Alfredo Di Pietro ha avuto modo di provare e di ascoltare questa nuova “creatura” nata dall’ingegno e dall’esperienza cinquantennale di Pier Giorgio Levorato; dalla sua analisi e dalle misurazioni da lui fatte, ci troviamo indubbiamente di fronte a un apparecchio che in fatto di rapporto qualità/prezzo non teme rivali di sorta…
Parlando di quest’amplificatore integrato dal nome chilometrico, il Level Performance 3.0 Limited Edition Tribute 30 Th° Anniversary by Faseaudio, una prima indicazione può essere l’individuazione della sua figura chiave, racchiusa nel termine “Level”: Pier Giorgio Levorato, patron e fondatore di Level Electronics (LEVorato ELectronics). Una realtà nata nel lontano 1976 dalle ceneri dell’azienda paterna di diffusori, precedentemente denominata “LP”, acronimo che prendeva il nome dalle iniziali di famiglia. Una storia combaciante con le vicende di una famiglia in seno all’Alta Fedeltà (a questi livelli, dice lo stesso titolare, la maiuscola è d’obbligo), nata molto tempo fa, visto che nel 2018 ha festeggiato il 50° anniversario. Quanto basta per inserirla a pieno titolo tra i decani degli specialisti del settore ancora in piena attività. Significativa, in tal senso, è l’immagine che appare nella Homepage del sito ufficiale dell’azienda, in cui si vede un Pier Giorgio giovane, scattata mezzo secolo fa durante uno dei primi, storici eventi audiofili. Chi è un audiofilo d’antan può capire che emozioni si provavano allora…
Il Level Performance 3.0 assume gradatamente dei contorni che è la storia stessa a tratteggiare, in quanto non c’è nulla d’improvvisato ma decenni di professionalità al servizio del buon suono, oggi espressa nella collaborazione tra la Level e l’azienda di Fabio Serblin, noto progettista elettronico in forza alla Serblin & Son. Con questo marchio si apre un’altra storia, quella di un artigiano impegnato come progettista sin dagli esordi della Sonus Faber e fondatore nel 1991 del proprio marchio, Fase Evoluzione Audio, con l’intento di produrre amplificatori Hi-Fi ad alte prestazioni. Che la sua visione fosse valida si evinse pochi anni dopo, quando i suoi prodotti ottennero risultati gratificanti in molti Paesi europei e orientali, come testimoniato dalla lunga serie di recensioni apparse sulle riviste di settore. Oltre l’80 per cento della produzione in quegli anni andò all’estero, mentre nel 2002 si aprì una lunga parentesi: in seguito a una concatenazione di eventi personali, Serblin decise d’interrompere la produzione in proprio e orientarsi verso lo sviluppo di un’attività in qualità di distributore.
Il prodotto
Dietro quest’amplificatore integrato ci sono dunque due storie che s’intrecciano, relative a marchi che hanno portato alla luce un oggetto frutto della loro collaborazione. Possiamo riconoscere il suo progenitore, anche per quanto riguarda l’aspetto estetico, nel Fase Evoluzione Audio Performance 1.0, un integrato apparso a metà anni Novanta a transistor bipolari Motorola TO3 MJ15 022/15023, da 60 Watt RMS su 8 Ohm e 100 Watt RMS su 4 Ohm, con ingressi linea, Phono (MM/MC) e controllo volume Alps “Blue Series”. Tuttavia, la parentela con il nuovo Level Performance 3.0 si ferma all’esterno e al trasformatore toroidale, fatto a mano dalla stessa azienda vicentina che produceva quelli di trent’anni fa. Nell’attuale troviamo una sezione preamplificatrice che lavora in Classe A, con un controllo del volume a relè, regolabile dal comando presente sul pannello frontale o dal telecomando a infrarossi. L’utente noterà che la manopola ruota indefinitamente, questo perché non si tratta di un classico potenziometro meccanico ma di un encoder che, attraverso un processore, controlla una bancata di resistori di precisione commutate da micro-relè. Il telecomando consente anche la selezione dell’ingresso ma, siccome il selettore sul pannello frontale non è motorizzato, la sua tacca indicatrice non segue l’ingresso eventualmente selezionato col tasto “PRG”.
