Ecco una scelta tra tendenze del jazz classico e contemporaneo. Gadabout Season di Brandee Younger su Impulse! e You’re Exaggerating! di Paul Cornish, per la Blue Note, ci portano a esplorare il nuovo jazz multistrato newyorkese. Seguono due uscite in CD della Dodicilune con altrettante figure di alto profilo strumentale: Roberto Ottaviano ed Emanuele Sartoris. Imperdibile l’inedito di Dexter Gordon della GleAM Records che riguarda un suo concerto genovese del 1981. Da segnalare la formazione genovese dei West Riviera, votata al funk-jazz, in un disco della Sleep Walk Sounds. Infine, Brad Mehldau che, con Ride Into The Sun, fa un passo in avanti nella ricerca e nella contaminazione tra jazz, classica e musica d’autore
Nel secondo dopoguerra, l’arpa ha vissuto un’evoluzione silenziosa ma significativa. All’interno dell’affermazione del jazz come linguaggio d’ascolto e non più da intrattenimento, l’arpa ha trovato spazio in territori sonori che privilegiavano la spiritualità, la ricerca timbrica e la commistione con la musica colta europea. Con Gadabout Season, Brandee Younger implementa una sistema operativo che si posiziona nel punto d’incontro tra memoria e invenzione, tra eredità spirituale e mood contemporaneo. Registrato con la storica arpa appartenuta ad Alice Coltrane – donata dai figli della musicista come segno di continuità – il disco si attesta come una struttura tematica di rara coerenza che non si lascia definire dai generi. La scelta di collaborare con Shabaka Hutchings, Joel Ross, Makaya McCraven, Courtney Bryan e Josh Johnson risponde ad una precisa volontà. Il lotto compositivo di Gadabout Season si dipana come un itinerario sonoro in cui l’arpa di Brandee Younger plasma ambienti, suggerendo traiettorie che si alimentano di stratificazioni culturali, armoniche e ritmiche. Al contempo, definiscono un nervo ritmico funkified prossimo al jazz elettrico degli anni Settanta, mentre l’arpa, amplificata e trattata con effetti digitali, assume una fisionomia quasi percussiva, in dialogo con le pratiche del glitch e del sampling. Reflection Eternal è una meditazione sonora, un episodio di solismo che non indulge nell’autocompiacimento. New Pinnacle si distingue per l’eleganza melodica. Surrender allude, con discrezione, al metodo di Benjamin Britten. BBL si apre con un pattern ritmico che ripropone gli impianti minimalisti di Steve Reich, ma che poi si evolve verso un afrobeat solare e multistrato. Unswept Corners, con l’intervento vocale di Niia, si sostanzia come una ballata sospesa tra sogno e realtà. Discernment chiude l’album con un’improvvisazione che si muove entro coordinate free, ma sempre controllate. Nel complesso, Gadabout Season sancisce una ventaglio multiplo di ampio respiro, in cui ogni ala contribuisce a promulgare un ordine interno coerente e poetico.
Brandee Younger – Gadabout Season
Brandee Younger (arpa)
LP Impulse! Records 7807511
Paul Cornish cresce in un contesto sonoro intriso di spiritualità, ritmo e oralità, dove la chiesa battista rappresenta anche un laboratorio musicale quotidiano. Fin dalla prima infanzia, il pianoforte diventa per lui uno strumento di espressione e di ascolto collettivo, immerso in un habitat in cui la musica si respira, si vive e si tramanda. Le funzioni liturgiche, i cori e le improvvisazioni spontanee costituiscono una grammatica sonora che formano l’orecchio e la postura, ma soprattutto alimentano una sensibilità ritmica e armonica già predisposta alla complessità. Il suo debutto discografico con You’re Exaggerating! sancisce una dichiarazione d’intenti, un affresco compositivo che riverbera una proiezione pianistica multistrato, interiormente variegata e tecnicamente raffinata. Le nove ambientazioni tematiche che compongono l’album delineano un percorso esecutivo dove il trio – completato da Joshua Crumbly al contrabbasso e Jonathan Pinson alla batteria – agisce come organismo unitario, abile nel generare un dimensione sonora coesa, mobile e ricettiva. Queinxiety affiora come una pagina inquieta e frammentata, in cui la pulsazione si frantuma in cellule ritmiche che si rincorrono senza mai risolversi. Star Is Born si apre con una partitura che allude a certi stilemi neoclassici. Slow Song, per solo pianoforte, rivela la matrice lirica di Cornish. 5 AM si staglia in un ambiente sonoro rarefatto, dove il contrasto tra tensione e rilascio viene estrinsecato mediante incastri accordali. Dinosaur Song si configura come un labirinto ritmico, in cui il pianoforte si fa dispositivo polifonico. Palindrome, con la presenza di Jeff Parker alla chitarra, introduce una velatura blues che si conficca in un groove ondivago, evocando certi tratti espressivi monkiani senza mai indulgere in citazione. Queen Geri, omaggio a Geri Allen, si sviluppa su un tempo dispari e su obbligati che rimandano a certi esperimenti ECM. Modus Operandi chiude il ciclo con una pagina che allude contemporaneamente a Bach e a Vijay, mentre nel pianismo di Cornish si avverte una tensione costante verso l’elaborazione di un linguaggio che sa essere voce, struttura e visione.

