NUOVE USCITE | HARD ROCK

Con SPLAT! i Deep Purple non tentano di ricostruire artificialmente gli anni Settanta e non si limitano ad amministrare una delle eredità più importanti del rock. Il nuovo album consolida la formazione con Simon McBride e restituisce una band compatta, pesante, ironica e ancora interessata al piacere collettivo del suonare. Bob Ezrin ne disciplina l’energia in tredici brani brevi e diretti, nei quali il linguaggio classico del gruppo incontra una consapevolezza pienamente contemporanea.

Dopo oltre mezzo secolo di attività, i Deep Purple continuano a considerare lo studio di registrazione non come un obbligo, ma come il luogo nel quale mettere alla prova la propria identità.

Pubblicato il 3 luglio 2026 da earMUSIC, SPLAT! arriva due anni dopo =1 e rappresenta il secondo album realizzato con Simon McBride. La formazione comprende Ian Gillan, Roger Glover, Ian Paice, Don Airey e lo stesso McBride, ancora una volta guidati in studio da Bob Ezrin.

L’idea centrale, concepita da Gillan, affronta la fine dell’umanità non come una semplice catastrofe, ma come una possibile metamorfosi oltre l’esistenza fisica.

Una formazione ormai compiuta

Se =1 aveva documentato l’ingresso di McBride nell’universo Purple, SPLAT! mostra una formazione ormai completamente assestata. Il chitarrista non tenta di replicare Ritchie Blackmore e non prosegue neppure la linea più elegante e fusion di Steve Morse. Il suo contributo è fisico, blues, tagliente e profondamente legato al riff.

Soprattutto, McBride riporta al centro del suono il tradizionale confronto fra chitarra e tastiere. Don Airey risponde con un Hammond nuovamente protagonista, affiancato da pianoforte e sintetizzatori.

Roger Glover e Ian Paice costituiscono il punto di equilibrio. Il basso imprime movimento ai riff, mentre la batteria conserva quello swing naturale che impedisce alla musica di irrigidirsi in un hard rock eccessivamente prevedibile.

La prima impressione è quella di un album duro, compatto e sorprendentemente energico. I tredici brani restano tutti sotto i cinque minuti e Bob Ezrin interviene sugli arrangiamenti eliminando divagazioni e tempi morti.

La concisione non riduce però lo spazio riservato agli strumentisti: gli scambi fra McBride e Airey sono numerosi, ma restano sempre al servizio della canzone.

Tredici brani, nessuna resa

Arrogant Boy apre il disco senza preparazione, sostenuto da un’accelerazione che richiama la stagione classica senza trasformarsi in una copia di Highway Star. Il riff è asciutto, l’organo spinge e Gillan entra con un testo rivolto all’arroganza, al potere e alla distorsione del linguaggio pubblico.

È l’antico vocabolario dei Deep Purple ricondotto a una forma più compatta e attuale.

Diablo conserva la spinta iniziale, introducendo un’atmosfera più strana e avventurosa. Il brano vive di groove e immagini surreali; la chitarra aggiuntiva di Keith Urban introduce una sfumatura differente senza alterare l’identità della band.

The Rider si muove su coordinate più melodiche, mentre The Lunatic recupera la componente irregolare del gruppo attraverso un ritmo nervoso e una scrittura che alterna controllo e apparente disordine.

The Only Horse in Town cambia prospettiva, Sacred Land amplia la tavolozza con sintetizzatori e atmosfere sospese, mentre The Beating of Wings rallenta il passo inserendo sfumature blues, soul e jazz.

Il centro creativo dell’album

Guilt Trippin’ è uno dei vertici del disco. L’introduzione pianistica sembra annunciare una parentesi tranquilla, ma il brano cambia rapidamente pelle, aprendosi a ripartenze, cambi di direzione e deviazioni progressive.

Qui emerge la qualità migliore della formazione attuale: evocare il carattere storico dei Deep Purple senza assumere la posa di una tribute band di se stessa.

Paice accompagna ogni svolta con naturalezza, mentre Gillan costruisce un racconto filosofico e grottesco sul risultato non proprio impeccabile dell’esperimento umano. Dio e Charles Darwin sembrano quasi incontrarsi per discutere delle contraddizioni della nostra specie.

Scriblin’ Gib’rish torna a una dimensione spezzata e funky, accompagnando una riflessione sull’assurdità della comunicazione contemporanea. Password, codici e deformazioni linguistiche diventano il simbolo di un mondo nel quale gli strumenti per comunicare aumentano mentre la comprensione reciproca sembra diminuire.

Jessica’s Bra nasce invece da un gioco linguistico puerile e malizioso. È forse l’episodio che mostra maggiormente l’età culturale della band, pur procedendo con leggerezza e con un arrangiamento agile, costruito sugli scambi veloci tra McBride e Airey.

Third Call è fra i momenti strumentalmente più convincenti. Paice spinge con autorità, Glover costruisce un fondamento elastico e i solisti si inseguono senza sovraccaricare l’arrangiamento.