La manopola ha comunque la priorità, cosicché agendo su essa si ottiene il riallineamento con l’ingresso attivo. Non appena connesso alla rete elettrica, l’apparecchio si pone automaticamente in stand-by, con un consumo di corrente molto inferiore agli 0,5 Watt richiesti dalla direttiva europea Ecodesign 2009/125/CE. A questo punto, possiamo premere il pulsante “Power”, che attiva l’alimentazione ai circuiti iniziando la sequenza di riscaldamento, indicata dal lampeggiamento del LED blu centrale. Quando la luce diventa fissa l’amplificatore è pronto per l’uso. Un modulo Phono MM/MC (assente nell’esemplare datomi), può essere già disponibile all’atto dell’acquisto oppure integrabile successivamente come opzione a meno di 300 euro. Ad ogni modo, il relativo ingresso, anche in mancanza del citato modulo Phono proprietario, è comunque utilizzabile per accoglierne un altro esterno oppure una qualsiasi altra sorgente richiedente un ingresso ad alto livello. A rendere versatile il Level è la separazione tra la sezione preamplificatrice e quella del finale di potenza, modalità operativa che può essere attuata mediante un apposito comando a pulsante posto sul retro. La flessibilità d’impiego è dunque assicurata, rendendolo in grado di gestire pure una configurazione in biamplificazione.
Una flessibilità, questa, che è incrementata anche dalla presenza di un DAC all’interno, però deliberatamente limitato al solo uso con il ricevitore Bluetooth. Si sarebbe tranquillamente potuto aggiungere un ingresso digitale, coassiale, ottico o USB, ma questo avrebbe comportato una limitazione di quegli analogici. Come dicevo, la Level di Pier Giorgio Levorato si è avvalsa, in questo come nella sua intera serie di moduli Hi-End, dell’opera dell’amico Fabio Serblin, in qualità di esecutore materiale, pur rimanendo la direzione e la conduzione nelle mani di Levorato. Parliamo di un amplificatore indubbiamente pregevole, costruito in sole 100 unità numericamente registrate, fornito di manuale in lingua italiana, cavo di alimentazione IEC e telecomando, un TLC (non fornitomi), programmabile e gestibile con due differenti frequenze di lavoro, “A” e “B”, idonee per poter controllare con un unico telecomando due differenti sezioni preamplificatrici e, con un supplemento di 80 euro, sostituibile in modalità “change” con uno molto più raffinato e robusto, realizzato in alluminio massiccio tramite macchine a controllo numerico CNC. Esiste peraltro la possibilità di sostituire come optional i fianchetti in MDF laccati nero opaco con altri in nobile massello di noce.
Per questo nuovo apparecchio, dichiara Pier Giorgio Levorato, è stato portato a maturazione un insieme di nuove soluzioni circuitali, tecniche e sonore, le quali al termine della realizzazione di questi cento pezzi numerati verranno implementate all’interno del prossimo amplificatore integrato, sviluppato in due distinti telai, che utilizzerà gli stessi cabinet ora riservati al preamplificatore linea Level Apokalypse e all’amplificatore finale di potenza Level Ahrmaghedon. Possiamo ritenerlo un ritorno sulle orme del glorioso integrato Quid che, ai tempi Fabio Serblin, costruiva in Sonus Faber. Un cerchio si presume ancora lungi dall’essere chiuso, vista la dinamicità delle aziende coinvolte.
Da me interpellato per delle informazioni tecniche più approfondite, Franco Serblin si è mostrato molto collaborativo. La visita all’interno di quest’elettronica dall’aspetto minimale inizia dalla sezione d’ingresso e preamplificazione, dove viene impiegato un totale di undici relè Omron 2194C, sigillati con contatti in lega d’oro per la selezione ingressi. La visual inspection del circuito rivela anche la presenza di una coppia di amplificatori operazionali a due canali Texas Instruments OPA1678, con ingresso a FET, capaci di una distorsione estremamente bassa (0,0001%), come testimoniato anche dalle misure effettuate con il mio nuovo analizzatore di spettro. Tra le specifiche citiamo un rumore di 4,5 nV/√Hz a 1 kHz, l’elevato guadagno ad anello aperto, 114 dB, e la notevole reiezione di modo comune, pari a 110 dB. Un’ottima scelta da parte del progettista poiché tali IC offrono prestazioni superiori rispetto agli amplificatori operazionali tradizionali comunemente utilizzati nei circuiti audio. Segue la sezione di controllo volume, a resistori fissi commutati sempre da relè Omron 2194C, con una scala a 64 livelli. Presente un chip Atmel ATmega 328P che lavora insieme con il Microchip MCP 23008, due IC che rivestono grande importanza nella gestione dei relè.
