficio di un diffusore dalla personalità rigorosa e dai tratti ben definiti che si è rivelato appieno nella prova d’ascolto. Insomma, per dirla tutta, non sarà probabilmente una produzione gradita ai “radical chic” dell’Hi-End più sofisticata, che puntano a oggetti dalla livrea ricercatamente elegante e “á la page”. Ma questo non interessa a chi bada alla sostanza sonora, e qui ce n’è davvero tanta, come ci conferma il progettista Mario Garavaglia. «C’era l’intento di realizzare un woofer che fosse effettivamente un woofer, mentre oggi si vedono degli altoparlanti che sembrano dei bei piatti, delle padelle dorate, semisferici, pensando che vanno meglio degli altri. Io andavo a vedermi gli altoparlanti delle giostre, alle autopiste, i megasistemi della JBL, RCF, con i loro “wooferoni” da 15″ e 18″ e ho desiderato nei miei sistemi quel tipo d’impatto. Voglio vedere una cassa, non una torretta esile ed elegante».

Così, quando questo trasduttore è stato realizzato, Mario non immaginava che sarebbe andato contro tutta questa fetta di pubblico, segandosi un po’ le gambe. Non illudiamoci, molti cedono davanti all’estetica e, pur apprezzando il suono di una cassa. non sono disposti a integrarla nell’arredamento domestico, senza contare il temibile fattore WAF (il “famigerato” Wife Acceptance Factor). Ma parliamo ora del filtro crossover (elemento cruciale di ogni sistema) implementato in questi monitor, che Garavaglia mi dice essere complesso anziché elementare. In questo non si è lesinato sulla qualità della componentistica, optando per condensatori Clarity Cap, induttori avvolti in aria e resistori antinduttivi. La ragione di tale complessità sta innanzitutto nell’essere funzionale ai progetti Brianza Audio Lab, i quali utilizzano dei woofer e midrange con membrana in carta, seta per il tweeter e, come unica membrana particolare, quella a nastro del supertweeter. La carta è un materiale più efficiente di altri, poiché più sensibile e leggero, ma come effetti collaterali ha l’insidioso fenomeno del break-up di membrana, qualche fenomeno distorsivo, cose che in qualche modo vanno tenute a bada. Il modo per farlo, secondo la filosofia del marchio, sta proprio in un’opportuna progettazione del filtro crossover, un ambito nel quale Mario Garavaglia si sente molto ferrato. Può alzare l’emissione del trasduttore, anticiparla, in base alle varie larghezze del baffle e decidere, a seconda delle posizioni e delle lunghezze d’onda, quali rifrazioni tenere e quali eliminare. C’è in buona sostanza tutto un lavorio dietro che è finalizzato a risolvere eventuali problemi a monte.

I woofer da 12” sono stati fatti costruire secondo strette specifiche del progettista Mario Garavaglia.

Quindi, Garavaglia ha adottato delle pendenze non ripidissime ma comunque elevate, non certamente del primo ordine (6 dB ottava), così da avvantaggiare la tenuta in potenza. A lui piace la cassa che dev’essere in grado sia di coccolarti con un pizzicato d’arpa, sia essere devastante quando ascolti l’Heavy Metal. E la cosiddetta bordata non è solo il basso che senti allo stomaco, ma anche il piatto splash di una batteria percosso con violenza, occasione in cui se il filtro non è ben fatto il tweeter può facilmente passare a miglior vita. Il Blaze Monitor è un sistema metà attivo e metà passivo dal progetto molto complicato, realizzato sulla base della precedente esperienza acquisita con la Classic Monitor e le Piccole Monitor. Nel periodo di confinamento da COVID 19 (2019), quando era chiuso in casa, Mario ha partorito il Pico Monitor, non presente nemmeno sul sito ufficiale (https://www.brianzaudiolab.it/), di cui diversi esemplari sono stati venduti a studi di registrazione. Si tratta di una sua versione della classica Auratone, dove ha impiegato un buon larga banda, un diffusorino dal mobile praticamente cubico che ha incontrato un inaspettato successo, visto che dove lo ho ha portato glielo hanno subito comprato. Lo ha fatto quasi per gioco, una sorta di divertissement. Anche quando si è recato in posti dove trattano monitor da cinquantamila euro la coppia, gli hanno chiesto di lasciarli lì, come uno studio a Genova e due a Milano. Ci sono stati alcuni clienti che, quando le hanno sentite, le hanno subito volute come diffusori satelliti da far suonare insieme con un subwoofer.