Paul Cornish – You’re Exaggerating!
Paul Cornish (pianoforte) – Joshua Crumbly (contrabbasso) – Jonathan Pinson (batteria)
LP Blue Note 602475855156
Il percorso di Dark Sides si colloca all’interno di una linea europea che negli ultimi decenni ha saputo coniugare elementi della tradizione con i linguaggi tecnologici: non una semplice contaminazione, ma un tessuto culturale finalizzato a connettere memorie popolari, ritualità mediterranee, radici balcaniche e suggestioni elettroniche, generando un intreccio sonoro che riflette la complessità del continente. Il nuovo progetto di Roberto Ottaviano si colloca nell’alveo di una ricerca, che rilancia l’attitudine genetica del sassofonista a coniugare tradizione e sperimentazione. In Dark Sides il soprano e il clarinetto contralto si annodano all’oud di Peppe Frana, alle trame elettroniche di Luca «DJ Rocca» Roccatagliati, al contrabbasso, alle elaborazioni digitali di Giorgio Vendola e alla percussività articolata di Ermanno Baron. In A Long Deception si avverte subito la tensione di un linguaggio, dove una voce rarefatta si unisce all’oud e all’elettronica per tracciare linee oblique e contrappunti liquidi. Preachers And Merchants amplifica il contrasto tra predicazione e mercatura, dove l’ancia di Ottaviano, con la complicità dell’oud e di una percussione inarrestabile, dispone un fraseggio che richiama una casba ipnotica. Gabriel’s Message, derivato dal canto natalizio basco Birjina gaztetto bat zegoen, apporta una dimensione spirituale. La title track Dark Sides si colloca invece nel cuore del progetto, con un tessuto sonoro che richiama le ombre della contemporaneità. In Musk Aroma Therapy For Trumpeters, con una ridda di percussioni, si gioca con ironia e provocazione, trasformando il profilo acustico in materia olfattiva e danza tribale al contempo. Syte porta con sé la memoria balcanica, con un ritmo cadenzato che si articola e si spezza. Waiting The Flood dispiega un’attesa inquieta, scandita da un tempo sospeso. Bridal Ballad di Jocelyn Pook, proveniente dall’adattamento de Il Mercante di Venezia, apporta una bellezza fragile, dal sapore vagamente scandinavo. Spinosa Lachrimae procede nel solco della filosofia, evocando la tensione tra ragione e sentimento. If You Want to Tell Me Something (Shout Up) emerge dal sottosuolo, emanando una quiete instabile che si traduce quasi in un manifesto di pacifica ribellione. Infine, Goin’ Home, tratto dalla Sinfonia Dal nuovo mondo di Dvořák, chiude il percorso con un ritorno che non è semplice nostalgia, bensì ricerca di un altrove interiore.