Il primo è un microcontrollore a 8 bit ad alte prestazioni e basso consumo. Architettura RISC avanzata per 131 istruzioni, eseguite per la maggior parte in un singolo ciclo di clock. Ha 32 x 8 registri di lavoro per uso generale con funzionamento completamente statico. Il secondo è invece un espansore di Input/Output a 8 bit che comunica tramite bus I²C, utile per incrementare il numero di pin digitali disponibili per il microcontrollore. In un oggetto moderno non poteva mancare il supporto digitale dato dall’ingresso Bluetooth, nel nostro caso basato su un CRS Bluetooth 5.0 con supporto AptX e uscita I2S. Questo ricevitore BT ha un nome e cognome: Tinysine AudioB I2S V2r1. Basato sul chip Qualcomm QCC3008, può supportare frequenze di campionamento fino a 16 bit 48 kHz, vantando una trasmissione tipicamente affidabile e stabile, grazie alla tecnologia AptX. A questo è associato un DAC ESS ES9023, che il progettista ha voluto limitare alla funzione BT. Peccato perché da questo si sarebbe potuto ricavare un ingresso digitale da dedicare a un lettore di rete esterno, PC o altro dispositivo. Si tratta comunque di una precisa scelta e non di una svista o trascuratezza e come tale va rispettata. L’ingresso Phono, come detto su scheda opzionale, è imperniato anch’esso sul già menzionato TI OPA1678, con RIAA semipassiva e alimentazione dedicata. Si tratta di una scheda che si presagisce performante, dedicata a testine sia MM che MC. L’ingresso MC, in particolare, è a transistor discreti configurati a base comune a costituire un convertitore corrente/tensione, un’interfaccia dunque ideale per fonorivelatori con bassissima impedenza e tensione d’uscita come le vere MC offrono. In questa configurazione l’impedenza interna della testina si trova di fatto a stabilire il guadagno del circuito: quanto essa sarà minore, tanto maggiore risulterà il guadagno. La circuitazione nel Level ospita tutta componentistica SMD, come il chip TI TL072, un amplificatore operazionale a basso rumore con ingresso FET. Elevata è la sua velocità di risposta, pari a 20 V/μs, con bassa tensione di offset (1 mV), basso consumo energetico (940 μA/canale) e ingresso di modo comune. Un altro dei circuiti integrati che vale la pena menzionare è il TI ULN2003A, un “array” a due canali ad alta tensione e alta corrente, ciascuno contenente sette coppie transistor Darlington a collettore aperto con emettitori comuni. Ogni canale ha una corrente nominale di 500 mA e può sopportare correnti di picco di 600 mA. Al Level Performance 3.0 non manca un ingresso trigger per il controllo dell’accensione da remoto, che funziona da 3,5 a un massimo di 12 VDC, mentre il suo livello d’uscita è di 5 VDC. Per la connessione occorre un cavetto Mini-Jack mono o stereo da 3,5 mm.
Cosa interessante è la possibilità di utilizzo indipendente della sezione preamplificatore (con buffer OPA1678) e finale di potenza, separabili tramite un pulsante messo sul pannello posteriore. L’amplificatore di potenza impiega la stessa circuitazione a simmetria quasi complementare già impiegata nel modello Ahrmaghedon di Fabio Serblin, con transistor finali di potenza Toshiba da 10 Ampere e 30 MHz di banda passante, questa volta alimentati da un generoso trasformatore toroidale con tensione duale. Questa circuitazione non fa uso del classico ingresso con coppia differenziale, ma utilizza un singolo transistor sull’emettitore, nel quale (nodo a bassa impedenza) entra il segnale di controreazione, consentendo al circuito di esprimere quelle caratteristiche di velocità proprie della topologia “Current Feedback”. Parliamo di una configurazione inerente ad amplificatori, tipicamente operazionali (Op-Amp), in cui si utilizza la retroazione di corrente e non di tensione tra uscita e ingresso per controllare il guadagno. Quella in tensione è definita in linguaggio tecnico “Voltage Feedback”. La “Current” offre a detta degli esperti maggior stabilità e banda più ampia, grazie a un circuito differenziale che confronta segnali di corrente.