Il prodotto

Ecco che dopo questi tre modelli è nato il Blaze Monitor, il quale ha in realtà una storia tutta particolare. Il progettista non era ancora intenzionato a realizzare un modello ammiraglio, un sistema che fosse all’apice della sua produzione, senonché è stato coinvolto come partner nella presentazione di un libro collegato a una mostra da fare a Pordenone, Mille dischi per un secolo (1900-2000) di Enrico Merlin. L’autore aveva chiesto una mano a Mario affinché sonorizzasse la sala per far ascoltare al pubblico delle registrazioni. Merlin, pur possessore di impianti personali, ha preferito utilizzare i diffusori di Mario Garavaglia, citandolo anche nel libro. Quell’anno hanno girato tanto insieme, fatto insieme molti eventi. È stato allora sviluppato un diffusore che fosse un po’ più grande del Classic Monitor, sistema comunque a quattro vie con woofer da 12″, in quanto negli ambienti da sonorizzare in quest’evento serviva qualcosa di più grosso.

Un particolare del midrange a cono da 5”, del tweeter in seta Satori e del supertweeter a nastro.

Così, Garavaglia ha approfittato dell’occasione costruendo questo nuovo diffusore, progettato un anno e mezzo prima dell’evento di presentazione, con dodici mesi di gestazione alle spalle. Contestualmente, era stata avviata una collaborazione con un istituto scolastico superiore di Pordenone specializzato nella realizzazione di mobili. Una scuola che prepara i ragazzi a entrare nel mondo del lavoro, avviati sulla via dell’espressione di un alto artigianato. Mario ha preso la decisione di affidare la costruzione del mobile del primo prototipo non ai suoi soliti terzisti, con cui collaborava da anni, ma proprio ai ragazzi di questa scuola. Dopo aver fatto una conferenza nell’istituto, in cui aveva spiegato cos’erano e come erano fatti gli altoparlanti, cos’erano e come funzionavano i monitor da studio, ha passato la palla a loro, affidando l’impegno di costruirne uno. Ha allora creato un piccolo concorso interno per rendere la cosa elettrizzante, dando indicazioni su come realizzare un sistema a cinque vie che adoperasse determinati componenti. Sono stati presentati alcuni progetti, alcuni assurdi e altri meno, finché un ragazzo ne ha proposto uno che ai suoi occhi è risultato attendibile, che poi è proprio quello che è stato alla fine scelto. Mario Garavaglia ha solo dovuto ritoccare qualche particolare di questo parallelepipedo molto classico e poi da lì ha sviluppato tutta l’elettronica.

Ecco com’è nato il Blaze Monitor, un diffusore in cui l’intera elettronica è esterna. Per farlo funzionare occorrono quattro canali, due amplificatori stereo per ciascun canale, così l’utente può decidere di prendere o il finale di potenza proprietario dedicato oppure optare per delle elettroniche di sua preferenza, avendo l’accortezza di scegliere un finale da almeno 150 Watt di potenza. Il Brianza Audio Lab ha quattro canali e al suo interno ospita dei moduli in Classe D, realizzati in collaborazione con la Powersoft, erogando la notevole potenza di 600 Watt su ogni canale. L’amplificatore viene gestito da un’unita digitale DSP esterna, la quale ha il compito di dividere il segnale in due porzioni, inviandone una al woofer secondario e l’altra a quello superiore, il principale, in quanto il secondario agisce un po’ da rinforzo dei bassi e un po’ da subwoofer. Il secondo canale, allo stesso tempo, controlla l’escursione del woofer superiore. Tutta la sezione medio-alta è amministrata invece da un crossover passivo, questo interno al mobile. Alla luce di tale configurazione possiamo considerare il Blaze Monitor come sistema ibrido, attivo e passivo.