Roberto Ottaviano – Dark Sides
Roberto Ottaviano (sax soprano, clarinetto contralto, electronics) – Peppe Frana (oud) – Luca ‘DJ Rocca’ Roccatagliati (electronics, loops, sampling) – Giorgio Vendola (contrabbasso, electronics) – Ermanno Baron (batteria, percussioni)
CD Dodicilune 8059772565899
Lucino’s Carols (Not Only For Kids) segna un ulteriore passo nel percorso di Emanuele Sartoris, pianista torinese capace di muoversi con naturalezza tra repertori classici, linguaggi jazz e suggestioni contemporanee. Il progetto trae origine dal volume di Davide Ielmini Il Natale strabilievole di Lucino Dolcifeste, opera letteraria che, mediante calembours e rovelli linguistici, promulga un universo immaginifico popolato da figure e luoghi eccentrici. La trasposizione musicale, affidata alle composizioni originali di Paolo Coggiola, trova nel pianoforte di Sartoris un vettore interpretativo che restituisce la dimensione fantastica con rigore armonico e vivacità esecutiva. Il legame con il repertorio pianistico dotto, dal romanticismo alla dodecafonia, viene rielabora da Sartoris in chiave jazzistica, facendo leva sulle lezioni ideali di Evans, Jarrett e Tyner. Il lotto di otto composizioni sancisce un dialogo continuo tra l’autore e l’interprete. L’opener, Nel regno di Babbo Natale, sottolinea l’abilità di Coggiola nel modulare un brano swing, mentre Sartoris accentua tali passaggi, evocando la danza nevosa debussyana. In Lenzuolo a pois, la vena ironica dello shuffle anni Cinquanta viene trasformata da Sartoris sulla scorta di spiazzamenti armonici e libertà espressiva. Con Da settembre a dicembre, un gospel vivace nelle mani di Sartoris, muta in un episodio quasi funky, con richiami al quartetto europeo di Jarrett. In Restando a naso in su, una lullaby scorrevole viene traslata in una valse-jazz, con cadenze forzate e ritmiche sottilmente alterate. La neve danza, la neve canta viene amplificata con velature acustiche debussiane, che accentuano la dimensione sognante. Se le stelle son biscotti è l’omaggio a Elfman e Burton. Con I boschi d’inverno, la ninna-nanna di Coggiola si traduce in una ballad jazz, con interventi armonici misurati. Lucino’s Carols (Not Only For Kids) si colloca nell’alveo di una ricerca che unisce letteratura, arti visive e musica, delineando un percorso critico e generativo di notevole coerenza.

Emanuele Sartoris – Lucino’s Carols (Not Only For Kids)
Emanuele Sartoris (pianoforte)
CD Dodicilune 8059772565936
More Than You Know rappresenta un documento prezioso nella storia del jazz europeo e internazionale. Registrato a Genova nel 1981, durante il Festival Estate Jazz presso Villa Imperiale, questo doppio CD restituisce la voce strumentale di Dexter Gordon in una fase di piena maturità, affiancato da Kirk Lightsey al pianoforte, David Eubanks al contrabbasso ed Edward Gladden alla batteria. La formazione, solida e affiatata, traduce in suono la logica dell’interplay: ogni intervento s’innesta nel tessuto collettivo, mantenendo la libertà individuale che costituisce l’essenza del linguaggio jazzistico. Il restauro dei nastri riporta in vita un’esecuzione canalizzata verso un pubblico ricettivo e preparato, ma non costituisce solo un documento che rischiava di andare disperso, piuttosto diventa testimonianza di un momento storico, in cui il jazz aveva raggiunto piena statura internazionale. More Than You Know si colloca dunque nel solco delle grandi riprese live, non come semplice reliquia, ma come pagina musicale che restituisce la vitalità di un maestro e la forza di un quartetto coeso. La pubblicazione in edizione limitata, con formato gatefold, accentua il valore testimoniale di un documento che illumina la continuità del jazz come arte viva, radicata nella memoria e proiettata verso nuove possibilità. Nel primo CD, It’s You or No One (Cahn/Styne) si dilata per oltre tredici minuti, offrendo a Gordon l’occasione di modellare il fraseggio con ampie arcate e un colore sonoro eloquente. Hi Fly (Weston) si estende per quasi diciotto minuti, rivelandosi quale terreno di scandaglio collettivo. Gordon distilla linee ampie, mentre Lightsey, dotato di inventiva e di solida formazione, arricchisce l’episodio con interventi incisivi. Il secondo CD si apre con Back Stairs, composizione scritta dal sassofonista, che si prolunga per oltre ventotto minuti, attestandosi come fucina di interplay. LTD & Intro, a firma Gordon, è un breve episodio di poco più di sei minuti, il quale funge da ponte verso la title-track. More Than You Know (Youmans/Rose/Eliscu) si dipana per oltre venti minuti, diventando il nucleo gravitazionale dell’intera registrazione. Gordon modella l’intarsio tematico con un’aura fonica calda e musicalmente eloquente. Ogni passaggio sonoro del concerto genovese si regge su una ratio armonica distinta: dalle progressioni standard alle sospensioni preparatorie, sino alla raffinatezza estetica.