Altri particolari sono i connettori di potenza a banana Deltron, purtroppo non multifunzione, visto che accettano solo banane da 4 mm, i DIP Switch SW1 e SW2 da settare diversamente per l’ingresso linea e il Phono, il selettore rotativo degli ingressi e i quattro bei condensatori elettrolitici in alluminio Jamicon da 4700 µF/50 Volt. Direi che il quadro è completo. Nell’esemplare in mio possesso ho notato che anche a volume azzerato un certo segnale (non irrilevante) passava ugualmente ai diffusori. Riguardo poi l’elemento dissipatore, credo che sarebbe stato auspicabile adottarne uno di maggior dimensioni, oppure metterne due con i transistor del canale destro separati da quelli del sinistro.
Le misure
Ho effettuato le misure basandomi su questa strumentazione: PC Asus Laptop FLA5EV8M; analizzatore di spettro QuantAsylum QA403; software di misura: QA40x e QA40x Plot, multimetro TRMS PCE-UT 61E, cablaggi vari.
Sezione preamplificatore
MP01
Canale Destro: 0 dBV
Canale Sinistro: 0,01 dBV
Differenza: 0,01 dB
La risposta in frequenza è stata rilevata con la metodica del “Dual Channel”, in cui l’ingresso destro dell’analizzatore viene usato come riferimento, in modo tale da annullare la non linearità del segnale test. Dai 100 Hz ai 50 kHz la risposta appare come una linea perfetta, con un decadimento estremamente limitato a partire dai 50 kHz (-0,02 dB). I 96 kHz segnano il limite dell’indagine, lavorando il QA403 sino a 192 kHz/24 bit. Più pronunciato il decadimento della risposta sotto i 100 Hz, a causa dell’effetto passa alto dei condensatori di accoppiamento in ingresso, comunque necessari per bloccare la corrente continua e lasciar passare solo le componenti alternate del segnale audio. In questa regione troviamo i 50 Hz a -0,06 dB, i 30 Hz a -0,17 dB e i 20 Hz a -0,39 dB rispetto al centro banda.
MP02
Limitato è il guadagno della sezione preamplificatrice, pari a 12,10 dB, che corrispondono a un fattore lineare di 4,03X.
MP03/MP04/MP05
Le superbe prestazioni degli IC Texas Instruments OPA1678 si apprezzano alla THD e THD+N con valori estremamente bassi, al limite della misurabilità della mia nuova strumentazione. Il livello del segnale test, la classica fondamentale a 1000 Hz, è stato da me individuato in 0,5, 1 e 3 Volt. Incrementando la fondamentale si assiste a una risalita invero molto modesta.
MP06
La misura del multitono, eseguita a 4 Volt RMS complessivi, mostra una sostanziale assenza di spurie d’intermodulazione tra un tono sinusoidale e l’altro (5 per ottava). Si tratta di una rilevazione atta a valutare la capacità del DUT, il preamplificatore nel nostro caso, di gestire più frequenze contemporaneamente, così da evidenziare distorsioni e interazioni non lineari tra le varie frequenze.
MP07
Il Noise Density (Densità di Rumore), altrimenti detto Densità Spettrale di Rumore (SND), è una misura importante per valutare la potenza del rumore generato dal DUT (Device Under Test) distribuita per unità di frequenza nell’ambito di una certa banda. Detto in soldoni, ci dà la misura di quanto silenziosa sia la sezione preamplificatrice del nostro Level Performance 3.0, cioè il suo rumore intrinseco, che si va poi ad aggiungere al segnale audio. È una misura fondamentale per il calcolo del Rapporto Segnale/Rumore (SNR).