Sul pannello posteriore del diffusori c’è una manetta per la regolazione dell’emissione del supertweeter, che lo porta da un massimo sino allo spegnimento completo. Il DSP taglia elettronicamente il secondo woofer e agisce su tutti e quattro i canali, ma soprattutto ha la funzione di calibrare acusticamente il sistema nell’ambiente in cui verrà posizionato. Infatti, nel pacchetto d’acquisto è compresa la messa in opera da parte dello stesso Mario Garavaglia o da un tecnico specializzato da lui inviato. «Quando arriviamo nell’ambiente del cliente», mi conferma il progettista, «installiamo il diffusore, accendiamo il PC, apriamo il programma e facciamo delle acquisizioni ambientali in vari punti con un microfono; in questo modo, si ottiene la risposta in frequenza in quel dato ambiente e alla fine si ottimizza il tutto».

Nascendo il Blaze come monitor, è fondamentale che la risposta sia omogenea in vari punti perché in una sala di regia chi lavora è dislocato diversamente, con il produttore in un punto, il fonico in un altro e così via, ma tutti devono poter sentire in maniera chiara. Ritornando a bomba al DSP, è importante linearizzare la risposta in ambiente, così come eliminare quelle inevitabili risonanze e buchi che affliggono ogni spazio confinato. Chiaro, è una questione di vedute: c’è chi è rigorosamente analogista e non gradisce tali interventi digitali, ma ci sono al contrario altri audiofili che abbracciano la causa digitale per correggere tutto quel marasma di riflessioni e risonanze che si crea naturalmente in un ambiente. I woofer sono stati fatti costruire secondo strette specifiche del progettista, brandizzati, con la sospensione in foam telato, materiale di grande durata, più resistente di quello semplice e che rappresenta una via di mezzo tra questo e la tela. A di là delle lamentele sulla durata nel tempo che potrebbero innescarsi riguardo l’utilizzo di tale materiale, che comunque nei woofer Brianza A.L. è telato, occorre sapere che questo presenta un’elasticità nettamente superiore a qualsiasi tipo di gomma, cioè il ritorno in posizione della membrana è molto più veloce, oltre a favorire una maggior discesa in frequenza. La ragione sta nel Cms più alto che con il foam si riesce a ottenere, uno dei parametri fondamentali di Thiele & Small che indica la cedevolezza meccanica delle sospensioni. La membrana può così oscillare più liberamente e, in presenza di un forte transiente, per esempio un forte colpo di grancassa, è fulminea nel ritornare nella posizione di riposo, anche dopo essere stata costretta a una notevole escursione.

«Anche la gomma ha comunque i suoi problemi», afferma Mario Garavaglia, «dopo dieci anni s’indurisce, per tenerla in forma bisogna trattarla con il silicone spray». Un woofer con la sospensione esterna in foam è sopraffino. Parlando di un’altra tipologia d’altoparlante, il marchio brianzolo porta avanti la sua lotta pure contro i midrange a cupola, il cui impiego ritiene giustificato solo nel caso di sistemi casalinghi, non in uno studio di registrazione, dove le SPL sono certamente più elevate. In questo caso, se la cupola non è abbastanza rigida, quando va in escursione e impatta con l’aria tende a deformarsi, generando fenomeni distorsivi e break-up da schiacciamento. Diverso è per il classico midrange a cono, che spinge molta più aria e non ha il problema della deformazione. D’altro canto, se si progetta una cupola estremamente rigida non si avrà un suono valido come dovrebbe essere. Notevolissima la discesa sulle basse frequenze del Blaze Monitor, dichiarata in 16 Hz; in realtà il sistema è accordato a 54 Hz, ma con l’ausilio dell’elettronica si riesce a scendere più in basso. Sul versante opposto siamo a 40.000 Hz, dato dichiarato per il supertweeter a nastro, questo lavora dai 18.000 Hz in su e dona alla riproduzione una grande ariosità.

Impressioni di ascolto

Il progettista Mario Garavaglia con la sua “creatura”.

Chi poteva aspettarselo che a pochi passi da casa avrei ritrovato il sentore della mia giovinezza, concentrato in un sistema d’altoparlanti che mi ha riportato a quando, ragazzo, ascoltavo nella mia stanza le Pioneer CS-E421 (le prime casse “serie” che ho posseduto dopo un “compattone” Philips), cui fecero seguito le RCF BR45 e le ESB 40 LD? Da audiofilo d’antan do molta importanza al fattore “amarcord”, a quegli oggetti che hanno arricchito i miei anni verdi. Gli ascolti cominciano con il magniloquente The Flight to Neverland (From Hook di John Williams), un brano sinfonico di largo respiro che mette subito in chiaro le qualità di queste Blaze. Forse fuorviato dal termine “Monitor” presagivo una prestazione diversa, con le medie frequenze piuttosto in avanti, mi ritrovo invece seduto in decima o ventesima fila, davanti a una compagine orchestrale dalla prospettiva grandiosa, esattamente come l’ha concepita l’ingegnere del suono di quest’ottima registrazione.