My New Movie prosegue su coordinate più narrative e cinematografiche, preparando il terreno alla title track. Splat! chiude il disco con un andamento massiccio, circolare e sorprendentemente funky, riassumendo l’idea che attraversa il lavoro: la fine intesa non soltanto come distruzione, ma come trasformazione.

Il tempo nella voce di Ian Gillan

Ian Gillan merita una valutazione libera da confronti impossibili. Non è più il cantante di Child in Time e pretendere che lo fosse significherebbe ignorare oltre cinquant’anni di vita e musica.

La voce attuale dispone inevitabilmente di una minore estensione, ma ha guadagnato peso narrativo. Gillan lavora sul registro medio, sul ritmo delle parole, sulle inflessioni ruvide e su una teatralità ancora immediatamente riconoscibile.

Quando spinge il timbro non cerca di riprodurre artificialmente il passato: introduce una frattura emotiva nella canzone. La sua è una voce segnata dal tempo, ma ancora capace di trasformare ogni limite fisiologico in una componente espressiva.

Il mondo di SPLAT! è popolato da arroganti, emarginati, visionari, errori digitali, personaggi grotteschi e improvvise intuizioni metafisiche. Non siamo davanti a un concept album tradizionale: a unire le canzoni è uno sguardo ironico e disincantato sulle contraddizioni umane.

Il suono secondo Bob Ezrin

Bob Ezrin firma una produzione densa, definita e contemporanea. La batteria possiede peso, il basso resta leggibile anche nei passaggi più affollati e l’Hammond occupa uno spazio centrale senza coprire la chitarra.

Il suono è controllato e meno arioso rispetto alle registrazioni storiche, ma evita quella patina artificiale che spesso appesantisce i lavori delle grandi band veterane.

Ezrin svolge soprattutto una funzione di disciplina. Le canzoni entrano rapidamente nel vivo, gli assoli non si prolungano oltre la loro funzione e ogni variazione contribuisce alla direzione del brano.

SPLAT! non tenta di riprodurre la libertà del 1971, ma cerca una forma adatta al presente. Questo controllo garantisce compattezza, anche se limita talvolta la sensazione di rischio e di spontaneità che apparteneva alle registrazioni più celebri della band.

Una storia ancora in movimento

Il disco non è privo di difetti. Tredici tracce producono qualche inevitabile flessione, alcuni ritornelli restano meno memorabili di altri e qualche episodio appare più convincente per l’esecuzione che per la scrittura.

Il bilancio rimane però nettamente positivo. L’album possiede ritmo, varietà e identità; soprattutto, non comunica mai l’impressione di essere stato realizzato per semplice inerzia o per offrire un pretesto a un nuovo tour.

SPLAT! non è un nuovo Machine Head e sarebbe insensato valutarlo secondo quel parametro. È il disco dei Deep Purple del 2026: musicisti consapevoli della propria storia, ma non ancora disposti a trasformarsi in un monumento.

Il passato è presente nei gesti, nei suoni e nelle dinamiche, non come rifugio nostalgico.

A quasi sessant’anni dalla nascita del gruppo, la cosa più sorprendente non è che i Deep Purple siano ancora in attività, ma che riescano ancora a suonare curiosi, divertiti e autenticamente vivi.

Valutazione

8/10


Scheda tecnica

  • Artista: Deep Purple
  • Titolo: SPLAT!
  • Tipologia: album in studio
  • Etichetta: earMUSIC
  • Data di pubblicazione: 3 luglio 2026
  • Produzione: Bob Ezrin
  • Genere: hard rock, rock, blues rock
  • Numero di brani: 13
  • Durata: circa 50 minuti
  • Album precedente: =1 (2024)

Formazione

  • Ian Gillan – voce
  • Simon McBride – chitarra
  • Don Airey – tastiere
  • Roger Glover – basso
  • Ian Paice – batteria

Tracklist

  1. Arrogant Boy
  2. Diablo
  3. The Rider
  4. The Lunatic
  5. The Only Horse in Town
  6. Sacred Land
  7. The Beating of Wings
  8. Guilt Trippin’
  9. Scriblin’ Gib’rish
  10. Jessica’s Bra
  11. Third Call
  12. My New Movie
  13. Splat!

SPLAT!: le edizioni in vinile

L’album è disponibile in diverse configurazioni destinate sia all’ascoltatore sia al collezionista.

Doppio LP nero

Edizione su vinile da 180 grammi con copertina gatefold.

Doppio LP viola

Edizione limitata su vinile da 180 grammi, presentata in copertina gatefold.

Doppio LP giallo trasparente

Edizione limitata su vinile da 180 grammi, anch’essa in copertina gatefold.

Limited Box Set

Cofanetto da collezione comprendente doppio LP, CD, tre vinili da 10 pollici e un vinile da 7 pollici.

Le diverse edizioni sono disponibili su Reference Music Store, dove è possibile ascoltare anche tre estratti audio: Arrogant Boy, Diablo e Guilt Trippin’.

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