MP08>MP13
Scartando il livello di 0,5 Volt complessivi, ho valutato la misura della distorsione da intermodulazione su 1 Volt e 3 Volt. Tre le IMD prese in considerazione: CCIF 19/20 kHz, DIN 250 Hz/8 kHz e SMPTE 60 Hz//kHz. Si può vedere il livello dei due toni (che nella DIN e SMPTE sta in rapporto 4 a 1), il voltaggio RMS complessivo, il tasso di distorsione in dB e percentuale, l’SNR e i differenti tassi relativi alle armoniche di ordine pari e dispari.
MP14-15
In questi due grafici vediamo l’andamento della distorsione in funzione della frequenza. Il livello in Volt RMS è il medesimo tenuto nelle precedenti rilevazioni. Nell’ambito di valori molto contenuti, si apprezza un andamento in salita sulle alte frequenze, cosa del tutto normale.
MP16
Ultima misura la diafonia, crosstalk in linguaggio tecnico, che riguarda l’interferenza indesiderata di un segnale audio che va replicarsi su un altro segnale di diverso percorso, nella fattispecie i canali destro e sinistro. Si manifesta come una sorta di sovrapposizione di suoni, compromettendo la purezza e la separazione dei segnali audio. Il decorso dei due tracciati, rosso e blu, è relativo ai due canali destro e sinistro, sottoposti a uno stimolo pari a 0 dBV (1 Volt). Il risultato è ottimo, tipicamente in salita sulle alte frequenze, poiché, come sappiamo, più la frequenza è alta e maggiore è l’effetto del crosstalk.
Impedenza d’ingresso: 47 kOhm
Impedenza d’uscita: 100 Ohm
Sezione amplificatore finale di potenza
MF01 – MF02
Canale Destro: 0 dBV
Canale Sinistro: 0,01 dBV
Differenza: 0,01 dB
La possibile separazione delle due sezioni mi ha consentito di fare sulle stesse delle rilevazioni strumentali indipendenti. Linearissima la funzione di trasferimento e stabile il suo andamento al variare dell’impedenza di carico, virtù che eredita dalla sua Classe di funzionamento, che è la A/B.
MF02
Con un segnale di stimolo pari a -20 dBV (100 mV RMS), il nostro Level Performance 3.0 fornisce in uscita un voltaggio di 2,169 Volt, per un guadagno di 26,72 dB (21,68 lineari).
MF03>MF06
Se la distorsione della sezione preamplificatrice è bassissima, lo stesso non si può dire per quella finale di potenza. A 1 Watt RMS la THD è dello 0,058%, molto vicina alla THD+N (0,059%). Valori che si riducono, tipicamente, al salire della potenza, portando la THD sullo 0,014% a 20 Watt RMS e sullo 0,018% a 40 Watt RMS.
MF07>MF12
Seguono le IMD, rilevate con la stessa metodica adottata per la sezione preamplificatore. La CCIF 19/20 kHz tallona a breve distanza la THD/THD+N, mentre ovviamente più elevate sono la DIN e SMPTE, le quali stressano il DUT certamente di più della CCIF. Le distorsioni d’intermodulazione riguardano la generazione di nuove frequenze che sono somma e differenza di quelle originali.
MF15>MF17
I livelli prescelti nella misurazione della THD, seconda e terza armonica, sono i medesimi delle analisi di spettro appena viste, cioè 1 Watt, 20 Watt e 40 Watt. Occhio all’asse delle ordinate, che cambia nei valori percentuali tra il primo e i due grafici che seguono.
MF18
L’andamento della distorsione in funzione della potenza ricalca quello tipico di un amplificatore a stato solido: si parte da valori all’inizio relativamente alti, questi si abbassano gradualmente al salire dei Watt, per poi impennarsi all’improvviso in vicinanza del clipping. Questo si manifesta con evidenza alla tensione di 24,4 Volt RMS, pari a una potenza di 74,42 Watt su carico di 8 Ohm.