L’ampiezza del palcoscenico sonoro è grandiosa, eccezionale la rifinitura e il senso di aria ricreato. Mentre ascolto penso che quel supertweeter fa proprio bene il suo dovere, anche se sono stato sul punto di chiedere a Mario di abbassarne l’emissione sino allo spegnimento, non avendone però il coraggio. La stoffa degli archi è sopraffina, mi spingo a adoperare un termine sin troppo abusato dai recensori audio, “setosi”, ma non ne trovo altri che rendano l’idea delle note che scorrono senza impicci né asprezze di sorta, come seta appunto. Si cambia genere, è la splendida vocalità di Cassandra Wilson con Love is Blindness (tratto da New Moon Daughter) che ora occupa il centro della scena, una voce espressiva e sensuale resa a meraviglia dalla gamma media del Ciare HM130, un medio datato ma ancora validissimo, che il progettista ha saputo magistralmente integrare nel sistema. In realtà il brano seguente, la Toccata e fuga BWV 565 di Bach, con i vari registri dell’organo chiarisce ancor più il valore di un sistema in cui il progettista ha lavorato certosinamente proprio affinché non si avvertisse nessun scalino tra i cinque trasduttori utilizzati. Il timbro risulta così omogeneo e la caratteristica ambienza di una chiesa realisticamente riprodotta. In questo tipo di strumento, come in altri, avere a disposizione un’ampia larghezza di banda aiuta a non mortificarlo, ma a farlo venire fuori in tutta la sua grandiosità, dalle profonde note di pedale sino al cristallo delle canne più piccole.

Continuum è il terzo album in studio del cantautore e chitarrista statunitense John Mayer, molto apprezzato dalla critica internazionale, influenzato considerevolmente dal Blues, Blues Rock e dal Soul. Nel brano Gravity si apprezzano quelle qualità tipiche di un diffusore monitor, quel suono sospinto in avanti che rende voce e chitarra particolarmente carnose, fiammeggianti sarebbe il caso di dire. In verità questa è una caratteristica voluta in fase di registrazione e che le Blaze Monitor restituiscono paro paro. Non mi ero portato dietro il fonometro, ma l’ascolto è stato mediamente condotto su pressioni sonore sicuramente superiori a quelle condominiali, dove anche 80 dB medi nel punto d’ascolto possono essere un lusso, in quanto credo si fosse sui 90 dB abbondanti, tranne nel devastante assolo di batteria Sticks to Me di Charly Antolini, in cui questo limite è stato superato, pur senza mettere alla corda seriamente le Blaze. Nel brano Inferno di Hedegaard è l’impulso veloce che la fa da padrone, i fulminei transienti di sintesi elettronica. Si tratta di un brano trucido, quasi apocalittico con le sue sonorità grondanti uno smaccato senso di horror. Una macabra scenografia, iniziata con dei sinistri beat di apertura, seguiti da voci robotiche e linee di basso che scuotono le ossa con sintetizzatori meccanici.

Specifiche tecniche

– Monitor biamplificato a cinque vie

– Doppio woofer da 12”

– Midrange a cono da 5”

– Tweeter in seta Satori

– Supertweeter a nastro

– Potenza 800 Watt

– Risposta in frequenza 18 Hz – 40 kHz

– Impedenza 6 Ohm

[Nel prezzo, che è di 22.170,00 Euro IVA inclusa, è compresa la consegna e l’installazione (eseguita da personale specializzato) nel luogo di destinazione, con ottimizzazione della risposta in frequenza. Nel Bundle sono compresi una coppia di Blaze Monitor con stand, amplificatore quadricanale in Classe D Brianza Audio Lab, unità DSP, cablaggi di segnale e potenza, installazione personalizzata in tutta Italia. Blaze Monitor è un prodotto unico realizzato a mano in Italia su richiesta, personalizzabile nelle finiture estetiche. Disponibile solo su richiesta e prenotazione]

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