Dexter Gordon – More Than You Know
Dexter Gordon (sax) – Kirk Lightsey (pianoforte) – David Eubanks (contrabbasso) – Edward Gladden (batteria)
2CD GleAM Records AM7040
L’avvento di una formazione soul-funk italiana genera immediatamente l’aspettativa di un’offerta musicale contraddistinta da groove tecnicamente raffinati, capaci di animare con vigore una platea o una pista da ballo. I West Riviera, attraverso l’album di debutto omonimo, rispondono pienamente a tale attesa con una traiettoria flessibile che si avvita al tessuto soul-funk con venature jazz fusion. L’assenza di testi orienta l’ascolto verso una dimensione strumentale pura, dove il ritmo diventa struttura e la melodia si articola come forma espressiva. Un portato strumentale, perennemente cinetico, contribuisce a elevare l’intensità. Non mancano, per contro, momenti più intimi, bruniti e rilassanti come l’ammaliante e cinematografica C’mon Valentina, srotolata come un itinerario esplorativo o la suadente Nice Camicia, quasi un’escursione notturna in una sonnolenta metropoli americana. Curtis Coorey sancisce una sintesi efficace della poetica del gruppo, con l’organo Hammond B3, suonato da Adam Scone, mentre in Everything Is Everything la chitarra di Jimmy James modella la linea ritmica con precisione e fluidità. L’iniziale Gianni!, più che un nome diventa un’onomatopea non dissimile a un reiterato Get Up! di James Brown. Un Po’ di Troubles fa pensare agli «strumentaloni» dei primi Kool & The Gang. Tra i momenti più assertivi dell’album, Bluso e Deluso e Italian Traffic sono metafore del caos metropolitano in qualunque latitudine del mondo. Can You Feel It possiede un’eleganza non distante da una fusion-jazz di alta scuola; lo stesso dicasi per Bouncy Sanda giocata su un equilibrato mélange di stilemi afroamericani, secondo il classico sistema dei vasi comunicanti, tipico della Black American Music, adattata alle reti a strascico della band ligure. La pubblicazione su vinile, curata dall’etichetta Sleep Walk Sounds di Los Angeles, si colloca nel solco di una ricerca che privilegia la forma analogica, il gioco strumentale e la costruzione collettiva, di cui il vinile esalta la fisiologia acustica e le sfumature.

West Riviera – West Riviera
LP Sleep Walk Sounds SVS003
La discografia di Brad Mehldau per la Nonesuch si è arricchita nel tempo di opere che testimoniano una costante tensione verso l’ibridazione dei linguaggi. La pubblicazione di Ride Into The Sun si posiziona all’interno di un itinerario artistico che Brad Mehldau ha saputo tracciare con coerenza nel corso degli anni, nonché come omaggio meditato e affettuoso all’universo poetico di Elliott Smith, cantautore dalla sensibilità obliqua e dalla scrittura armonicamente sofisticata, la cui eredità musicale continua a riverberarsi nel panorama contemporaneo. Il disco ruota attorno all’asse centrale del pianoforte di Mehldau, ma si arricchisce di una tessitura strumentale variegata: Daniel Rossen, voce e chitarra; Chris Thile, al mandolino; Felix Moseholm e John Davis al contrabbasso; Matt Chamberlain alla batteria. La scelta si concentra su dieci composizioni di Smith, affiancate da quattro pezzi originali di Mehldau, concepiti come riflessi e prolungamenti dell’estetica smithiana. A questi si aggiungono due riletture emblematiche: Thirteen dei Big Star, già interpretata da Smith e Sunday di Nick Drake, artista che Mehldau considera una sorta di «padrino visionario» del cantautore americano. La riflessione armonica che Mehldau propone su Tomorrow Tomorrow rivela una consapevolezza analitica abissale, attraverso la combinazione di modi maggiore e minore. In Better Be Quiet Now, opener del disco, la malinconia si stempera in una dolcezza quasi elegiaca, assumendo una valenza simbolica, al punto che Ride Into The Sun diventa un’immagine di transito e di comunione spirituale, dove Mehldau, nel descrivere questa sensazione, evoca una dimensione mistica. L’album non è solo un tributo, ma un atto di devozione, in cui il pianista si fa tramite tra mondi apparentemente distanti, riconoscendone le risonanze profonde.

Brad Mehldau – Ride Into The Sun
Brad Mehldau (pianoforte) – Daniel Rossen (voce e chitarra) – Chris Thile (mandolino) – Felix Moseholm & John Davis (contrabbasso) – Matt Chamberlain (batteria)
LP Nonesuch Records 0075597896206
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