Impedenza d’ingresso: 2,715 kOhm
Impedenza d’uscita: 0,11 Ohm
Damping Factor = 73
Sezione cuffia
MC01>MC03
Interessante è notare come in una sezione cuffia che preleva il segnale dal finale di potenza, con uno stimolo fisso (nel nostro caso di 100 mV) sia il guadagno che, naturalmente, il livello della risposta in frequenza varino in funzione dell’impedenza di carico, nei fatti rappresentata dalla cuffia. Per le misure ho quindi individuato tre valori ohmici atti a emulare cuffie a bassa, media e alta impedenza, cioè 32 Ohm, 300 Ohm e 600 Ohm.
MC04>MC06
Canale Destro: 0 dBV
Canale Sinistro: 0,03 dBV
Differenza: 0,03 dB
La risposta in frequenza si rivela stabile come andamento nei tre diversi carichi, ricalcando quella della sezione preamplificatore. Non poteva essere diversamente visto che il finale di potenza è condizionato nella risposta da quest’ultimo.
MC07
Il grafico in overlay mostra il livello della risposta in frequenza in funzione del carico.
MC08
I tassi distorsivi della sezione cuffia, THD e THD+N, rispecchiano quelli del finale di potenza, essendo prelevati da questo.
MC09>MC11
MC 12
Lusinghiero il risultato conseguito nel multitono, il quale non evidenzia spurie tra un tono e l’altro che possano compromettere la pulizia del segnale.
Impedenza d’uscita: 328 Ohm
Il test d’ascolto
Impianto
Lettore di rete WiiM Pro-A2FC
Convertitore D/A MicroSound Technology CDA1
Equalizzatore grafico Behringer FBQ1502HD Ultragraph Pro
Diffusori Bennet & Ross Exosphere
Diffusori Canton LE 109
Diffusori Pylon Opal Monitor
Diffusori Wharfedale EVO 5.3
Diffusori Lonpoo LP-42
Cavi di segnale Supra Dual RCA – Kimber Hero – Audio Quality
Cavi di potenza Fluxus Litz 900 FB/FF
Cavi di alimentazione Supra LoRad e Fluxus Alimentami
Album ascoltati
– I Dreamed of Electric Sheep – Premiata Forneria Marconi
– RökFlöte (Alternative Mixes) – Jethro Tull
– RPO Plays Pink Floyd – Royal Philharmonic Orchestra
– Just the Two of Us – Cæcilie Norby & Lars Danielsson
– Taste of Honey – Ulf Wakenius/Lars Danielsson/Magnus Östrom
– Eternal Beauty – Nils Landgren/Michael Wollny/Lars Danielsson/Rasmus Khilberg/Johan Norberg
– Pianologie & Logoi Neretinoi (Live) – Francesco Libetta/Ensemble Seraphicus
– Beyer. Scuola preparatoria del pianoforte Op. 101 Vol. 4 – Francesco Libetta
– Sgambati – The Complete Piano Works Vol. 7 – Francesco Libetta
– Haydn: The Complete Symphonies – Austro-Hungarian Haydn Orchestra – Ádám Fischer
– Beethoven: Egmont/Wellington’s Victory/Military Marches – Berliner Philharmoniker – Herbert von Karajan
– Carl Orff: Carmina Burana – Berliner Philharmoniker – Sir Simon Rattle
– With Heaven On Top – Zach Bryan
– Liberty (Original Edition) – Anette Askvik
– Alma – CousCous a colazione
In fondo la ricetta per un buon ascolto domestico è semplice. Si viaggia su un territorio di normalità con un buon lettore di rete, contornato magari da CD e vinili, un amplificatore integrato come il nostro Level Performance 3.0 e un paio di buoni diffusori. Non sono mai stato un sostenitore delle alte potenze in casa, salvo rare eccezioni come il pilotaggio di sistemi elettrostatici, dove l’obiettivo non è raggiungere alti livelli di pressione sonora ma vincere la loro proverbiale “pigrizia” per quanto riguarda la sensibilità media, resistere al comportamento reattivo e alla caduta dell’impedenza a valori improponibili sulle alte frequenze. Ma nella mia prova d’ascolto di sistemi ESL non ce n’era nemmeno l’ombra, solo dinamici, di qualità se vogliamo altalenante. Non mi piace giocare facile. Ho degli amici che possono prestarmi diffusori molto buoni, ce n’è una coppia nella selezione che non è mia, gli ottimi Wharfedale EVO 5.3, i quali se la battono con le mie vecchie ma sempre valide Canton LE 109 a contendersi la palma di miglior sistema in questa sessione d’ascolto. Ci sono poi le Bennet & Ross Exosphere, sistemi da pavimento estremamente economici, con una caterva di trasduttori a bordo, che ho comprato quasi per gioco ma che alla fine mi hanno sorpreso per la loro qualità.
Figurano anche le economicissime Lonpoo LP-42, che nel gruppo fanno la parte del brutto anatroccolo, magari da imbellettare con un buon amplificatore. Non mi piace, dicevo, abbinare solo diffusori dal suono eccellente alle elettroniche che recensisco, troppo facile ottenere dei risultati che vanno poi ad ammorbidire eventuali loro defaillance. Ho diviso i brani da ascoltare in triadi, brani recenti di grandi gruppi progressive, jazz moderno, tre ascolti del grande pianista e compositore Francesco Libetta, musica sinfonica, senza disdegnare un’incursione verso il sentiero della modernità con tre album pescati tra le novità Qobuz. I Dreamed of Electric Sheep (Ho sognato pecore elettriche) è un album tosto e visionario, diciottesimo in studio del gruppo Premiata Forneria Marconi, tra l’altro abbastanza recente, essendo stato pubblicato nel 2021. Un primo elemento da notare, che mi seguirà costantemente lungo tutto il corso degli ascolti, è la garbatezza di questo amplificatore, il suo smalto timbrico limpido e privo di qualsiasi aggressività. Se dovessi menzionare quali sono stati gli amplificatori più piacevoli passati nella mia sala d’ascolto, non esiterei un istante a includere questo Level. Brani come Allfather o The Feathered Consort dall’album RökFlöte dei Jethro Tull possono essere presi a esempio proprio per l’immagine acustica restituita, amabile e dalla grana particolarmente fine sul medio-alto.
Un integrato insomma elegante, genuino quanto basta per rendere naturali i colori orchestrali di RPO Plays Pink Floyd, lavoro che presenta arrangiamenti sinfonici di alcune delle canzoni più famose dei Pink Floyd. Qui l’articolato suono della compagine orchestrale viene combinato con elementi rock come chitarre, sassofoni, percussioni e anche cantanti. Il nostro si esprime in una prestazione da “bomboniera acustica”, riuscendo a essere al contempo morbido e abbastanza analitico da consentire il discernimento dei precisi contorni di ogni strumento. Questo non significa che sia limitato all’espressione di una personalità che potremmo definire come radical chic, visto che con i suoi 45 Watt su 8 Ohm è in grado di padroneggiare anche masse sonore imponenti, come nel brano Money, dove estrinseca un potenziale sonoro non indifferente, addirittura sovrabbondante se il diffusore ha dalla sua una buona sensibilità. È capace di sedurre irretendo l’ascoltatore nelle ambrate e intense trame sonore di Just the Two of Us di Cæcilie Norby & Lars Danielsson. Il duo contrabbasso/voce così acquista una rara capacità evocativa, emergente dall’intimo di una formazione minimale.
Il nostro integrato avvince senza mezzi termini nel dialogo tra la voce sensuale della Norby e il contrabbasso o il violoncello di Danielsson, senza dimenticare che ad arricchire il tessuto sonoro ci sono anche strumenti come la sansula (una variante della kalimba), l’udu e la marimba. Il Level si distingue sempre e comunque come tessitore di raffinate trame sonore, lo fa evidentemente negli album Taste of Honey ed Eternal Beauty. Taste of Honey, forse l’album apice di questa seduta d’ascolto finale, quella che mi sollecita a dire la mia parola conclusiva sul suono di quest’integrato. Tutto è di una bellezza abbagliante, il drumming di Öström che evoca una sbuffante locomotiva nel brano che dà il titolo al lavoro, le rilassate armonie di My Valentine, con le inconfondibili linee di basso di Danielsson e il nitore della chitarra acustica di Ulf Wakenius.
Segue una triade di brani che ho voluto dedicare al grande Francesco Libetta, in veste di compositore ed eccelso virtuoso di pianoforte. Pianologie & Logoi Neretinoi è una sorta di goliardico divertimento fatto di composizioni inedite di vari autori, tra cui lo stesso Libetta, Casterede e Marinuzzi (suoi maestri di composizione). Un fantastico pot-pourri di temi legati alla musica classica dove impera il gusto musicale della risata, della caricatura e del sarcasmo.
Seguono due CD seri. A parte le notazioni artistiche, mai comunque inopportune, in questa sede bisogna parlare del suono, di come il Level Performance 3.0 se la cavi con il pianoforte, oltre che con un piccolo insieme strumentale/vocale. Qui nessuna sensazione di affaticamento s’insinua, il nostro integrato scorre leggero, forte di una timbrica lucida e di un palcoscenico tridimensionale ampio e profondo. Haydn, Beethoven e Orff sono i protagonisti dei tre lavori dedicati alla musica sinfonica classica. In questo genere musicale, molto rivelatore delle qualità tout court di un’elettronica, possiamo riconoscere una convincente trasparenza, l’attitudine al cesello sonoro e al dettaglio fine che non vanno in nessun modo a creare l’effetto grana: tutto rimane meravigliosamente eburneo, senza alcuna traccia di artifici elettronici. È questo che conta nella sinfonica e, più in generale, nella musica acustica. Il corpo, la potenza (e con essa la dinamica) non mancano di certo, la riserva di potenza di cui dispone il Level è sempre adeguata a trarsi d’impaccio in situazioni che potrebbero diventare critiche. Un esempio è l’ottima registrazione Carl Orff: Carmina Burana, con i Berliner Philharmoniker diretti da Sir Simon Rattle.
La timbrica calda, vellutata e molto musicale di quest’integrato non confligge con l’esigenza di ricostruire la grandiosità di questa cantata scenica, le sue esplosioni sonore che contrastano con l’intimo, ieratico ripiegamento espressivo di brani come Veris leta facies o la suprema grazia di Ecce gratum. Tre album pescati tra le novità Qobuz, With Heaven On Top, Liberty e CousCous a colazione fanno venire fuori l’anima più impressiva e “ispida” del Level, con il forte sapore live e il rimarchevole effetto presenza che portano con loro, dove tutto sembra proiettato in avanti e affiora un significativo senso di realismo e matericità. Liberty di Anette Askvik, in particolare, è un disco tra i più gettonati alle fiere audio e pure in contesti recensori. Notevole davvero è la qualità della registrazione, con la voce della cantante norvegese perfettamente a fuoco al centro della scena e dei suoni che si materializzano ai lati come d’incanto. Anche in questo caso il Level Performance 3.0 si comporta molto bene, sa essere gentile e carezzevole, ma anche corposo ed energico quando serve, non dimenticando mai il suo proverbiale bon ton. A questo punto mi accorgo di aver parlato poco dell’ingresso Bluetooth, davvero ottimo. Sarà forse perché il passaggio dagli ingressi Linea 1/2/3 è stato completamente indolore, qualsiasi fosse la sorgente collegata?
In conclusione, quest’amplificatore integrato dall’aspetto quasi monastico nella sua semplicità, ha rivelato avere al suo interno un cuore in grado di riscaldare veramente la musica.
Alfredo Di Pietro
Caratteristiche tecniche dichiarate
– Tensione di alimentazione: 230 Volt/50-60 Hz
– Ingressi: 5 stereo RCA
– Uscite: 1 stereo
– Trigger in ingresso e uscita
– Controllo volume a 64 step a resistori commutati
– Potenza d’uscita: 45 Watt RMS per canale su 8 Ohm e 75 Watt RMS per canale su 4 Ohm
– Risposta in frequenza: 5 Hz – 120 kHz (-3 dB)
– THD: 0,030%
– SNR: 107 dB
– Telecomando a infrarossi
– Dimensioni: 422x81x276 (LxAxP) mm
– Peso netto: 10 kg
Listino prezzi:
€. 990,00 versione Base
€. 1.490,00 versione Top
€. 290,00 Modulo Phono MM/MC
€. 160,00 Fianchetti in Massello
€. 100,00 Telecomando Alluminio (FRANKIE)
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